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Dall'UE 560 miliardi per le riforme. Agli Stati soldi a rate, legati alla loro realizzazione
Il vicepresidente esecutivo della Commissione UE, Valdis Dombrovskis (sinistra) e il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, illustrano più in dettaglio la strategia di rilancio [Bruxelles, 28 maggio 2020]

Dall'UE 560 miliardi per le riforme. Agli Stati soldi a rate, legati alla loro realizzazione

Bruxelles – Si chiama “Strumento per la ripresa”, ed è il programma centrale del meccanismo “Next Generation EU” per il rilancio dell’Unione europea dopo la recessione provocata dalla pandemia di COVID-19. E’ qui che si trova il grosso delle risorse messe a disposizione dei governi per ritornare a crescere. Dei 750 miliardi di euro complessivi dell’intero “Next Generation EU”, 560 miliardi di euro sono per lo strumento per la ripresa e la capacità di resistenza agli shock (a prezzi 2018, 602 miliardi se calcolati a prezzi correnti), ripartite tra garanzie (310 miliardi di euro a prezzi 2018, 334 miliardi a prezzi correnti) e prestiti (250 miliardi, a prezzi 2018). E’ qui che gli Stati devono attingere per le riforme, quelle vere.

“Le risorse saranno a disposizione di tutti gli Stati membri, ma ci si concentrerà su quelli più colpiti e dove i danni sono maggiori”, precisa il vicepresidente esecutivo della Commissione UE, Valdis Dombrovskis, spiegando il cuore della strategia per la ripresa. In linea di principio viene stabilito che ogni Stato potrà ricevere aiuti in base alla popolazione, reddito pro-capite e livello di disoccupazione. Ma in realtà la ripartizione viene fatta sulla base dei danni. Quindi l’Italia, dai primi calcoli fatti a Bruxelles, risulta il primo beneficiario, con 68 miliardi e 482 milioni di euro (a prezzi correnti) sul totale di 334 miliardi di euro. In altri termini l’Italia da sola godrebbe di un quinto delle garanzie totali.

Ci sono però delle condizioni. Si tratta di soldi che dovranno essere richiesti dagli Stati. Non si tratta di aiuti concessi in automatico. I singoli governi dovranno fare esplicita richiesta, dietro presentazione di un programma nazionale di riforme dettagliato che indichi cosa fare, come farlo, in che tempi. La Commissione valuterà la richiesta e in caso di decisione positiva inizierà ad erogare le risorse, a tranche. L’esborso delle tranche successive dipenderà dal grado di realizzazione del piano di riforme messo a punto dai governi.

“Se non attui le riforme perdi i soldi”, sintetizza il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni. Che precisa: “Questa non è la Troika, questo il funzionamento dell’UE”. Ricorda, in tal senso, che “per le politiche di coesione ci sono risorse a disposizione degli Stati, ma se non si realizzano i programmi concordati queste risorse vanno perse”. Un modo per dire che la Commissione viene in soccorso degli Stati, ma saranno questi ultimi i responsabili per la propria ripresa. “Non siamo di fronte a condizionalità o a intrusioni di Bruxelles”, prosegue Gentiloni. “Questo è uno strumento volontario, che mette al centro le riforme nazionali che gli stessi Paesi predispongono”. Riforme che per ottenere le sovvenzioni UE dovranno essere “incentrate in particolare su sostenibilità e digitale”, precisa Dombrovskis.

Ma ci sarà anche altro da fare, perché la strategia per la ripresa sarà comunque legata al più ampio processo di governance economica dell’UE, che prevede raccomandazioni specifiche. Per l’Italia si tratta di agire anche sul fronte di giustizia, pubblica amministrazione, mercato del lavoro. Quindi farà fede tutto questo, al momento di concordare le sovvenzioni e le tranche necessarie per finanziare la ricostruzione.

Ai 560 miliardi di euro del meccanismo per la ripresa, si aggiungono 50 miliardi di euro del programma “ReactEU“, che va ad aggiungere risorse alle politiche di coesione. Sono soldi che possono essere usati per le regioni più svantaggiate. Una leva per lo sviluppo del Mezzogiorno, se si pensa all’Italia. Lavoratori autonomi, piccole e medie imprese, sanità, cultura, turismo:  a tutto questo saranno destinate le risorse dentro il “Next Generation EU”, senza dimenticare green economy e digitale.

“Le politiche ‘verdi’ si trovano già all’interno delle politiche di coesione, e ci rimarranno”, sottolinea Elisa Ferreira, commissaria per le Politiche regionali. “Dobbiamo essere sicuri che il carattere green dei progetti sia presente nell’intero processo di rilancio”. In sintesi, “sosterremo gli investimenti e le riforme essenziali per una ripresa sostenibile”, riassume Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione responsabile per il Green Deal. “Gli Stati membri elaboreranno piani nazionali di risanamento, con la doppia transizione verde e digitale al centro e saranno valutati di conseguenza“.

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