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Copyright, Parlamento e Consiglio Ue trovano l'accordo per il web. Premiata la discrezionalità

Copyright, Parlamento e Consiglio Ue trovano l'accordo per il web. Premiata la discrezionalità

Riconosciuto il principio di dover pagare per i contenuti pubblicati, ma tutto è rimesso ad accordi che dovranno trovare le parti. Restano gli snippet, salvi meme ed enciclopedie on-line

Bruxelles – I giganti del web saranno responsabili per i contenuti che pubblicheranno gli utenti, e questo implica che non potranno limitarsi più a rimuoverli ma dovranno anche rispondere di violazioni del diritto d’autore. E’ questo il principale contenuto delle proposte di modifica della direttiva sul copyright approvata in sede negoziale dai rappresentanti delle istituzioni comunitarie.

Si inducono di fatto gli operatori del web a stipulare licenze con i produttori dei contenuti che poi finiscono sul web, che non ricadranno sotto precisi parametri europei ma lasciati alla libera negoziazione tra le parti.

Il testo finale è un testo che lascia forte discrezionalità, ai singoli e agli Stati. Trattandosi di una direttiva, i governi dovranno garantire l’obiettivo generale del testo normativo ma saranno liberi di decidere come attuare le norme. Inoltre se tutto è lasciato al singolo, molto dipenderà dal tipo di accordo che si raggiungerà.

“Avremmo voluto un compromesso migliore, ma sapevamo che poi non sarebbe passato in Consiglio”, sostiene il responsabile del dossier per il Parlamento europeo, Axel Voss (PPE). Nel complesso “siamo contenti del risultato” ottenuto in sede negoziale.

Le misure

Parlamento e Consiglio hanno lasciato la possibilità per aggregatori di notizie quali Google News di poter continuare ad avere collegamenti ipertestuali ad articoli di notizie, purché accompagnati da “singole parole o estratti molto brevi”. Altrimenti non si potrà condividerle.

Editori e aggregatori dovranno pattuire pagamenti per gli articoli nelle forme che più ritengono mutualmente vantaggiose, con l’Ue che indica che parte di questi introiti dovranno essere dati ai giornalisti.

Questo stesso principio scatta per musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, che dovranno essere pagati per la pubblicazione delle loro opere su canali di pubblica visione e condivisione quali YouTube o Facebook.

Lo stesso principio si applicherà per giornalisti ed editori. Il testo approvato a tarda sera stabilisce che anche con gli editori si dovrà negoziare accordi migliori per la retribuzione per l’uso delle loro opere sulle piattaforme online. I legislatori europei sono convinti che queste modifiche diano agli editori maggiori poteri negoziali, e stabiliscono che gli editori debbano dare parte del ricavato ai giornalisti autori degli articoli.

Eccezioni sono previste per le start-up, le imprese che fatturano meno di 10 milioni di euro l’anno, e le imprese con un traffico inferiore di cinque milioni di utenti al mese.

Esenzioni alla regole sono previste per enciclopedie on-line, biblioteche telematiche e archivi scientifici, così come per le fotografie utilizzate per fare i meme, le immagini di natura ironica.