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La Repubblica Ceca punta sul nucleare per la decarbonizzazione, ma potrebbe non essere sufficiente

La Repubblica Ceca punta sul nucleare per la decarbonizzazione, ma potrebbe non essere sufficiente

Praga intende sostituire la sua grande produzione di carbone con l'energia atomica. Ma le tempistiche sono troppo lunghe per il Green Deal dell'Unione europea. Anche altri Paesi dell'Europa orientale sono alle prese con simili problematiche

Bruxelles –  Puntare sul nucleare va bene, ma non aiuterà ad abbandonare il carbone nel breve periodo. Il governo della Repubblica Ceca ha scelto l’energia atomica per sostituire la propria ingente produzione carbonifera, attualmente la terza dell’Unione europea e quattordicesima mondiale. Tuttavia, le tempistiche perché ciò avvenga sono inevitabilmente lunghe, più di quanto l’accordo sul Green Deal europeo si aspetti da Praga.

L’esecutivo di Andrej Babis ha annunciato la costruzione di un nuovo reattore per la centrale di Dukovany, che sarà operativo nel 2036. Il governo intende inoltre mantenere in vita tutti e sei i reattori oggi funzionanti, alcuni dei quali attivi sin dagli anni Ottanta. A livello di Unione europea poi, Praga è tra i più convinti sponsor del nucleare ed è tra i firmatari della richiesta di includere l’atomo tra le energie di transizione a basso contenuto di carbonio.

Attualmente circa un terzo dell’energia ceca deriva dalle centrali atomiche. Tale quota aumenterà con il nuovo reattore, ma non sarà ancora sufficiente per permettersi di abbandonare il carbone. Nei programmi di Bruxelles, l’addio alla fonte di energia più inquinante dovrà avvenire prima di quando il governo ceco conta di coprirne il fabbisogno tramite il nucleare. Per fare ciò, è necessario puntare su gas e rinnovabili, fermo restando che l’atomo dovrebbe consentire nel lungo periodo una maggiore stabilità energetica e minori emissioni.

Come la Repubblica Ceca, anche altri Paesi dell’Europa orientale stanno puntando sul nucleare per sostituire il carbone.  L’Ungheria sta ampliando la sua unica centrale di Paks, mentre la Slovacchia ha due nuovi reattori in costruzione. Questi ultimi sarebbero dovuti entrare in funzione già nel 2013, ma probabilmente lo faranno solo nel 2022. Il tema dei ritardi, insieme a quello delle lunghe tempistiche e degli alti costi di costruzione, è tra quelli che preoccupano maggiormente gli analisti per l’utilizzo del nucleare come fonte di energia di transizione.

Altro caso interessante è quello della Polonia. Varsavia produce il 70 per cento della sua energia tramite carbone e lignite. Questo la rende uno degli Stati più inquinati d’Europa, con gravi conseguenze sulla salute pubblica. Il Paese ha fatto apprezzabili sforzi per aumentare la produzione da eolico: dal vento produce circa il 22 per cento del fabbisogno nazionale, terzo dato nell’Unione europea. Il governo ha anche deciso di puntare, per la prima volta nella sua storia, sull’energia atomica. La Polonia costruirà sei reattori nucleari, che non saranno però operativi prima di almeno dodici anni. Troppo tempo, per raggiungere gli ambiziosi obiettivi fissati da Bruxelles.

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