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Michel sul caso della sedia ad Ankara:

Michel sul caso della sedia ad Ankara: "Non mi sono alzato per non creare un incidente più grande"

Il presidente del Consiglio europeo torna sull'accaduto in Turchia. "Forse è stato un errore, ma non volevo compromettere mesi di lavoro" per rilanciare le relazioni bilaterali

Bruxelles – Assicura che non si dimette. Resta al suo posto, come fatto ad Ankara nel corso di una visita ufficiale fonte di polemiche e tensioni che difende e da cui si difende. Charles Michel decide di rompere il silenzio sulla vicenda “sofagate” negli studi dell’emittente belga francofona LN24. Qui il presidente del Consiglio europeo torna sull’episodio della sedia mancante nella sala delle riunioni con il presidente turco Recep Tayiip Erdogan e l’aver lasciato correre sul fatto che la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, sia rimasta dapprima in piedi e poi in disparte su un divanetto.

“Probabilmente è stato un errore, ma non mi sono alzato dalla sedia per paura di creare un incidente ancor più grave” di quello appena venutosi a creare, e “compromettere mesi di attività diplomatica per una stabilità nelle nostre relazioni”, la difesa di Michel, criticato da più parti. “Le relazioni con la Turchia sono in crisi da anni“, insiste, e c’è la necessità di disinnescare le tensioni. Perché al di là di tutto l’Europa ha un disperato bisogno della Turchia. “Sull’immigrazione dobbiamo cooperare con i Paesi terzi, ed è per questo che bisogna dialogare con la Turchia“. Perché se Ankara toglie il tappo e inizia a far arrivare in Europa i profughi siriani allora l’Ue rischia di saltare, e questo lo sanno tutti, e non solo in Turchia.

Dunque Michel sostiene di aver agito in nome del pragmatismo e degli interessi degli Stati membri. Ma riconosce anche il “peccato originale”, la fonte del problema. “E’ vero che ci sono state delle riunioni preparatorie, ma senza il dettaglio visuale”. Per disposizione di Erodgan “non è stato possibile accedere nella sala in questione, e quindi sono arrivate le informazioni sulle sedie e non sulla loro disposizione”. Si sapeva che c’erano tre posti a sedere, ma non la loro disposizione. E ciononostante si è deciso di procedere. “Forse è stato un errore”, riconosce per un attimo Michel, convinto però della necessità di non abbandonare il momento di confronto con il leader turco. Per questo tira dritto. Richiesta di dimissioni? “Non ci faccio caso, resto concentrato sul mio lavoro. Bisogna lavorare per un’Europa unita, diritti e prosperità”.

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