Bruxelles – “È giunto il momento di eliminare gradualmente i controlli alle frontiere interne, perché il corretto funzionamento di Schengen è uno dei maggiori traguardi dell’Unione europea”. Il commissario per gli Affari interni e l’immigrazione, Magnus Brunner, insiste, e in occasione del Consiglio Giustizia e affari interni di Lussemburgo torna a incalzare i governi.
Due giorni fa la Commissione europea ha emesso dei pareri sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne da parte di Austria, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Svezia, raccomandandoli di adoperarsi per eliminare gradualmente e abolire gradualmente i controlli alle frontiere tra Paesi. Si tratta di controlli introdotti in deroga alle norme sulla libera circolazione e mantenuti, in alcuni casi, ben oltre il limite temporale di dodici mesi previsto dal quadro europeo. Gli Stati membri si sono avvalsi di questa possibilità sfruttando la presenza di “preoccupazioni reali e legittime relative alle minacce alla sicurezza e alla situazione migratoria” , un’eventualità sancita dalla normativa UE, di cui gli Stati hanno abusato.
Parte dei nove, tuttavia, non sembra intenzionata a seguire la linea suggerita dalla Commissione. “I controlli alle frontiere interne funzionano e saranno ulteriormente sviluppati in modo flessibile, a seconda dell’efficacia di altre decisioni” ha ribadito il ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt, per cui i controlli alle frontiere “rimangono uno strumento importante per contrastare l’immigrazione clandestina”. Analogamente, il ministro dell’Interno dell’ Austria, Gerhard Karner, ha sottolineato che la migrazione illegale è diminuita drasticamente nel suo Paese, vantando “una diminuzione degli ingressi illegali da 3.500 nel 2002 a meno di venti nell’ultima settimana”.
Più morbido è stato l’atteggiamento della Svezia. Il ministro dell’Interno di Stoccolma, Gunnar Strömmer, ha ammesso che il suo Paese ha mantenuto i controlli per dieci anni e che pur volendo che non restino per sempre, vuole che il suo Paese sia sicuro.
Il dibattito si mostra dunque in salita, caratterizzato da frizioni e divergenze. Serve comunque un giro di tavolo per tastare le diverse posizioni dei 27, chiamati a esaminare lo stato generale dello spazio Schengen di libera circolazione. In questo esercizio previsto il contributo della Commissione europea, con la relazione relativo all’ ultimo anno. È sulla base di questo testo che il Consiglio definirà quindi le azioni che considera prioritarie per il biennio 2026-2027.



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