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    Home » Cronaca » Gap giustiza Ue, poca protezione istituzionale alle vittime di crimini d’odio

    Gap giustiza Ue, poca protezione istituzionale alle vittime di crimini d’odio

    Il razzismo prevale nei sistemi di giustizia penale in tutta l'Europa e incide sul modo in cui i crimini razzisti non sono denunciati, indagati e perseguiti, secondo un nuovo rapporto pubblicato oggi dalla Rete europea contro il razzismo (ENAR)

    Angelo Visci di Angelo Visci
    23 Settembre 2019
    in Cronaca

    Bruxelles – I crimini d’odio con elementi di discriminazione razziale sono in aumento in molti Stati membri dell’UE. A sostenerlo è il rapporto ENAR (European Network Against Racism) che copre 24 Stati Membri dell’Unione Europea, tra cui anche l’Italia, e fornisce dati sui crimini razzisti relativi al periodo tra il 2014 e il 2018, documentando le spesso carenti pratiche istituzionali inerenti alla denuncia, all’indagine e al processo penale di tali crimini.

    La maggior parte dei Paesi Ue ha normative, politiche e linee guida per rispondere ai crimini d’odio e poterli perseguire giudizialmente ma, a causa di un contesto di razzismo istituzionale profondamente radicato nelle autorità, non sempre sono applicate correttamente. In effetti il rapporto rivela come siano presenti forme sottili di crimini violenti con motivazioni razziste all’interno del sistema di giustizia, dal momento della denuncia, fino alle indagini e al processo penale, consolidate anche dalla mancanza di risposte ufficiali.

    Ad evidenziare il “il gap di giustizia” è stata la presidente della Rete Europea Contro il Razzismo, Karen Taylor, affermando come “vent’anni dopo le rivelazioni del rapporto Macpherson sul razzismo istutizionale praticato della polizia britannica, il rapporto ENAR rivela che oggi  i sistemi di giustizia penale in tutta Europa non riescono ancora a proteggere le vittime dal pregiudizio e dall’odio razziale”.

    E’ presente una cattiva gestione di questi crimini da parte delle autorità, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle denunce, durante le quali la polizia non sempre prende sul serio le segnalazioni delle vittime che denunciano atti razzisti. In generale per le forze dell’ordine risulta più semplice indagare su crimini quali la violazione dell’ordine pubblico o i crimini contro la proprietà, piuttosto che trovare prove a conferma delle motivazioni razziste.

    Diversi sono i fattori che ostacolano il perseguimento e la condanna di un crimine d’odio, inclusa la mancanza di definizioni chiare di tali crimini, la mancanza di formazione delle autorità preposte e il sotto-utilizzo della normativa che punisce l’elemento aggravante associato alla discriminazione razzista. Inoltre manca un’adeguata registrazione dell’elemento di discriminazione razziale negli atti e nelle denunce da parte della polizia, dove questo elemento tende spesso tende a ad essere omesso o a “scomparire”. Tale pratica sembra essere particolarmente radicata con riferimento ad alcuni gruppi, come i rom ed immigrati con pelle nera, in quanto gli stereotipi razzisti sono pervasivi a tutti i livelli organizzativi delle forze dell’ordine.

    “La sicurezza delle persone è in pericolo e il pieno accesso alla giustizia deve essere assicurato per tutti i membri della società”, ha proseguito la presidente ENAR, sottolineando come a fronte di uno scenario del genere sia “necessario un cambiamento radicale all’interno del sistema giudiziario penale” e che “i governi e le istituzioni potranno rispondere adeguatamente ai crimini d’odio solamente se si impegnano a rivedere pratiche, politiche e procedure”.

    Tags: autoritàcriminidiscriminazione di genereEnargap giustiziaKaren Taylorodio razzialepregiudiziorazzismoviolenza

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