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La Slovacchia vuole un'UE più unita. Juncker:
Il primo ministro slovacco, Peter Pellegrini (sinistra), con il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani

La Slovacchia vuole un'UE più unita. Juncker: "Iniziate dal gruppo di Visegrad"

In Parlamento europeo il tradizionale dibattito sul futuro dell'Europa. Il primo ministro di Bratislava rivendica il percorso europeista del Paese. Il presidente della Commissione Ue critica il gruppo degli stati centro-orientali. "Abbiamo bisogno di due polmoni per respirare"

Bruxelles – Immagina un’Europa “unita”, perché, dice, “l’Europa unita è per noi il solo ambiente naturale” possibile. Invoca un’UE “globale”, in grado di rispondere alle sfide del momento, poste soprattutto dall’avanzata di Cina e Russia. E cita Jean Monnet, per chiedere la riforma dell’Unione europea che si rendere necessaria “in tempi difficili”. Il primo ministro della Slovacchia, Peter Pellegrini, si vende come grande europeista, parla all’Aula del Parlamento europeo (non propriamente gremita) con il piglio di chi intende farsi promotore della rinascita europea. “Intendiamo rimanere nel gruppo degli Stati membri più impegnati”, dice. Ma l’Aula non è convinta.

Inizia il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, a mettere in dubbio le intenzioni espresse dal leader slovacco. “La Slovacchia in questo momento ha la presidenza di turno del gruppo di Visegrad”, il gruppo che riunisce anche Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, quattro Stati membri che frenano su tutta una serie di dossier, tra i quali le politiche di immigrazione. “Colgo l’occasione per ricordare che l’Europa ha bisogno di due polmoni per poter respirare”. Il timore è che il gruppo dei quattro Paesi dell’Europa centro-orientale si sia messo in proprio, visto che invita “a non avere contraddizioni” tra le parti. “Invito a usare la vostra presidenza per porre rimedio alla situazione”.

Un concetto ribadito da un altro esponente del PPE, lo sloveno Alojz Peterle. “Il presidente Juncker vi ha chiesto di sviluppare il dibattito nel gruppo Visegrad…”, si limita a dire. Vanno già molto più duri i parlamentari Sophie in t’Veld (ALDE) e Juan Fernando Lopez Aguilar (S&D). Ricordano la necessità di lottare contro la corruzione, ricordano che un giornalista è stato ucciso in Slovacchia, qualcosa di inaccettabile per l’UE e i valori su cui l’UE si basa. La liberale olandese invita Pellegrini a sfilarsi dalle posizioni del suo predecessore Robert Fico, colui che ha portato l’UE davanti alla corte di giustizia per le politiche di ridistribuzione obbligatoria dei migranti. Mentre il socialdemocratico spagnolo Lopez Aguilar chiede lumi sul senso del gruppo Visegrad.

Pellegrini lascia l’Aula con la rassicurazione che Bratislava rappresenterà “una voce costruttiva”, un ponte tra l’Europa centro-orientale e il resto dell’Europa comunitaria. Si prende gli applausi, non convinti. L’impressione è che dalla Slovacchia, comunque solo Paese dell’area centro-orientale con la moneta unica, sia motivo più di dubbi che altro. Impressione confermata nel punto stampa di fine dibattito. Su immigrazione e sicurezza, dice lo slovacco, “sono d’accordo con il collega Viktor Orban: dobbiamo preoccuparci delle frontiere esterne”.