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    Home » Cultura » A scuola in Europa: la sfida del multiculturalismo

    A scuola in Europa: la sfida del multiculturalismo

    L'istruzione è un diritto fondamentale e universale. Il compito degli Stati è quello di garantire l'accesso all'educazione scolastica ai propri cittadini come pure ai migranti che si trovino stabilmente o temporaneamente nel loro territorio, a prescindere dal loro status giuridico. Ma il dovere dei governi non si limita al garantire l'iscrizione a un istituto scolastico, perché è loro compito far sì che tutti gli studenti abbiano stessi diritti e stessi doveri e che vengano prese tutte le accortezze necessarie per rendere la scuola il principale luogo di integrazione sociale e culturale

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    3 Maggio 2021
    in Cultura

    Di Gaia Cellante

    Bruxelles – L’istruzione è un diritto fondamentale e universale. Il compito degli Stati è quello di garantire l’accesso all’educazione scolastica ai propri cittadini come pure ai migranti che si trovino stabilmente o temporaneamente nel loro territorio, a prescindere dal loro status giuridico.

    Ma il dovere dei governi non si limita al garantire l’iscrizione a un istituto scolastico, perché è loro compito far sì che tutti gli studenti abbiano stessi diritti e stessi doveri e che vengano prese tutte le accortezze necessarie per rendere la scuola il principale luogo di integrazione sociale e culturale.

    Gli alunni migranti

    Innanzitutto è importante definire il concetto di “alunni migranti”. Secondo il report Integrating Students from Migrant Backgrounds into Schools in Europe, elaborato nel 2019 da Eurydice in collaborazione con la Commissione europea, vengono inclusi nel gruppo degli studenti provenienti da contesti migratori coloro che sono appena arrivati in uno Stato diverso da quello in cui sono nati, migranti di seconda generazione e migranti di ritorno al Paese d’origine. Le motivazioni alla base di questa migrazione, siano esse economiche o sociali, sono irrilevanti ai fini dello studio, come anche il loro status giuridico.

    Non esistono dati aggiornati sul numero di studenti migranti attualmente presenti negli Stati membri. A tal riguardo, si può però far riferimento ai dati relativi ai migranti minori di 15 anni, e quindi in età scolare, presenti in Europa. Se si esclude il caso del Lussemburgo – in cui quasi il 20% dei giovani è nativo di uno Stato estero, dovuto più alle ridotte dimensioni del Paese e all’alta concentrazione di lavoratori migranti altamente specializzati – per il resto la media europea è inferiore al 10%.

    Le principali sfide degli studenti migranti

    I problemi che gli studenti provenienti da un contesto migratorio si trovano a fronteggiare a scuola non sono pochi. Nuovo Paese, nuova lingua, nuove regole e tradizioni sono le principali sfide da affrontare. Inoltre, questi studenti possono aver vissuto in passato delle esperienze particolarmente traumatiche, oppure il loro trasferimento in un nuovo Paese può essere stato accompagnato da ulteriori situazioni di disagio dovute a condizioni abitative precarie e problemi economici.

    Tutti questi aspetti possono avere delle ripercussioni importanti sul rendimento degli studenti migranti, portandoli spesso ad abbandonare gli studi prima del conseguimento del diploma. Nella maggior parte degli Stati europei, infatti, gli studenti nati nel Paese in cui studiano ottengono risultati migliori degli studenti nati all’estero e il tasso di abbandono scolastico degli studenti in contesto migratorio è più alto di quello del resto dei compagni.

    Il multilinguismo

    La barriera linguistica è l’ostacolo più difficile da superare per gli studenti che si ritrovano a frequentare la scuola in un Paese diverso da quello in cui sono nati e cresciuti. Questa difficoltà esiste anche tra i casi di migranti di seconda generazione, ovvero nati nel Paese in cui effettivamente studiano da genitori immigrati precedentemente. Ciò accade se a casa parlano un idioma diverso da quello utilizzato a scuola. La lingua rappresenta, infatti, il veicolo attraverso cui passano gli insegnamenti e per questo i governi nazionali e le istituzioni europee considerano il suo apprendimento fondamentale per poi poter ottenere buoni risultati nelle altre materie.

    Il fenomeno delle classi multilingue, dove almeno uno degli studenti ha un’altra lingua madre o in famiglia parla abitualmente una lingua diversa da quella in cui studia, negli ultimi anni è aumentato in modo significativo. La percentuale dei professori e insegnanti di classi multilingue sfiora il 25% in Europa. Le percentuali più alte si toccano in Svezia (55,1%), Austria (50,6%), Belgio (45,5% nelle Fiandre e 37,4% in Vallonia), Bulgaria (42,8%), Cipro (41,2%).

    Per insegnare in classi multiculturali sono necessarie delle competenze che non sempre il corpo insegnante di un Paese ospitante possiede. Un sondaggio svolto tra i presidi delle scuole degli Stati membri segnala che tra le figure professionali di cui c’è più carenza all’interno delle scuole spiccano proprio gli insegnanti preparati per insegnare in contesti multiculturali e multilinguistici. Tra tutti i Paesi europei, quelli che denunciano le situazioni più critiche sono Italia (52,2%), Portogallo (41,2%) e Francia (39,9%).

    (Approfondimento a cura de Lo Spiegone. Vai sul loro sito per leggere tutto il testo)

    Tags: istruzionelo spiegonemultilinguismoscuola in Europaunione europea

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