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    Home » Politica » Germania, Armin Laschet è il nuovo leader CDU dell’era post-Merkel. Prima insidia: Viktor Orbán

    Germania, Armin Laschet è il nuovo leader CDU dell’era post-Merkel. Prima insidia: Viktor Orbán

    Eletto con 521 voti il candidato centrista. Il presidente del PPE, Donald Tusk, chiede una "posizione chiara e decisiva" sull'esclusione degli ungheresi di Fidesz dalla famiglia europea di centro-destra

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    18 Gennaio 2021
    in Politica
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    Bruxelles – Era il momento della verità per il destino della CDU e della Germania intera. Il punto di svolta per l’indirizzo politico del maggiore partito di governo e della più numerosa delegazione al Parlamento Europeo che sostiene la commissione di Ursula von der Leyen. Alla fine l’ha spuntata Armin Laschet, il candidato moderato ed esponente dell’ala liberale, il più vicino alle posizioni centriste della cancelliera Angela Merkel. Al 33esimo congresso dell’Unione Cristiano-Democratica di Germania (svoltosi in forma virtuale a causa della pandemia Covid-19) il ministro presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia è stato eletto leader della CDU con 521 voti, nel ballottaggio con il candidato conservatore Friedrich Merz (466 preferenze).

    Nonostante Merz si sia già complimentato con Laschet per la vittoria, l’ufficialità dell’elezione telematica deve ancora essere confermata formalmente con il voto postale. Questa doppia modalità di votazione si è resa necessaria per evitare che il risultato fosse compromesso da interventi esterni per opera di hacker informatici. Entro venerdì (22 gennaio) è prevista la comunicazione ufficiale del partito.

    Laschet è l’uomo della continuità con gli ultimi 20 anni di egemonia di Merkel sul grande partito centrista: è membro della CDU dal 1979, è stato legislatore federale dal 1994 al 1998 ed eurodeputato dal 1999 al 2005. È conosciuto per i buoni rapporti con la comunità turca e per la capacità di gestire la politica migratoria, avendo servito come ministro per l’integrazione della Renania Settentrionale-Vestfalia dal 2005 al 2010. Tutte caratteristiche che fanno presupporre il proseguo della politica della “porta aperta” verso i rifugiati e l’allineamento del partito su posizioni centriste.

    Ringraziando per chi ha avuto fiducia in lui (resterà impresso il momento in cui ha estratto dalla tasca il marco portafortuna del padre minatore, ripetendo il mantra “quando si è in miniera, non conta da dove venga il tuo collega, l’importante è fidarsi di lui”), Laschet ha chiesto il sostegno dei delegati che hanno votato per Merz. La promessa è di “fare in modo che l’Unione possa decidere il cancelliere dopo le elezioni federali”. Ed è proprio la questione della candidatura alle elezioni del prossimo settembre a essere ora al centro del dibattito: dopo 16 anni Merkel non si ricandiderà e si è già scatenato il toto-nomi per la successione. In pole position c’è il neo-eletto leader della CDU, ma non è scontato che alla fine sarà lui il candidato del partito (come diversamente sarebbe successo se Merz fosse diventato presidente). Una delle possibilità potrebbe essere la scelta del ministro della Salute, Jens Spahn, eletto sabato come uno dei sei vicepresidenti della CDU. “Dobbiamo portare nuovi impulsi al partito”, ha dichiarato Spahn dopo la vittoria di Laschet, “ma non è questo il momento di affrontare la questione della candidatura alla cancelleria”.

    Prima di tutto c’è da affrontare le insidie europee. Laschet non si discosterà dalla linea di moderazione, mediazione e risoluzione delle controversie tra governi europei della cancelliera Merkel, insistendo verosimilmente su due suoi cavalli di battaglia: una maggiore integrazione europea e l’Unione fiscale europea. Si dovrà però scontrare con il problema interno al gruppo del Partito Popolare Europeo rappresentato dagli ungheresi di Fidesz. Il partito del premier Viktor Orbán esprime 12 membri all’interno PPE e anche se la sua adesione è stata momentaneamente sospesa, i tentativi di esclusione sono finora falliti per la posizione dei cristiano-tedeschi.

    Fidesz sta creando da tempo imbarazzi al presidente del PPE, Donald Tusk: ultimo in ordine cronologico il veto ungherese e polacco sulla condizionalità del rispetto dello Stato di diritto per l’erogazione del Recovery Fund e dei fondi del bilancio 2021-2027, risolto in extremis il 10 dicembre. Durante il congresso virtuale, Tusk ha invitato il futuro leader della CDU a prendere una posizione chiara sulla disputa con Fidesz: “Tutti i popolari apprezzano la pazienza e la tenacia del partito tedesco. Ma ci aspettano decisioni difficili, quando si tratta di difendere i nostri valori comuni“. Una “posizione chiara” del neo-eletto Lascher “sarà decisiva”, ha insistito il presidente del PPE: “Sono sicuro che non ci deluderete neanche in questo caso”.

    Anche dall’Italia intanto sono arrivate le congratulazioni per l’elezione del nuovo leader della CDU. “Buon lavoro ad Armin Laschet. È stato un vero piacere incontrarlo recentemente a Roma”, ha commentato su Twitter il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola. Il vicepresidente di Forza Italia e compagno di gruppo al Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha espresso l’invito a lavorare “insieme per un’Europa migliore”.

    Congratulazioni ad @ArminLaschet per la sua elezione a Presidente della @CDU. Insieme per un’Europa migliore.
    ~~~
    Ich gratuliere Armin Laschet zur Wahl zum Vorsitzenden der CDU. Gemeinsam für ein besseres Europa.#cdupt21

    — Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) January 16, 2021

    Tags: Angela MerkelArmin Laschetcancelleria tedescaCducongresso cduDonald Tuskgermaniaintegrazione europeaparlamento europeoppeunione europeaviktor orban

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