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Riduzione del danno nella lotta al fumo, per gli esperti

Riduzione del danno nella lotta al fumo, per gli esperti "all'UE serve un approccio meno frammentato"

Tanti approcci diversi alle sigarette elettroniche e i nuovi prodotti del tabacco sono un limite alla lotta alla dipendenza dal fumo tradizionale, secondo gli esperti che si sono incontrati online all'evento "Un nuovo sguardo alla salute pubblica" del Congresso panellenico di salute pubblica

Bruxelles – Tassare o vietare i prodotti tradizionali del fumo non basta più, ma serve un approccio più ampio alle politiche di riduzione del fumo anche in Europa. Questi temi sono stati al centro dell’evento online “Un nuovo sguardo di salute pubblica”(A new gaze of publich health), una sessione del Congresso panellenico di salute pubblica promosso da Scohre, l’Associazione internazionale per il controllo del fumo e la riduzione del danno. L’appuntamento si è risolto in un confronto tra esperti sul ruolo dei nuovi prodotti del tabacco senza combustione, come le sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, per vincere la sfida della dipendenza dal fumo.

Come le sigarette tradizionali, anche il fumo di “nuova generazione” rischia di andare incontro a norme europee più stringenti per la sua regolamentazione nei prossimi mesi. Nel suo piano di prevenzione al cancro, la Commissione europea ha fissato l’obiettivo ambizioso di ridurre dal 25 per cento di oggi al 5 per cento la popolazione che fa uso di tabacco, con un obiettivo intermedio del 30 per cento entro il 2025. Per arrivare agli obiettivi intende concentrarsi prevalentemente sulla tassazione delle sigarette per disincentivarne l’uso e l’abuso soprattutto tra i più giovani.

Uno dei temi più divisivi della questione è il ruolo nelle politiche di controllo del fumo dei dispositivi alternativi al fumo tradizionale, come le sigarette elettroniche o i prodotti a tabacco riscaldato, che hanno anche un diverso (e più basso) profilo di rischio. Garantirgli “una tassazione inferiore (rispetto a quella delle sigarette tradizionali) può aiutare nel percorso di abbandono del fumo tradizionale”, ha detto Andrej Fal, presidente della Polish Society of Public Health e membro di Scohre. Questa scelta “dovrebbe essere presa dai decisori politici”, ha ribadito Fal con una strategia che prevede “una tassazione sulle sigarette alta” e al contempo “quella sui prodotti meno tossici dovrebbe essere il più bassa possibile”. Al contrario di quanto avviene in Polonia “dove i dispositivi alternativi, che contengono meno tabacco sono tassati come le sigarette tradizionali”, ha spiegato.

Dal convegno è emerso il sostegno all’idea che l’Europa debba seguire l’esempio della FDA (Food and Drug Administration) americana, che nella sua battaglia alla dipendenza dal fumo adotta già un riferimento alla riduzione del danno, ovvero a un approccio che considera i prodotti alternativi alle sigarette come un mezzo “meno tossico e nocivo” per affrontare il problema. Secondo Dimitri Richter, responsabile del Dipartimento di Cardiologia dell’Euroclinic Hospital di Atene e membro fondatore di Scohre, “una voce unica e una politica condivisa da tutti i paesi europei su questo tema aiuterebbe i medici nell’informare i propri assistiti che vogliono smettere di fumare indirizzandoli verso programmi dedicati alla riduzione del danno”.

Oggi invece l’Unione Europea conserva un approccio frammentato su sigarette elettroniche e nuovi prodotti del tabacco, i vari Paesi hanno norme e considerazioni diverse e questo, secondo gli esperti, è un limite. “Tanti approcci diversi”, ha osservato Richter, “come quello dell’Italia, della Bulgaria e di Cipro, dove le autorità regolatorie hanno adottato quadri normativi dedicati definendo i requisiti scientifici per la comunicazione ai consumatori rispetto alla riduzione del rischio o alla riduzione degli effetti dannosi dell’uso di nuovi prodotti del tabacco rispetto al fumo”.

Richter ha citato il caso del Regno Unito dove le sigarette elettroniche vengono offerte come strumento complementare alle terapie sostitutive con la nicotina per smettere di fumare. “Nell’ultimo anno su 100 fumatori, il 36 per cento ha provato a smettere. Di queste persone il 25 per cento ha smesso per un anno, nel gruppo di chi non riesce 91 fumatori su 100 continuano con le sigarette e appartengono soprattuto alle fasce della popolazione svantaggiate. Occorre incentivare il passaggio di questi fumatori a dispositivi che hanno un impatto ridotto”, ha incalzato.

Allo studio anche il caso della Svezia, il primo Paese europeo a raggiungere l’obiettivo di abbassare il tasso di fumatori sotto la soglia del 5 per cento, anche grazie alla diffusione dei prodotti da fumo alternativi. Nel caso di Stoccolma “il trasferimento a prodotti meno dannosi è avvenuto senza interventi che richiedono risorse da parte del sistema sanitario”, ha spiegato nel corso dell’evento Karl Fagerström, professore emerito e presidente di Fagerström Consulting, membro fondatore di Scohre, che ha affrontato il tema di un’altra prospettiva per la salute pubblica. “Avere a disposizione sul mercato scelte meno ‘dannose’ per i fumatori si è rivelato efficace”, ha concluso.

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