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Brexit: le pressioni britanniche per rivisitare il protocollo sull'Irlanda del Nord spaventano Dublino
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Brexit: le pressioni britanniche per rivisitare il protocollo sull'Irlanda del Nord spaventano Dublino

Leo Varadkar, primo ministro irlandese, afferma che il suo paese prepara delle "misure per controbilanciare" in caso l'accordo commerciale tra UE e Regno Unito dovesse saltare come risultato della trattativa sul Protocollo per l'Irlanda del Nord

Bruxelles – L’Irlanda inizia a pensare a delle “misure di riequilibrio” in caso l’accordo di cooperazione e commercio tra Unione europea e Regno Unito dovesse essere sospeso. Lo ha spiegato Leo Varadkar, ex taoiseach (capo di governo) della Repubblica irlandese, ed attuale ministro del Commercio. Secondo Varadkar “nessuno vuole che l’UE sospenda l’accordo”, ma i recenti dissapori in ambito commerciale tra Londra e Bruxelles potrebbero comunque metterlo a rischio.

A minacciare l’accordo è soprattutto la possibilità che il Regno unito invochi l’articolo 16 del Protocollo sull’Irlanda del Nord, che fa parte dell’accordo con cui è stata portata a termine la Brexit. Al momento il territorio nordirlandese, pur rimanendo sotto la sovranità di Londra, è equiparato de facto a un Paese membro dell’UE per quel che riguarda il commercio. Lo scopo dell’accordo è quello di fare in modo di garantire un passaggio delle merci il più rapido possibile rapido tra Regno Unito, Irlanda del Nord e resto dell’UE ed evitare l’imposizione di dazi.

L’articolo in questione, tuttavia, ammette che uno dei contraenti possa introdurre delle “misure di riequilibrio” in caso di “serie difficoltà economiche, sociali o ambientali”. Nè le misure, nè le difficoltà vengono definite all’interno del documento, ma è probabile che attivare l’articolo porterebbe alla sospensione di tutti gli accordi commerciali attualmente in vigore – con la possibilità di generare una “guerra dei dazi” tra un lato e l’altro della Manica.

L’articolo era stato invocato nel gennaio 2021 dalla Commissione europea per limitare l’export dei vaccini in un momento in cui scarseggiavano per coprire la domanda europea, ma non era stato fatto nessun passo per l’attivazione.

Adesso sia Boris Johnson sia David Frost, ministro per la Brexit, nel corso degli ultimi negoziati tornano a evocare la possibilità di attivare questa “opzione nucleare”. Per Frost “l’Articolo 16 è una delle opzioni sul tavolo”. Lo scopo dei negoziatori inglesi è ora quello di ottenere concessioni per procedure commerciali semplificate (in entrata e in uscita) con l’Unione, specie in vista dei problemi logistici che affliggono il Paese.

Secondo l’Irlanda, però, se l’esecutivo di Johnson decidesse di tirare troppo la corda i negoziati potrebbero saltare comunque, anche se l’ipotesi non è quella preferita da nessuno dei contraenti. Eventualità remota, ma a cui Dublino non vuole arrivare impreparata.

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