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Ripresa super in Italia, rimbalzo del 6,2 per cento nel 2021 e del 4,3 per cento nel 2022

Ripresa super in Italia, rimbalzo del 6,2 per cento nel 2021 e del 4,3 per cento nel 2022

Le previsioni economiche d'autunno premiano le misure di risposte alla pandemia. Dombrovskis: "Ma serviranno riforme"

Bruxelles – Ripresa super in Italia. Alla fine di quest’anno la crescita farà segnare un rimbalzo del 6,2 per cento, molto più di quanto previsto all’inizio della pandemia. Le previsioni economiche d’autunno delle Commissione europea ‘regalano’ al Paese oltre un punto percentuale di aumento del Prodotto interno lordo rispetto alle stime di luglio (5 per cento). Già allora si riconosce uno 0,8 per cento di crescita in più per il 2021. Se in primavera la ripresa post-COVID tricolore per l’anno in corso era data al 4,2 per cento, adesso si certifica un aumento del PIL del 6,2%.

Migliorano anche le stime per il 2022. Per il prossimo anno crescita del 4,3 per cento. Anche qui la Commissione riconosce miglioramenti, anche se più marginali (era al 2,2 per cento questa estate). Ancora, nel 2023 l’attività economica è destinata a espandersi del 2,3 per cento, “un tasso di crescita ancora notevolmente superiore la media di lungo periodo”, recita la relazione di Bruxelles.

A livello di Eurozona, solo sei Paesi rimbalzano più dell’Italia, dove le cose sembrano destinate a migliorare. Si prevede che la domanda interna, in particolare la forte spesa per investimenti, sosterrà la crescita. Crescita “moderata” dei salari e dell’occupazione sono destinate a sostenere la spesa dei consumatori, che dovrebbe essere in parte intaccata dall’aumento dell’inflazione che finirà per pesare sui redditi reali disponibili. Le pressioni sui prezzi delle materie prime sono destinate a spingere l’inflazione sopra il 2 per cento il prossimo anno.

Debito ai massimi, rientra molto prima il deficit
La ripresa super dell’Italia non è senza problemi. Al netto dei rischi al ribasso legati all’andamento della pandemia, c’è l’annosa questione dei conti pubblici e più in particolare del debito. Il rapporto tra questo e il PIL è previsto al 154,4per cento alla fine dell’anno in corso. Livelli record, previsti in diminuzione il prossimo anno (151,4 per cento) e nel 2023 (151, per cento). In generale si prevede che il disavanzo e il debito pubblico diminuiranno in percentuale del PIL grazie alla ripresa economica, ma certo i numeri italiani sono da ‘sorvegliato speciale’.

Anche l’altro parametro di riferimento, quello del rapporto deficit/PIL, dovrà essere oggetto di correzioni, ma qui la traiettoria di rientro appare meno problematica. 9,4 per cento nel 2021, 5,8 per cento nel 2022 e 4,3 per cento nel 2023: queste le previsioni dell’esecutivo comunitario.

La necessità di riforme
“Il rimbalzo dell’economia europea è forte, ma non è tempo per compiacersi”, dice il vicepresidente esecutivo per un’Economia al servizio delle persone, Valdis Dombrovskis. “Dobbiamo anche monitorare da vicino l’inflazione e adeguare le nostre politiche se necessario”. Vuol dire riforme, e non solo quelle. Serve spendere in modo corretto le risorse del recovery fund. “Per restare sulla buona strada, ora dobbiamo concentrarci sull’attuazione degli investimenti e delle riforme pianificate nell’ambito dello strumento per la ripresa così da aumentare il nostro potenziale economico”.

L’aspettativa è alta, e l’Italia sarà un banco di prova importante. “L’Italia si è assunta un impegno notevole”, ricorda il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni. “Il governo sta facendo di tutto per rispettarlo, e nessuno più di me sa quanto sia un’impresa difficile”.

Disoccupazione
Sul fronte del lavoro la fotografia di Bruxelles è in chiaroscuro. Il dato relativo ai disoccupati continuerà ad essere nell’ordine del 9 per cento (9,8 per cento nel 2021, 9,3 per cento nel 2022, 9,2 per cento nel 2023). Ma quello che risalta nelle previsioni è che “la crescita dell’occupazione dovrebbe restare indietro rispetto alla crescita della produzione, poiché la carenza di manodopera in settori specifici, in parte legata al disallineamento delle competenze, è destinata a ostacolare la crescita dell’occupazione nonostante il mercato del lavoro lento.

Il turismo può attendere
In questo quadro chi dovrà fare sacrifici è ancora il settore ricettivo. I flussi turistici “non si presume torneranno a livelli di crisi prima del 2023”, e dunque fino a quel momento bisognerà continuare a lavorare non al massimo della capacità.

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