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L'Unione Europea vuole che tutti i suoi Paesi membri mettano al bando i passaporti d'oro (e controllino meglio i visti)

L'Unione Europea vuole che tutti i suoi Paesi membri mettano al bando i passaporti d'oro (e controllino meglio i visti)

In una raccomandazione, la Commissione UE ha esortato i Ventisette ad abolire i programmi di cittadinanza in cambio di denaro, per non indebolire le sanzioni contro gli oligarchi russi: "Aprono le porte a corruzione, riciclaggio di denaro ed evasione fiscale"

Bruxelles – Risolvere un problema di lunga data per “chiudere le maglie larghe” delle sanzioni contro gli oligarchi russi. La promessa della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, di “perfezionare un regime di sanzioni ancora non perfetto” – come aveva affermato al vertice dei leader UE della settimana scorsa – si è concretizzata in un primo passo concreto che va in questa direzione. In una raccomandazione (fonte del diritto comunitario, non vincolante), l’esecutivo UE ha esortato tutti gli Stati membri ad abrogare “immediatamente” i passaporti d’oro, ovvero i programmi rivolti ai Paesi extra-UE per ottenere la cittadinanza in cambio di denaro.

Come già denunciato in una relazione del Parlamento Europeo, i passaporti d’oro costituiscono uno degli strumenti più utilizzati per raggirare le misure restrittive (congelamento dei beni e divieto di viaggio sul territorio UE) e sono ancora consentiti a Malta, Bulgaria e Cipro. Ma il problema è più vasto e riguarda anche i cosiddetti visti d’oro, vale a dire la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno sotto pagamento in un Paese membro (tra cui l’Italia): la Commissione ha chiesto “forti controlli”, dopo aver sollevato “serie preoccupazioni riguardo ai regimi di cittadinanza e residenza degli investitori e ai rischi intrinseci che essi comportano”. Rischi messi ancora più in evidenza dall’aggressione russa in Ucraina, dal momento in cui “alcuni cittadini russi o bielorussi soggetti a sanzioni potrebbero aver acquisito la cittadinanza UE, o potrebbero avere accesso a viaggiare liberamente nello spazio Schengen”, sottolinea l’esecutivo comunitario.

Passaporti d'oro

“Chiediamo agli Stati membri di controllare chi sono i beneficiari di questi programmi e di incrociarli con la lista dei sanzionati“, ha specificato il portavoce della Commissione Europea, Eric Mamer, nel corso del punto quotidiano con la stampa di Bruxelles. La raccomandazione è quella di valutare se i passaporti o i visti d’oro concessi da un Paese membro UE a cittadini russi o bielorussi debbano essere ritirati, “a seguito di una valutazione individuale e nel rispetto del principio di proporzionalità, dei diritti fondamentali e del diritto nazionale degli Stati membri”. Tra le misure raccomandate, c’è anche il rifiuto del rinnovo o la sospensione dei programmi di permessi di soggiorno concessi nell’ambito del regime di residenza a tutti i cittadini russi e bielorussi. Entro la fine di maggio i Paesi membri interessati dovranno riferire sull’attuazione della raccomandazione, tenendo poi l’esecutivo comunitario costantemente informato.

Nel caso dei passaporti d’oro, è stato messo in chiaro che “non sono compatibili a livello generale con il principio di “cooperazione sincera e di cittadinanza dell’UE” sancito dai Trattati. Nel 2020 la Commissione ha aperto due procedure d’infrazione contro Malta e Cipro, mentre la Bulgaria ha annunciato di essere pronta ad abolirlo. “I valori europei non sono in vendita”, ha attaccato il commissario per la Giustizia, Didier Reynders, sottolineando che la vendita della cittadinanza attraverso i passaporti d’oro è “illegale secondo il diritto dell’UE e pone seri rischi alla nostra sicurezza”, dal momento in cui “apre la porta alla corruzione, al riciclaggio di denaro e all’evasione fiscale“. A fargli eco la commissaria per gli Affari interni, Ylva Johansson: “Di fronte alla guerra, dobbiamo assicurare che i russi e i bielorussi sotto sanzioni e quelli che sostengono la guerra di aggressione di Putin non possano comprarsi l’ingresso nell’UE”, senza dimenticare che “il diritto di viaggiare liberamente all’interno dell’area Schengen è uno dei nostri più grandi beni e abbiamo bisogno di controlli forti perché questo diritto non venga abusato”.

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