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L’UE vara le misure economiche di risposta alla crisi: libertà di interventi agli Stati
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, con i vicepresidenti esecutivi Margrethe Vestager (Concorrenza) e Valdis Dombrovskis (Economia la servizio delle persone) mentre presentano le misure economiche di risposta al Coronavirus [Bruxelles, 13 marzo 2020]

L’UE vara le misure economiche di risposta alla crisi: libertà di interventi agli Stati

Bruxelles – Il momento è eccezionale, e servono misure eccezionali. Di fronte al Coronavirus, quindi, pronta l’attivazione di tutte le clausole che consentono l’intervento statale a sostegno di imprese e famiglie, col sostegno della Commissione europea. “Non stiamo sospendendo il patto di stabilità e crescita, ne stiamo usando solo la massima flessibilità prevista”, precisa il vicepresidente per un’Economia al servizio delle persone, Valdis Dombrovskis, nel presentare il pacchetto di misure varato dal collegio dei commissari. “Non parlerei di misure di stimolo, quanto di risposta alla crisi”.

L’UE interviene: le misure per l’economia
Intanto però l’UE interviene. Dal bilancio comune “nelle prossime settimane” verrà messo un miliardo di euro a garanzia del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) per sostenere circa 8 miliardi di euro e aiutare almeno 100mila piccole e medie imprese. Ancora, la Commissione propone che 28 miliardi di euro di fondi strutturali non ancora assegnati dalle dotazioni nazionali esistenti siano “pienamente ammissibili per combattere la crisi” da Covid-19, così da fornire agli Stati membri le fonti di finanziamento necessarie. Si aggiungono poi otto miliardi che proverranno dai fondi di coesione. La Commissione è pronta a rinunciare al suo obbligo di chiedere agli Stati membri di rimborsare i prefinanziamenti non spesi per i fondi strutturali nel 2019. Ci sono poi 179 milioni di euro del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEAG) a cui attingere per sostenere i lavoratori licenziati e i lavoratori autonomi.

La Commissione è pronta ad attivare la clausola di fuga (‘Escape clause’, in inglese) prevista dalle regole di bilancio”, annuncia Dombrovskis. Vuol dire che non si calcolano ai fini del conteggio di deficit e debito le spese straordinarie a sostegno dell’emergenza. Grazie a questa clausola sarà possibile “la spesa per il sistema sanitario e interventi a sostegno di imprese e lavoratori”. Dalla Commissione arriva inoltre la proposta di prevedere “il ritardo dei pagamenti dei prestiti esistenti per le imprese”.

A Bruxelles hanno capito che “occorre finanziare la risposta alla crisi”, poiché “occorre preservare la nostra produttività”. L’UE questi soldi non li ha, ecco perché il contributo deve venire dagli erari nazionali. L’allentamento dei vincoli e delle regole serve a questo.

Aiuti diretti ai consumatori. Vestager: prepararsi al peggio
Alle misure fin qui elencati, viene suggerito che i Paesi membri possano concedere un sostegno finanziario direttamente ai consumatori. Un esempio? “Gli Stati potranno prendere misure per far rimborsare i biglietti di eventi cancellati per l’emergenza”, spiega la vicepresidente esecutiva per la Concorrenza, Margrethe Vestager.

C’è la consapevolezza che le cose si sono già messe peggio del previsto, e che si metteranno ancor peggio. Per questo servono interventi d’emergenza, a cominciare dall’Italia. Le nostre regole consentono un’ampia gamma di aiuti di Stato negli Stati membri alle prese con situazioni d’emergenza, e questo è il caso dell’Italia”, dice Vestager. Mentre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, avverte: “Siamo solo all’inizio. Anche gli Stati membri dove il numero delle persone infettate è basso, devono capire che non possono fermare il virus”.

Controlli uguali per tutti alle frontiere
Proprio perché il numero dei casi positivi è previsto in aumento, servirà agire in modo ordinato e coordinato. “Il mercato unico deve funzionare”, sottolinea von der Leyen.Non va bene che gli Stati membri intraprendano azioni unilaterali, perché ciò produce un effetto domino“. Per questo motivo “proponiamo linee guida dell’UE per i controlli alle frontiere dell’UE”.

Il plauso del Parlamento
Il pacchetto di misure messo a punto dalla Commissione europea per combattere il COVID-19 va nella giusta direzione”, la reazione del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. “La prima sfida è salvare le vite umane. L’altro impegno è salvare il lavoro, le imprese e l’economia. Per fare questo basta rigore. Adesso Consiglio e Parlamento dovranno approvare queste prime proposte, e posso assicurarvi che il Parlamento lo farà il prima possibile”.

Soddisfatta anche Patrizia Toia (PD/S&D), vicepresidente della commissione Industria. “Finalmente l’Unione europea fa la cosa giusta”. La presidente Ursula Von der Leyen, “dichiara tre cose importanti: massima flessibilità sul nostro bilancio, apertura sugli aiuti di stato (altrimenti vietati) e la disponibilità ad applicare la clausola di salvaguardia dal Patto”.

“Apprezziamo la prima serie di misure proposte dalla Commissione europea”, la valutazione del presidente dei liberali (Renew Europe, RE), Dacian Ciolos. Il gruppo, assicura, “è pronto a fare tutto il possibile per accelerare tutte le misure necessarie per un approccio europeo forte e deciso”. Per questo “chiederò una riunione plenaria straordinaria del Parlamento nei prossimi giorni”.

“La risposta della Commissione europea all’emergenza Coronavirus è solo
un primo passo avanti verso una maggiore solidarietà europea”, commenta Tiziana Beghin, capo-delegazione Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo. Adesso “auspichiamo l’avvio immediato di una rigorosa discussione delle regole europee e in ogni caso aspettiamo questi annunci alla prova dei fatti”.

Anche tra le fila degli euroscettici della Lega arrivano apprezzamenti. “Finalmente un’apertura, nero su bianco: la Commissione europea sembra finalmente aver accettato di estendere lo scopo del fondo europeo di solidarietà includendo anche le crisi sanitarie”, commenta l’europarlamentare del Carroccio, Paolo Borchia.

 

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