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    Home » Economia » Eurodeputati italiani contro i ‘corridoi turistici’: “Rischiano di penalizzarci”

    Eurodeputati italiani contro i ‘corridoi turistici’: “Rischiano di penalizzarci”

    Dalla Commissione UE assicurano: "Tra gli stati membri c’è maggiore consapevolezza e volontà di agire insieme". In molti lamentano l'assenza di una voce di bilancio specifica dedicata al settore turismo

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    28 Maggio 2020
    in Economia
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    Bruxelles – Proporzionalità e principio di non discriminazione. Queste le raccomandazioni della Commissione europea per un allentamento coordinato delle misure restrittive e la riapertura dei confini. Tutti d’accordo, tra Commissione, Consiglio UE e Parlamento che il settore turistico vada rivitalizzato, sfruttando la stagione estiva, soprattutto ripristinando la libera circolazione nello spazio Schengen. Ma qualcosa non funziona.

    Il comparto dà lavoro a oltre 27 milioni di europei, tra fissi e stagionali, e, causa pandemia, vede a rischio oltre sei milioni di posti di lavoro. Le misure per la ripresa sono cruciali e dalla Commissione europea continuano a raccomandare un approccio coordinato. Dopo aver parlato con gli stati membri dall’esecutivo rassicurano del fatto che “c’è maggiore consapevolezza e maggiore volontà di agire insieme”.

    In realtà, tra gli stati membri prosegue la discussione sulla possibilità di concludere accordi bilaterali con i quali favorire i ‘corridoi turistici’, riaprendo i confini. Per l’Italia rappresentano una mossa sleale, che rischia di minare il “mercato unico europeo”, ricorda il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. In realtà, più che minare il principio di libera circolazione, il titolare della Farnesina teme ulteriori contraccolpi su un comparto che in Italia rappresenta il 13 per cento del PIL, con 4 milioni di lavoratori occupati. Il governo italiano continua dunque a trattare a Bruxelles per una “ripartenza insieme”, con regole comuni per non confondere i turisti. Nei fatti, però, aspirare a una riapertura davvero comune a livello europeo è forse impensabile.

    C’è chi, come l’Italia, si dice pronta a riaprire i confini nell’immediato, e chi, invece, come la Spagna ha già indicato il primo luglio come termine per la riapertura. Mettere d’accordo tutti e Ventisette su una data unica è un’impresa non da poco, e dal punto di vista di Bruxelles permettere riaperture “a gruppi” di stati membri consentirebbe almeno una ripresa più rapida del settore. Le condizioni epidemiologiche “simili” restano l’unico criterio su cui orientare possibili attraversamenti dei confini. Per evitare discriminazioni, servirebbero però criteri oggettivi e soprattutto ‘standardizzati’ a livello europeo, che al momento non ci sono.

    Per l’Italia continua a rimanere una proposta svantaggiosa. E la questione sembra compattare anche molti eurodeputati italiani. “Ribadiamo la nostra ferma contrarietà all’ipotesi di accordi bilaterali che non sono certo la soluzione e anzi aumenterebbero gli squilibri interni all’Unione”, accusa l’eurodeputata Laura Ferrara (M5S) nel corso di uno scambio di vedute tra commissione Trasporti dell’Europarlamento e l’esecutivo europeo. “Auspichiamo invece regole chiare e univoche a livello europeo”.

    “Siamo preoccupati”, conviene anche Nicola Danti di Italia Viva, “che il ripristino delle libertà di movimento in Europa non solo possa arrivare in ritardo ma anche in maniera non omogenea e tramite accordi bilaterali”. Il deputato richiama l’esigenza di “un approccio comune, regole comuni e soprattutto senza discriminazioni tra stati“. ‘Scongiurare in tutti modi ‘corridoi virus free’ è lo stesso appello di Mario Furore del M5S. Bisogna garantire la tutela della libera circolazione e del mercato unico, ricorda. Più dura la linea di Marco Campomenosi, della Lega, che accusa Commissione europea e anche governo italiano, che condividono la competenza in materia, di aver fatto poco per sostenere il settore. Ci sono “interventi legislativi a costo zero” che potevano essere introdotti.

    Sono in molti poi a lamentare l’assenza nel nuovo strumento di ripresa Next Generation EU proposto dalla Commissione europea di una linea di bilancio esclusivamente dedicata al turismo. Settimane fa il commissario responsabile per il Mercato interno e l’industria, Thierry Breton, aveva proposto di destinare oltre il 20 per cento del fondo di ripresa proprio al turismo. Il settore ha bisogno di contributi non indifferenti, su questo concordano tutti: nella proposta lanciata ieri dalla presidente Ursula von der Leyen si fa riferimento al settore turistico come uno dei settori con più necessità di finanziamenti, ma non si fa cenno alla proposta di Breton. Il turismo, motivano dalla commissione, è un’attività poliedrica e come tale investe varie politiche, e dunque “è meglio integrare il turismo nei vari strumenti finanziari” a disposizione degli stati membri invece di riservargli una voce di bilancio a sé.

    La @EU_Commission mette in campo 1.850 mld per il piano #postcovid19. L'Italia, tra prestiti e sovvenzioni, è il primo beneficiario con 173 mld. Cosa ne pensano le aziende? Ne parliamo oggi 28.5 alle ore 17:00. Registrati ora: https://t.co/dtvzgXZ19v#QFP #RecoveryFund pic.twitter.com/SHLNbHAzo5

    — eunews.it (@eunewsit) May 28, 2020

    Tags: bilancio europeo 2021-2027Laura FerraraLuigi Di Maiomarco campomenosimario furoreparlamento europeoturismo

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