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    Home » Politica » Cop 26, l’Italia alla co presidenza, ma senza l’inviato speciale per il clima

    Cop 26, l’Italia alla co presidenza, ma senza l’inviato speciale per il clima

    Nomina ferma da quattro mesi con rimpallo tra i ministri degli Esteri e della Transizione ecologica. Cingolani ha gestito sottotraccia il negoziato, ma sul nucleare l’Italia non ha una posizione e la maggioranza è divisa

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    27 Ottobre 2021
    in Politica
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    Roma – “La finestra per evitare il peggio si sta chiudendo”. L’ultimo appello per evitare la catastrofe climatica è di ieri e giunge dal Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Un appello estremo, per evitare il fallimento della Cop26 di Glasgow a pochi giorni dalla sua apertura. Un rischio reale che si gioca sulle ultime chance della trattativa tra Usa e Cina e pure l’India, per portarli sulla strada della riduzione più veloce delle emissioni, partendo dalla base degli accordi di Parigi del 2015.

    L’Italia, che ha la responsabilità della co presidenza con la Gran Bretagna, si presenta però con i compiti incompleti fallendo clamorosamente la nomina del suo inviato speciale sul clima. Incarico che era nelle mani dei due ministri degli Esteri Luigi Di Maio e della Transizione ecologica Stefano Cingolani che avrebbero dovuto trovare un accordo. Non si capisce se per un nome di sintesi le distanze sono incolmabili o se c’è qualcos’altro, né si può dire che mancasse la copertura legislativa: il decreto è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 23 giugno scorso. Identificava una figura istituzionale con tanto di struttura per “consentire una più efficace partecipazione italiana agli eventi e ai negoziati internazionali sui temi ambientali, ivi inclusi quelli sul cambiamento climatico”.

    John Kerry, inviato Usa per il clima

    “A settembre nomineremo l’inviato speciale per il clima”, disse Di Maio proprio a giugno, in occasione della visita di John Kerry, inviato speciale dell’amministrazione Usa. Ma ad oggi se lo sono scordato. Dopo la grande estate di incendi che hanno devastato migliaia di ettari e le alluvioni che dicono a chiare lettere che gli effetti del cambiamento climatico sono già tra noi, ciò che fanno sapere dalla Farnesina è un criptico “ci stiamo lavorando”.

    Nel campo opposto, dall’ufficio stampa del ministero della Transizione ecologica, spiegano il ritardo con il fatto che la prima mossa spetta al ministro degli Esteri, e che nel frattempo tutte le trattative, se di negoziato si può parlare, sono state prese in capo al ministro Cingolani. “Non si può cambiare il giocatore in corsa”, dicono e a pochi giorni dall’inizio della conferenza di Glasgow, difficile dissentire.

    Insomma, nonostante i grandi proclami e annunci di tromba, pare non ci sia nessun bisogno di un inviato speciale sul clima: se è il ministro a trattare il pacchetto, pure una futura nomina si rivelerebbe una questione puramente formale.

    Dal MITE fanno sapere che la posizione italiana “è pienamente acquisita nella proposta dell’UE” e facendo intendere che il ruolo negoziale dell’eventuale inviato italiano sul clima sarebbe quasi superflua. Intanto sulla questione più spinosa che sta spaccando l’Europa, il nucleare di quarta generazione, Cingolani (e dunque l’Italia) non sembra schierarsi né con chi lo spinge come la Francia né con chi lo avversa come la Germania. Personalmente il ministro si è sempre schierato a favore (tra le ire degli ambientalisti) ma questa non è la posizione ufficiale dell’Italia.

    “Certo sarebbe stato utile se l’avessero nominato a giugno e avesse potuto partecipare attivamente alle trattative. A questo punto anche se lo nominano dopo la Cop26 non fa molta differenza”, commenta Edoardo Zanchini vicepresidente di Legambiente che mette l’accento sul merito e i contenuti. “Con un piano energia e clima che non è abbastanza ambizioso è difficile essere interlocutori credibili e fare davvero quello che era stato chiesto dall’accordo di Parigi”. Ma è anche dall’assenza di un padiglione italiano a Glasgow che si misura l’impegno. “Un luogo dove fai vedere agli interlocutori internazionali quale è la tua politica sul clima che è una parte della tua politica estera e di cooperazione. Così fanno molti Paesi a cominciare dalla Germania”, un aspetto di promozione tecnologica e industriale non secondario.

    Nel rimpallo di competenze sulla nomina, Palazzo Chigi si è sempre chiamato fuori ma certo il presidente Mario Draghi potrebbe avere qualche imbarazzo a cospetto dei grandi della terra che sabato e domenica ospiterà per il vertice finale del G20 sotto la sua presidenza. Ad accogliere i capi di Stato sabato 30 ottobre sfileranno in corteo anche migliaia di giovani di Friday for Future che continueranno a chiedere azioni concrete e non Bla, bla, bla.

    Vogliamo azioni immediate, e alla @COP26 i governi del mondo devono rispettare le loro promesse per difendere le condizioni di vita attuali e future e i nostri sistemi di supporto vitale!
    Ci sarai in piazza?#FridaysForFuture #22ottobre
    ℹ️ -> https://t.co/JD7SVaedj3 pic.twitter.com/xe6XbeJyUK

    — Fridays For Future Italia (@fffitalia) October 16, 2021

    Tags: cambiamenti climaticiCOP26Cop26 GlasgowEdoardo ZanchiniG20inviato speciale per il climaJohn KerryLuigi Di Maiomario draghinucleareRoberto Cingolanitransizione energetica

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