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    Home » Economia » Aiuti di Stato: La Commissione UE non sta favorendo i “ricchi”

    Aiuti di Stato: La Commissione UE non sta favorendo i “ricchi”

    Un'analisi dell'Osservatorio conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli: Non sembra che Bruxelles stia penalizzando i Paesi con un alto debito pubblico

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    15 Maggio 2020
    in Economia

    Bruxelles – Nessuna “preferenza” da parte della Commissione europea verso la Germania con la nuova politica sugli Aiuti di Stato adottata per combattere i danni della pandemia da Coronavirus sull’economia dell’Unione. Sono le conclusioni cui è giunto uno studio dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani (CPI) diretto da Carlo Cottarelli ed elaborato da Fabio Angei. Lo riportiamo qui integralmente (non è lungo, né complesso!).

    Nei momenti di crisi come quello attuale, lo Stato interviene con aiuti diretti e indiretti al settore produttivo per creare reti di sicurezza e garantire adeguata liquidità alle imprese. La Commissione, oltre ad aver accordato flessibilità sulle politiche di bilancio, ha introdotto un nuovo “Quadro temporaneo” sugli aiuti di Stato per permettere agli Stati di liberare le risorse necessarie. Intanto, in questi giorni, si discute se la Commissione stia penalizzando i Paesi ad alto debito nell’accordare gli aiuti, ma l’Italia risulta il secondo Paese europeo per aiuti notificati sul Pil, dopo la Germania.

    Per “aiuto di Stato” si intende qualsiasi trasferimento di risorse pubbliche da parte dello Stato alle imprese, creando un vantaggio economico che rischia di falsare la concorrenza. Gli aiuti di Stato sono regolamentati dagli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), e vietati se non in caso di “obiettivi di comune interesse” e nel caso di correzione dei cosiddetti “fallimenti di mercato”.[1]

    L’attuale crisi economica e sanitaria, però, ha reso necessario l’intervento da parte degli Stati per sostenere l’economia e la normativa sugli aiuti è stata rivista, come durante la crisi del 2008, con l’introduzione di uno speciale “Quadro temporaneo”.[2] Il “Quadro temporaneo” sugli aiuti di Stato adottato dalla Commissione Europea lo scorso 19 marzo prevede flessibilità sugli aiuti (aggiuntivi rispetto a quelli già previsti)[3] relativi a cinque aree:

    1. Sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali selettive e acconti, cioè la possibilità di istituire regimi per concedere fino a 800.000 euro alle imprese che devono far fronte a urgenti esigenze di liquidità;
    2. Garanzie di Stato sui prestiti bancari delle imprese;
    3. Prestiti pubblici agevolati alle imprese;
    4. Garanzie per le banche che “veicolano” gli aiuti di Stato all’economia reale;
    5. Assicurazione del credito all’esportazione a breve termine.

    Gli Stati possono concedere sostegni fino a 800.000 euro per impresa sotto forma di prestiti a tasso zero e garanzie sui prestiti (fino al 100 per cento). Questo sostegno può essere integrato con gli aiuti “de minimis” (per un massimo di 200.000 euro) ed altre tipologie di aiuti di Stato, portando così l’aiuto massimo per la singola impresa a 1 milione di euro.

    Inoltre, il 3 aprile, sono state estese le misure del Quadro temporaneo per consentire agli “Stati membri di accelerare la ricerca, la sperimentazione e la produzione di prodotti collegati al coronavirus, di tutelare posti di lavoro e di sostenere l’economia”;[4] più specificatamente, le attività permesse includono:

    1. Aiuti per il sostegno per le attività di ricerca e sviluppo connesse al coronavirus;
    2. Sostegni alla costruzione e ammodernamento di impianti di prova per costruire o ammodernare infrastrutture per elaborare e testare prodotti utili ad affrontare la crisi;
    3. Sostegni per la produzione di prodotti per far fronte alla pandemia di coronavirus;
    4. Sostegni mirati sotto forma di differimenti di pagamenti di imposte o sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali;
    5. Sostegni mirati sotto forma di sovvenzioni salariali per i lavoratori dipendenti.

    Un ulteriore intervento di modifica del Quadro temporaneo, avvenuto tramite una comunicazione della Commissione dell’8 maggio 2020, ha modificato e stabilito “i criteri in base ai quali gli Stati possono sostenere le ricapitalizzazioni o fornire prestiti subordinati per le aziende non finanziarie che ne hanno bisogno, tutelando le condizioni di parità dell’Unione europea”.[5]

    Dato questo cambiamento nel quadro normativo, in questi giorni si è discusso se si stessero creando degli squilibri tra i diversi Paesi europei, generati, forse, dalla diversa capacità di offrire aiuti di Stato: Paesi a debito più alto avrebbero meno possibilità di richiedere aiuti di Stato e, forse, se li chiedessero la Commissione potrebbe tendere a rigettare le richieste.[6] Gli aiuti approvati fino al 12 maggio riguardano 115 decisioni per un totale di 152 misure nazionali (divise su 27 Paesi) per un ammontare di circa 1.950 miliardi di euro. Più della metà sono stati notificati dalla Germania (51 per cento) (Tav. 1). La Francia, invece, sta sul 17 per cento (circa 330 miliardi), seguita dall’Italia con il 15,5 per cento (300 miliardi circa). In seguito gli altri Paesi: Regno Unito 4 per cento, Belgio il 3 per cento, Polonia 2,5 per cento e tutti gli altri Paesi (Spagna compresa) sotto al 2 per cento.[7] Le differenze permangono rapportando gli aiuti di Stato al Pil, ma sono molto meno accentuate. La Germania resta al primo posto (28,9 per cento), l’Italia è al secondo posto (16,9 per cento) seguita dalla Francia (13,7 per cento).

    Non sembra quindi che la Commissione stia penalizzando, nell’accordare nuovi aiuti, i Paesi con un alto debito pubblico. Infatti, non c’è una chiara correlazione tra livello del debito pubblico e aiuti approvati: escluse la Germania e la Polonia, c’è addirittura una relazione positiva, per i Paesi per cui i dati sono disponibili, tra aiuti in percentuale del Pil e debito in percentuale del Pil (Fig. 1). E, in ogni caso, la Commissione non ha ad oggi bocciato nessuna richiesta di aiuto degli Stati.

    Le misure italiane

    All’interno dei circa 300 miliardi di aiuti di Stato che la Commissione ha approvato per l’Italia sono comprese misure economiche di diverso impatto. Le più importanti riguardano la liquidità delle imprese: le garanzie sui prestiti erogate da SACE, l’aumento del Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese (PMI) e la moratoria sui debiti delle PMI nei confronti degli istituti di credito.[8] Inoltre, già a metà marzo, lo Stato si era attivato con misure volte al potenziamento della produzione di dispositivi medici e mascherine. Altre misure residuali riguardano interventi mirati in termini di garanzie sui prestiti e tassi di interesse agevolati per il comparto agricolo, di pesca e acquacultura.

    Tags: aiuti di statocommissione europeacoronavirusdebito pubblicogermaniaitalia

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