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    Home » Cultura » Ventotene Europa Festival, gli studenti a Mattarella: vogliamo studiare l’UE

    Ventotene Europa Festival, gli studenti a Mattarella: vogliamo studiare l’UE

    I ragazzi che pensano alla Costituzione europea partendo da quattro principi cardine: diritti e doveri nella diversità, maggiore informazione sui benefici della partecipazione all’Unione Europea, lotta comune alla discriminazione, libertà di movimento e di opportunità

    Perla Ressese di Perla Ressese
    4 Maggio 2019
    in Cultura
    I ragazzi del Festival

    I ragazzi del Festival

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    Ventotene – Un appello alle istituzioni, nello specifico governo, parlamento e Capo dello Stato, affinché ascoltino la voce che arriva dai giovani del Ventotene Europa Festival: costruire un’Unione di diversità che rispetti le varie identità nazionali ma allo stesso tempo rafforzi gli strumenti di condivisione e opportunità. È il risultato del lavoro dei cinquanta studenti europei provenienti da tanti Paesi UE che si sono ritrovati sull’isola del Manifesto per la terza edizione del Ventotene Europa Festival, organizzato dalla Nuova Europa. Il lavoro dei ragazzi, tutti tra i 16 e i 18, alcuni dei quali hanno raggiunto Chambord per partecipare al vertice tra Mattarella e Macron, è un’operazione concreta in tre lingue (italiano, francese e inglese) che punta a costruire le fondamenta della Costituzione Europea, partendo da quattro principi cardine: diritti e doveri nella diversità, maggiore informazione sui benefici della partecipazione all’Unione Europea, lotta comune alla discriminazione, libertà di movimento e di opportunità. Il lavoro, che sarà consegnato al nostro Capo dello Stato, Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai vertici di Parlamento e Commissione Europea, è già invece nelle mani del Consiglio regionale del Lazio e del sindaco di Ventotene, Gerardo Santomauro. Obiettivo: evitare la disgregazione dell’Unione alle prossime elezioni europee di fine maggio, lanciando anche una campagna per lo studio dei trattati nell’ambito del reintegro dell’educazione civica nelle scuole.

    D’altronde che ci sia necessità di una sensibilizzazione sui temi che riguardano i giovani lo dimostrano gli ultimi sondaggi, illustrati durante la quattro giorni di convegni e seminari cui hanno partecipato scrittori, economisti, giuristi e addetti ai lavori nel settore dell’accoglienza: un nuovo spettro si aggira per l’Europa ed è appunto l’astensionismo. Alle scorse consultazioni europee, nel 2014, si è registrata la più bassa affluenza di sempre e a dispetto del grande interesse che sta suscitando dal punto di vista mediatico l’appuntamento per rinnovare il Parlamento di Strasburgo, qualche segnale di costante disaffezione c’è.

    A guardare i dati dell’affluenza dal 1979, data in cui si elesse la prima assemblea comunitaria, con la Gran Bretagna appena entrata nell’Ue, il rischio che anche questa tornata elettorale segua il trend è piuttosto alto. Il declino, fin dalla prima elezione, è stato implacabile: dal 62% del 1979, al 42,61% del 2014, non c’è stato un anno in cui gli elettori siano aumentati e il fenomeno di bradisismo europeista ha riguardato in particolare i Paesi fondatori: in quarant’anni in Germania si è passati dal 66% al 48%, in Francia dal 61% al 42%, in Italia dall’85% al 57%.

    Nel Regno Unito, da sempre euroscettico, l’affluenza non ha mai superato il 40% (36% nel 2014) ed è difficile che con la Brexit sempre dietro l’angolo possa cambiare qualcosa in questo convulso e per certi versi inspiegabile 2019. Solo nei Paesi dove il voto è obbligatorio, come Belgio e Lussemburgo, gli elettori effettivi hanno sfiorato il 90% cinque anni fa, anno in cui slovacchi, cechi, polacchi, sloveni, ungheresi, croati, lettoni, rumeni e portoghesi non sono riusciti però a portare alle urne più del 30% dei cittadini.

    Lo scarso interesse per il voto, destinato ad influenzarne l’esito, è spiegato da un recente Eurobarometro secondo cui la maggior parte degli europei considera molto basso il suo impatto sulla legislazione europea, nonostante questa abbia invece – spesso a loro insaputa – una ricaduta molto ampia sulle loro vite. La maggior parte delle persone che ha risposto al sondaggio è convinta che anche stavolta i cittadini non andranno a votare perché “ritengono che il loro voto non cambierà niente” in Europa, e perché “non si fidano del sistema politico” o “non sono interessati alla politica europea”. Viste le divisioni tra europeisti e sovranisti risulta difficile non comprendere questo stato d’animo. Solo un terzo degli europei ha un’opinione positiva sul Parlamento europeo, mentre un esprime un parere negativo e la maggioranza relativa (43%) è neutrale, ovvero se ne disinteressa.

    Forse anche per questo assume una qualche rilevanza la voce che arriva dal Ventotene Europa Festival, incontro conclusivo di un percorso innovativo di cittadinanza europea iniziato nel 2017 con la fondazione di una Scuola d’Europa sull’isola, ospite dell’istituto Altiero Spinelli e patrocinata dall’associazione La Nuova Europa.

    L’obiettivo è quello che in tanti auspicano e ora richiamato a gran voce dagli studenti provenienti da tutta Europa (quest’anno c’erano italiani, francesi, inglesi, portoghesi, spagnoli, ungheresi, e anche tunisini e americani) e radunatisi sull’isola pontina: porre le basi per una Costituzione Europea, in grado di colmare il grande gap sociale tra 500 milioni di cittadini e istituzioni comunitarie. Un sogno? Forse. Ma non lo era pure quello di Spinelli, Colorni e Rossi nel 1941, in piena seconda guerra mondiale con Hitler vittorioso? Contro ogni ragionevolezza, il Manifesto di Ventotene disegnò invece un quadro politico preciso, la federazione degli Stati per guadagnare la pace. Come immaginava Kant. Come predisse Churchill. Come chiedono oggi i giovani del Ventotene Europa Festival.

    Tags: La nuova europaSergio MattarellaueVentotene Europa Festival

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