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    Home » Economia » Recovery plan, Senato e Camera coinvolti. Preoccupazione per i tempi dei progetti

    Recovery plan, Senato e Camera coinvolti. Preoccupazione per i tempi dei progetti

    Sul piano di ripresa italiano il ministro Enzo Amendola precisa che si tratta solo di una base di lavoro. "Ora attendiamo per il 15 settembre le nuove linee guida da Bruxelles"

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    10 Settembre 2020
    in Economia, Politica

    Roma – Parlamento attore protagonista e dialogo continuo. Il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola assicura che per il Piano di ripresa e resilienza con le Camere ci sarà “un rapporto che durerà a lungo, non solo con informative” e non solo nella fase di costruzione ma anche in quella “di attuazione e monitoraggio”. Interlocuzione che vale anche per Regioni ed Enti locali, una concertazione con i territori già avviata anche in questa fase preliminare.

    Il giorno dopo la presentazione delle linee guida, il ministro svolge la sua informativa alle Commissioni riunite di Camera e Senato e si affretta a specificare che quelle 30 pagine sono solo un contributo, e che sarebbero sfuggite all’uso interno. Ricorda che sono frutto di una base di lavoro in progress andato avanti per tutto il mese di agosto e che sarà ulteriormente definito con le altre indicazioni attese dalla Commissione per il 15 settembre. Un mese dopo comincerà con Bruxelles una trattativa informale per arrivare a presentare alla fine del 2020 le schede progetto per l’utilizzo del Recovery fund nella misura già indicata all’Italia con 82 miliardi di sussidi e 127 miliardi di prestiti.

    Insomma, quella illustrata ieri al Comitato interministeriale Affari Europei è solo una griglia che rispetta i caratteri delle Recovery and Resilience Facility e traccia alcuni vincoli come quelli della transizione green che prevede che il 37% delle risorse siano destinate a progetti che rispettino le scelte fatte dalla Commissione e dal Consiglio europeo per il contrasto al climate change.

    Da qui fino al primo gennaio dunque, verrà costruito l’impianto del piano italiano su cui ci sarà un’interlocuzione continua e non formale con tutti gli attori chiave, Parlamento, Regioni e Comuni. Aperti al contributo di tutti, anche se il ministro Amendola spiega che “non sarà un elenco di spesa, e neppure uno ‘svuota cassetti’ di vecchi progetti, avvertimento che ovviamente vale anche per i ministeri.

    E uno dei dicasteri chiave è quello dell’Ambiente, con un settore chiamato a contribuire in maniera consistente a favore di un modello economico sostenibile. La transizione ecologica e digitale è infatti uno dei pilastri dell’European Green deal che ha tra gli obiettivi più ambiziosi quelli della riduzione delle emissioni attraverso l’efficienza energetica. Un target è stato confermato dal ministro Sergio Costa durante l’audizione in Commissione, e che individuato le priorità delle “missioni” del PNRR.

    Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa

    Trasporti, qualità dell’aria e efficienza energetica sono i settori su cui il governo intende concentrare gli investimenti, dove avrà un ruolo chiave il piano di de-carbonizzazione. “L’Italia ha compiuto progressi nella riduzione delle emissioni di CO2 e nell’incremento della quota di fonti rinnovabili, tuttavia sono necessari ulteriori investimenti e riforme per raggiungere gli obiettivi fissati dal Green deal”. Essenziale il coinvolgimento delle imprese e Costa ha spiegato che saranno incentivate tutte quelle virtuose e “che faranno investimenti  sostenibili e avvieranno una transizione verde”.

    Nell’ambito delle audizioni che il Parlamento sta conducendo sul Piano di ripresa e resilienza, sta emergendo la preoccupazione dell’attuazione e sui paletti del crono programma su cui l’Europa non farà sconti. Il ministro Amendola ha confermato che “sarà necessario stare dentro il recinto del 2023/2026 rispettivamente per l’impegno e per la spesa da finanziare sui singoli progetti.

    Vincoli poco compatibili con l’elevato tasso di burocrazia e la selva di autorizzazioni necessarie per completare molti progetti e non solo quelli delle grandi opere e infrastrutture dei trasporti o dell’energia. “Questo dell’attuazione è un grande tema” ha detto Amendola, a proposito del passaggio delicato su cui il Recovery italiano può impantanarsi. Anche per questo “attendiamo le nuove linee guida dalla Commissione, per valutare l’architettura e poterci ragionare”.

    Tags: audizionidecarbonizzazioneEnzo Amendolagreen dealParlamento italianoRecovery plan italianoRecovery resilience facilitySergio CostaTransizione ecologica

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