Bruxelles – In Europa gli abusi su fermati e detenuti aumentano, con insulti e percosse anche prima del loro ingresso in penitenziario. Il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa lancia l’allarme: dentro e fuori le carceri la situazione sta precipitando, con l’Italia chiamata in causa. La relazione annuale 2025 è stata stilata al termine di visite che hanno visto la delegazione dell’organizzazione internazionale anche nelle carceri di Avellino, Foggia, Firenze Sollicciano, Genova Marassi, Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Pur non essendoci una specifica scheda Paese e pur mancando richiami diretti e specifici, viene tracciata una situazione generale che finisce inevitabilmente per ricomprendere anche l’Italia.
“Il Comitato per la prevenzione della tortura continua a segnalare denunce di maltrattamenti fisici da parte del personale delle forze dell’ordine, soprattutto al momento dell’arresto e durante gli interrogatori informali“, recita il documento di oltre 90 pagine. E’ qui che si segnala come gli abusi avvengano anche nella fase pre-carceraria. “Anche le denunce di uso eccessivo della forza e di abusi verbali o insulti vengono frequentemente presentate alle delegazioni”. Da questo punto di vista vengono registrati “segnali preoccupanti in tutta Europa, dove i maltrattamenti hanno iniziato a riemergere” contrariamente a quanto registrato negli anni precedenti.
Nella relazione, il comitato esprime anche “preoccupazione per i regimi di detenzione preventiva e di massima sicurezza“. In diversi Paesi, i detenuti in attesa di giudizio sono spesso confinati nelle loro celle per oltre 22 ore al giorno, in una situazione che può protrarsi per mesi, risultando “particolarmente dannosa”. Il Comitato, pur riconoscendo “le sfide poste dalla criminalità organizzata”, sottolinea comunque “la necessità di garantire adeguate garanzie e controlli” per evitare che i regimi di massima sicurezza si traducano in isolamento di fatto e restrizioni eccessive.
Carceri, ancora troppo sovraffollamento nell’Ue. Peggiora la situazione in Italia
Agenti irriconoscibili e il nodo impunità
La recrudescenza di episodi di violenza fisica e verbale a danno di persone sottoposte a custodia si deve a un generale indebolimento delle tutele per chi finisce in manette e dietro le sbarre. Il Comitato del Consiglio d’Europa denuncia che “l’efficacia di diversi meccanismi di controllo è diminuita e si diffonde un senso di impunità per le azioni abusive“. Da qui nuove richieste per “un sistema di identificazione visibile degli agenti e per l’istituzione di solidi meccanismi di denuncia”. Un suggerimento è il ricorso a sistemi di videosorveglianza interna, assieme a telecamere da indossare, quali strumenti preventivi di sicurezza.
Il sovraffollamento delle carceri, elemento che non aiuta
Il fenomeno della violenza fisica e verbale è il risultato di due diverse problematiche: la perdita del controllo istituzionale, “unita a infrastrutture inadeguate”. Vuol dire, in sostanza, che “nelle carceri il sovraffollamento sta compromettendo il funzionamento di queste complesse strutture ed è necessario trovare soluzioni, altrimenti aumenterà il rischio di un collasso dell’intero sistema di giustizia penale“. Per il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa “anche la carenza di personale e la mancanza di formazione adeguata rappresentano gravi punti deboli, che esercitano ulteriore pressione su contesti già instabili”.
Il sovraffollamento, viene denunciato, non solo compromette il funzionamento degli istituti penitenziari ed espone potenzialmente gli individui a trattamenti inumani e degradanti, ma favorisce anche le attività criminali all’interno del carcere, corrode i rapporti tra personale e detenuti e “aumenta il rischio di violenza, tensione e deterioramento della salute mentale sia dei detenuti che del personale”. In questo contesto, fa notare ancora l’organismo internazionale, “la rinnovata propensione dei governi, negli ultimi anni, a esternalizzare le carceri in altri Paesi sarà seguita con attenzione”.
Alla luce di questa situazione, “i governi dovrebbero dimostrare la volontà politica e adottare misure risolute per sradicare il sovraffollamento carcerario e garantire il rispetto della dignità umana delle persone detenute, compresi un regime, un’assistenza e condizioni di vita adeguati”, sottolinea Alan Mitchell, presidente del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa.
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