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Conti pubblici, lavoro, giustizia e PA: le raccomandazioni UE per l'Italia

Conti pubblici, lavoro, giustizia e PA: le raccomandazioni UE per l'Italia

Bruxelles – Quattro cose da fare, più i soliti vecchi pro-memoria, gli stessi da dieci anni, lì a testimoniare che l’Italia ha fatto poco o niente. Le raccomandazioni specifiche per Paese che la Commissione europea redige per l’Italia, e che comprendono la liste delle cose da fare nel 2020 e nel 2021, hanno nelle misure anti-Coronavirus la nuova componente di un documento altrimenti quasi noioso, nella sua ripetitiva natura. Troppo debito, troppe tasse sul lavoro, nessuna riforma del catasto, ancora un ambiente lavorativo troppo poco a misura di donna, ancora ritardi nella riforma della giustizia: questi i pro-memoria di una situazione stagnante, tra l’atrofizzato e l’ormai incancrenito. Il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, precisa che “data la situazione non si prenderanno provvedimenti, in questo momento”, a livello europeo. Niente procedure, però i campanelli di allarme ci sono, e non sono pochi.

Debito, una storia infinita
La prima raccomandazione è per il debito. E’ troppo alto, e non è una novità. Sarà ancora più alto, e questo inquieta i servizi della direzione generale Affari economici e monetari (DG ECFIN) della Commissione UE. Ma adesso è tempo di puntellare l’economia. Quindi, ora si suggerisce di “adottare tutte le misure necessarie per affrontare efficacemente la pandemia, sostenere l’economia e sostenere la conseguente ripresa”. Vuol dire spendere. Poi, “quando le condizioni economiche lo consentono, perseguire politiche fiscali volte a raggiungere posizioni fiscali prudenti a medio termine e garantire la sostenibilità del debito, rafforzando nel contempo gli investimenti”.

Quando tutto sarà finito l’Italia dovrà tagliare la spesa e ridurre il debito. Il rapporto sugli squilibri macro-economici pubblicato assieme alle raccomandazioni, ricorda che la traiettoria di riduzione degli squilibri nel Paese non è stata osservata. “Il debito lordo delle amministrazioni pubbliche era pari al 134,8% del PIL alla fine del 2019, al di sopra del valore di riferimento del 60% del PIL previsto dal trattato”. Quel che è certo è che “l‘Italia non ha rispettato il parametro di riferimento per la riduzione del debito nel 2019”. Più in generale, “l’analisi porta alla conclusione che nel complesso non esistono prove sufficienti del rispetto o meno del criterio del debito”.

Il Paese dunque non può dimostrare di stare al gioco. Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione UE, avverte: “Passando dalla pandemia alla ripresa si dovrà tornare a regime”, il che implica che “gli Stati membri dovranno tornare a rispettare gli obiettivi di aggiustamento di medio termine”. Il patto di stabilità, con i suoi parametri e regole, “è solo sospeso”. Gentiloni ricorda che “la clausola di fuga prevista dal patto non è solo per l’Italia, è generale” e che “non saranno prese decisione finché perdurerà l’attuale situazione”.

Ma c’è pure la questione del deficit. Secondo il programma di stabilità, il disavanzo pubblico italiano nel 2020 dovrebbe aumentare al 10,4% del PIL, “al di sopra e non vicino al valore di riferimento del 3% del PIL” previsto dal Patto di stabilità e del patto di bilancio europeo. “L’eccedenza pianificata rispetto al valore di riferimento è considerata eccezionale ma non temporanea”, si sottolinea nel rapporto. Vuol dire che lo scostamento durerà, e la Commissione potrà essere costretta a dover riaprire la procedura per deficit eccessivo. Un atto dovuto, e probabilmente inevitabile visto anche il fardello del debito. Ma sarà un qualcosa di immediato, se ne parlerà più avanti, non prima del 2021.

Sostegno all’economia
Altra raccomandazione per l’Italia: sostenere l’economia reale, “includendo piccole e medie imprese, imprese innovative e ai lavoratori autonomi, evitando pagamenti in ritardo”. Qui si invita anche promuovere investimenti privati per favorire la ripresa economica, concentrando tali investimenti sulla transizione verde e digitale, “in particolare sulla produzione e l’uso puliti ed efficienti di energia, ricerca e innovazione, trasporto pubblico sostenibile, rifiuti e gestione delle risorse idriche come infrastruttura digitale rafforzata per garantire la fornitura di servizi essenziali”.

Annotazioni e pro-memoria, contenuti nel rapporto sugli squilibri: l‘Italia “ha compiuto progressi limitati” nello spostamento del carico fiscale dal lavoro, nella riduzione delle spese fiscali, nella riforma del sistema catastale, nella lotta al lavoro sommerso, nel sostenere la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro. Tutte cose a cui dover provvedere, per rilanciare al meglio l’economia e rimettere in ordine di conti. Senza tralasciare il problema delle pensioni. “L’Italia non ha compiuto progressi nel ridurre la quota delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica per creare spazio per altre spese sociali e per favorire la crescita”.

Sostegno a reddito e lavoro
Adesso più che mai è necessario “fornire un’adeguata sostituzione del reddito e l’accesso alla protezione sociale, in particolare per i lavoratori atipici”. Al Paese viene chiesto di mitigare l’impatto della crisi sull’occupazione, “anche attraverso accordi di lavoro flessibili e sostegno attivo all’occupazione”, e di investire sull‘apprendimento a distanza e l’acquisizione di competenze, “comprese quelle digitali”.

Riforma della giustizia
L’unica raccomandazione “datata” tra quelle proposte, è l’ultima della serie. Poco più di una riga per ricordare all’Italia che occorre “migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e l’efficacia della pubblica amministrazione”. Non si aggiunge altro, perché non c’è più niente da dire. Si insiste su pubblica amministrazione e giustizia da anni, e la Commissione sta ancora aspettando.

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