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Mortalità di marzo e aprile 2021 nell'UE: curva in rialzo a causa della crescita dei decessi COVID nell'Est

Mortalità di marzo e aprile 2021 nell'UE: curva in rialzo a causa della crescita dei decessi COVID nell'Est

Secondo gli ultimi dati Eurostat la seconda ondata rallenta, ma non dappertutto. Cresce il numero delle vittime in Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Polonia ed Estonia

Bruxelles – Una nuova lieve risalita dopo mesi di ripida discesa. Secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat, tra marzo e aprile 2021 in Europa la curva del numero dei morti calcolato su base settimanale ha ripreso, seppur a ritmi contenuti, l’andamento verso l’alto.

Nei 30 Paesi presi in considerazione (i 27 Stati membri dell’UE a eccezione dell’Irlanda, più l’Islanda, la Norvegia, la Svizzera e il Lichtenstein) a fine febbraio il dato si era stabilizzato a circa 105 mila morti dopo il picco di 127 mila persone raggiunto a novembre. Da inizio marzo l’andamento della curva è tornato positivo, fino a raggiungere quota 110 mila all’inizio di aprile 2021.

Numero di morti su base settimanale nell’UE (Irlanda esclusa) e in Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein tra il 2020 e il 2021 (in blu) e numero settimanale dei morti in media negli stessi Paesi tra il 2016 e il 2019 (in arancione). Cifre in migliaia

I livelli restano lontani da quelli registrati un anno prima, quando il virus della COVID-19 aveva provocato un aumento imprevisto del numero settimanale dei deceduti in Europa portandolo in poche settimane a 130 mila, il massimo che sia stato raggiunto nell’arco di un anno di pandemia. A dodici mesi di distanza dallo scoppio dell’epidemia il livello delle morti resta elevato soprattutto a Est.

“A febbraio 2021, la seconda ondata si è indebolita”, constata Eurostat riferendosi in particolare a Danimarca, Portogallo, Svezia, Finlandia e Cipro. A giustificare la risalita della curva sono le eccezioni: l’aumento delle morti in Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Polonia ed Estonia ha fatto crescere anche la media europea. Per l’Italia i dati, disponibili solo fino all’ultima settimana di febbraio 2021, mostrano lo stesso livello registrato nello stesso mese del 2020, quando nel nord del Paese furono confermate le prime morti da SARS-CoV-2.

Negli studi sulla mortalità pubblicati durante l’ultimo anno Eurostat ha sempre dichiarato che pur includendo tutte le cause di morte e malgrado la mancanza di dati aggiornati relativi ad alcuni Paesi, le cifre possono dare una misura generale dell’impatto sulla mortalità provocato dalla COVID-19.

Resta evidente però che per il secondo anno consecutivo si registra una tendenza inversa rispetto agli anni precedenti. “I dati mostrano che l’andamento della mortalità varia di anno in anno, ma che il picco dei decessi generalmente causato dall’influenza invernale si raggiunge a fine febbraio o a inizio aprile”, sostiene la relazione di Eurostat. Non è il caso dei due mesi del 2021 a cavallo della primavera, dove la letalità del coronavirus non ha allentato la sua morsa.

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