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Cambiamenti climatici cancellano 1% al PIL dell'Eurozona e mettono le banche a rischio

Cambiamenti climatici cancellano 1% al PIL dell'Eurozona e mettono le banche a rischio

Lo studio della BCE sulla materia prova a fare un punto della situazione, che non è delle migliori. Italia tra i Paesi con maggiori possibilità di eventi estremi e conseguente ricadute per imprese e istituti di credito

Bruxelles – Centodiciannove miliardi di euro. Tanto è costato all’eurozona in un solo anno, il 2019, l’effetto dei cambiamenti climatici, e senza interventi la cifra potrebbe crescere ancora. Al di là dei danni, ne va della tenuta economica: i prestiti bancari a imprese a rischio climatico aumenta, dunque se proprio non si sviluppa una coscienza ecologista si varino delle politiche di sostenibilità economica. Il messaggio è contenuto nella pubblicazione preliminare del bollettino “Rischi legati al clima per la stabilità finanziaria della Banca centrale europea, da cui emerge una situazione da cui non è esente l’Italia, dove pure esistono i maggiori rischi per le imprese.

Guardando la speciale cartina realizzata dai servizi della BCE lo Stivale ha i colori di rischio crescente e più elevato legati a fenomeni naturali estremi quali siccità, alluvioni, inondazioni. Di queste calamità l’eurotower ha fatto una mappa. Le alluvioni sono più rilevanti nelle aree centrali e settentrionali dell’Europa, con oltre il 7% delle singole imprese che devono affrontare livelli elevati o crescenti di rischio di alluvione. I rischi legati al calore dominano nell’Europa meridionale, con il 18% delle aziende altamente o sempre più esposte a stress termico, stress idrico o incendi.

Già oggi circa il 30% delle esposizioni bancarie dell’area dell’euro verso società non finanziarie è con imprese soggette a un rischio elevato o crescente a causa di almeno un fattore di rischio fisico. Si tratta di prestiti a imprese soggette agli effetti dei cambiamenti climatici. Considerando i rischi individuali, circa il 10% delle esposizioni ai prestiti coinvolge imprese ad alto o crescente rischio di inondazioni, stress da caldo o stress idrico. Nel complesso, circa l’80% delle esposizioni ai prestiti è verso imprese con almeno una certa esposizione a rischi fisici.

E’ vero che “due terzi” delle esposizioni verso imprese fortemente o sempre più soggette a rischi fisici sono garantiti da garanzie reali, che svolgono un ruolo importante nell’attenuare le perdite per le banche, ma la situazione si fa comunque sempre più tale da correre ai ripari. “Le esposizioni al rischio fisico possono potenzialmente dar luogo a rischi più ampi per la stabilità finanziaria se sono concentrate o abbinate a banche meno capitalizzate e meno redditizie”, rileva l’Eurotower, che invita a mettere in sicurezza anche il sistema bancario. “Una potenziale concentrazione di rischi fisici legati al clima tra poche banche più vulnerabili potrebbe avere implicazioni per la stabilità finanziaria“.

Servono dunque politiche di riduzioni del rischio ambientale e, di conseguenza, economico-finanziario. Nel 2019 le perdite economiche totali dovute a eventi estremi sono ammontate all’1% del PIL nell’area dell’euro. Eurostat ricorda che nel 2019, in termini assoluti, il Prodotto interno dell’eurozona ha toccato quota 11,9 milioni di milioni di euro (11,9 bilioni, altrimenti detto). Quasi 120 miliardi di euro.

I dati disponibili suggeriscono che “le banche, i fondi e gli assicuratori dell’area dell’euro affrontano rischi finanziari rilevanti legati al clima”, continua lo studio della BCE, secondo cui si rende “necessaria” una prospettiva macroprudenziale per mitigare i rischi legati al clima nel sistema finanziario. In particolare, la natura sistemica dei rischi legati al clima implica che mitigare strettamente l’esposizione di una parte del sistema finanziario potrebbe indurre il trasferimento del rischio ad altri settori. Ciò suggerisce che è necessaria una prospettiva a livello di sistema.

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