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    Home » Opinioni » Il team von der Leyen insiste sulla prospettiva strategica, senza prospettive e poche strategie

    Il team von der Leyen insiste sulla prospettiva strategica, senza prospettive e poche strategie

    Il rapporto 2021 vidimato dal collegio dei commissari fa l'elenco di tante cose note, senza offrire vie d''uscita

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    8 Settembre 2021
    in Opinioni
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    Bruxelles – I problemi sono stati trovati e identificati, ora qualcuno faccia qualcosa. La Commissione europea è brava a fare l’elenco delle cose che non vanno e che ancor di più non andranno da qui in avanti, ed è bravissima a non offrire soluzioni o suggerimenti innovativi. Il Rapporto di prospettiva strategica, il documento prodotto ogni anno, dall’insediamento di Ursula von der Leyen alla testa dell’esecutivo comunitario, per fare il punto della situazione e avere uno strumento utile per il programma di lavoro a medio-lungo periodo dell’UE, individua quattro grandi “megatrend” fonte di lavoro: cambiamenti climatici, accelerazione tecnologica, deterioramento dello Stato di diritto, crisi demografica. Un documento ‘datato’ nei contenuti nonostante pubblicato oggi (8 settembre).

    E’ fuori dubbio che le sfide individuate dal team von der Leyen nuove non sono. Nessuna novità, nessuna nuova crisi. Buone notizie, almeno su questo fronte. Ma come procedere? Parlando con gli Stati, come prassi consolidata vuole. Ma con un pizzico di novità. Il team von der Leyen propone “ministri per il futuro“, come se i governi non lavorassero per organizzare l’avvenire. Ma così si definiscono nel rapporto titolari di dicasteri a cui viene affidato qualche compito in più, nello specifico quello di “riunirsi informalmente almeno una volta all’anno” con la Commissione. Vuol dire niente possibilità di incontri decisionali.

    Non si capisce in cosa e quanto queste riunioni differiscano dai diversi formati ministeriali del Consiglio dell’UE, dove i responsabili per Ambiente, Affari interni, Lavoro, Competitività, una volta al mese si riuniscono alla presenza del membro dell’esecutivo comunitario responsabile per discutere dossier specifici, inclusi quelli toccati dai grandi megatrend individuati dalla Commissione. Si apre un canale di confronto in più per fare il punto della situazione, che replica un modello già esistente.

    Poi ancora, il capitolo immigrazione. Tema mai superato perché mai risolto. I Ventisette si dividono, e la Commissione UE avverte: complice la crisi climatica “entro il 2050, si prevede che 200 milioni di persone su base annua avranno bisogno di assistenza umanitaria“. Vuol dire che lo stress climatico “metterà alla prova i gruppi vulnerabili e contribuirà allo spostamento della popolazione e alla migrazione“. Non se ne esce, purché gli Stati non trovino un modo di risolvere una volta per tutte l’annosa questione della riforma delle regole comuni in materia di accoglienza e asilo. Dossier di competenza dei governi, e allora si rinnova l’invito a muovere passi avanti. Un film già visto, così come la ricetta in salsa a dodici stelle.

    Di fronte alla pressione migratorio in aumento la Commissione pone l’accento sulla necessità di lavorare in politica estera, con cooperazione internazionale, nel rispetto del multilateralismo. Tradotto: sì alla dimensione esterna del fenomeno migratorio, guai a parlare di redistribuzione. Anche qui niente di originale, nessun passo avanti.

    La Commissione dalle pretese geopolitiche resta incapace di far fronte alle grandi sfide, non prende iniziative e fa attenzione a non lavorare in modo da inimicarsi gli Stati. “Sentiamo che l’Europa deve adattare la sua politica estera a un ordine mondiale in mutamento”, il messaggio che la presidente dell’istituzione, Ursula von der Leyen, affida al comunicato stampa di rito che accompagna una conferenza stampa al responsabile per le Relazioni interistituzionali, Maros Sefcovic, forse perché imbarazzata essa stessa dalla pochezza di un documento di cui si fatica a comprendere portata e l’utilità. Un mix di ovvietà e vacuità sono il prodotto della riunione del collegio dei commissari alla prima sessione di lavoro dalla fine dell’estate e della pausa vacanze, dove sembra essere rimasto.

    Le dieci azioni utili a rispondere alle quattro grandi sfide prevedono formazione e qualificazione professionale, cooperazione internazionale per promuovere pace e stabiltà, sviluppare sistemi economici a prova di futuro, creare un sistema sanitario efficiente, fare in modo di avere accesso alle materie prime fondamentali. Tutti passi contenuti già nelle misure anti-crisi COVID e nella altre linee d’azione sviluppate dalla Commissione. Una ripetizione di quanto già detto e stabilito. A Bruxelles si concedono un rientro dalle ferie ‘soft’.

    Tags: climaimmigrazionemigrantiteam von der Leyenueursula von der leyen

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