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    Home » Cronaca » Ferrovie, così l’Italia cancella una pagina della propria storia

    Ferrovie, così l’Italia cancella una pagina della propria storia

    Il capolinea nel centro cittadino di quello storico tratto ferroviario, la stazione costruita dall'ingegnere francese Armand Bayard, è ora in completo abbandono, ridotta in macerie malamente nascoste da una staccionata

    Silvo Boni di Silvo Boni
    16 Novembre 2020
    in Cronaca
    Il dipinto di Salvatore Fregola che celebra l'inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici

    Il dipinto di Salvatore Fregola che celebra l'inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici

    Roma – La prima ferrovia al mondo aperta al trasporto pubblico dei passeggeri e delle merci, sulla quale correva la locomotiva a vapore, fu inaugurata il 27 settembre 1825, in Inghilterra. Era lunga 43 km e partiva da Darlington per arrivare a Stockton, A  seguire la Francia, due anni dopo. In Italia per avere la prima ferrovia occorrerà attendere fino al 1839: il 3 ottobre di quell’anno veniva inaugurato solennemente dal re Ferdinando II il primo tratto ferroviario  italiano, la Napoli-Portici.

    Un caposaldo culturale e storico ricordato in tutti i libri di storia che tuttavia rischia di essere disperso. Perché il capolinea nel centro cittadino di quello storico tratto ferroviario, la stazione costruita dall’ingegnere francese Armand Bayard, è ora in completo abbandono, ridotta in macerie malamente nascoste da una staccionata. A sollecitarne il recupero l’appello di 5 deputati (Doriana Sarli, Alessandra Carbonaro, Gilda Sportiello, Alessandro Amitrano, Nicola Provenza, tutti 5 stelle) che si sono rivolti al Ministero dei beni culturali. Un appello che fa il pendant con quello lanciato dall’Aige, l’associazione informazioni giovani Europa.

    Una storia travagliata quella della stazione Bayard. Il suo  lento e inesorabile declino è cominciato nel 1866. Con l’apertura dell’attuale stazione di piazza Garibaldi l’impianto voluto dai Borbone perse centralità. Dagli anni Venti al 1943 l’edificio è stato incastonato nella struttura in cemento armato del teatro Italia ad uso di dopolavoro ferroviario e i suoi spazi utilizzati come biglietteria e guardaroba  o come camerini e locali di servizio per il personale di scena.

    Nel marzo del ’43 la seconda guerra mondiale non risparmiò l’antico scalo ferroviario: l’esplosione della nave “Caterina Costa” nel vicino porto produsse danni ingentissimi ma il colpo di grazia sarebbe arrivato con il funesto terremoto che colpì l’Irpinia nel 1980 e che portò alla totale chiusura degli spazi.

    Nel corso di questi decenni si sono susseguiti progetti di intervento e di restauro, ma senza effetti concreti, tanto che lo stesso sottosegretario ai beni culturali Anna Laura Orrico (anche lei 5 stelle) nel rispondere ai 5 parlamentari riconosce che la stazione  Bayard “si trova oggi in uno stato di abbandono e in condizioni prossime al crollo”.

    Che speranze ci sono per evitare che l’Italia cancelli per incuria e disinteresse una testimonianza culturale della nostra storia? “Questo ministero è disponibile a collaborare con tutte le istituzioni  per garantire la salvaguardia e il recupero di questa importante testimonianza storica e architettonica”, è la risposta che arriva dal sottosegretario.

    Tags: abbandonoArmand BayardNapoli-Porticistazione

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