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    Home » Economia » Per la Banca Popolare di Bari l’UE resta alla finestra

    Per la Banca Popolare di Bari l’UE resta alla finestra

    L'intervento del governo italiano potrebbe non rientrare nel divieto di aiuti di Stato. Il precedente di Teramo Cassa suggerisce prudenza alla Commissione

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    16 Dicembre 2019
    in Economia

    Roma – Un’altra banca sull’orlo del crac, un altro salvataggio tra le polemiche. Per la Banca popolare di Bari però non si tratta di un fallimento, come fanno notare fonti dell’Unione europea interrogate sull’intervento del governo (che ieri ha varato un potenziamento fino a 900 milioni di euro a favore di Mediocredito centrale che li userà per aiutare la banca) e dunque, almeno in questa fase, la normativa sul ‘Bail in’ non è quella da applicare. Regole che prevedono, in caso di liquidazione degli istituti, prelievi forzati per azionisti e obbligazionisti (quindi investitori) e in seconda battuta sui correntisti superiori a 100 mila euro. Non è questo il caso ed è la prima ragion per cui la portavoce della commissaria alla Concorrenza Vestager, stamani è rimasta neutra: “la Commissione ha preso nota delle decisioni del governo italiano su Banca popolare di Bari, è in contatto con le autorità italiane ed è pronta a discutere delle condizioni degli strumenti sulla base del quadro delle regole UE”.

    Per ora il rischio di “aiuti di Stato”, almeno in forma diretta non è l’ipotesi messa in campo dal governo e fonti della stessa Commissione sembrano escluderla. L’intervento per il rilancio della BpB è in forma mista, pubblica con Mediocredito (controllato dal Tesoro attraverso Invitalia) e privata con il Fondo interbancario, istituito proprio per scongiurare l’innesco del ‘Bail in’, e mettere al sicuro i risparmiatori.

    L’atteggiamento prudente degli uffici dell’UE si spiega anche per il caso pregresso del salvataggio della Banca Teramo Cassa (che sarebbe all’origine dell’attuale crisi della Popolare di Bari), bocciato dalla Commissione che si vide poi censurare la decisione dalla Corte di Giustizia europea. Si trattò di “una valutazione errata” e la stessa Banca d’Italia ne autorizzo l’intervento nonostante i continui richiami fatti dalla vigilanza di Via Nazionale. Il marchio di “aiuto di Stato” rimase e si portò dietro altre vicende come le quattro banche (Etruria, CariFerrara, Banca Marche e CariChieti) che non poterono evitare il ‘Bail in’ e la procedura di risoluzione.

    Con la vicenda della Popolare di Bari si torna all’incrocio pericoloso delle piccole banche a carattere territoriale che entrano in sofferenza per una gestione spesso non limpida, costringendo l’autorità pubblica a intervenire in emergenza per evitare ricadute sulle piccole imprese e il tessuto produttivo di riferimento. Ciò che resta ancora una volta senza risposta è la domanda su come si arrivi sempre sull’orlo del precipizio senza rallentare prima, ovvero del perché le regole della vigilanza bancaria siano sistematicamente ignorate dai manager del momento, che quasi mai rispondono del loro operato. “La supervisione in questo caso è della Banca d’Italia e non della BCE” spiegano fonti UE, una conferma che Bruxelles sposa la linea di chiamarsi fuori da questa nuova grana.

    Tags: banca popolare di baribanca tercasbanche in crisiFondo unico interbancarionorme europee aiuti di statosalva banche

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