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Il Movimento degli ombrelli

Commissione Europea: "A Hong Kong si è posta fine a una reale opposizione politica"

È quanto è emerso dal rapporto annuale per il 2021 sullo status dell’ex colonia britannica. Dopo la legge sulla sicurezza nazionale, registrati la svolta autoritaria e l’avvicinamento alle politiche della Cina

Bruxelles – La Commissione Europea ha pubblicato due rapporti annuali sullo status delle regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao nel 2021. Per l’ex colonia britannica, lo scorso anno è stato d’implementazione della Legge sulla sicurezza nazionale, che, come emerge dal relativo rapporto, ha portato a una svolta autoritaria e a un avvicinamento alle politiche, anche economiche, della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Anche nella capitale mondiale del gioco d’azzardo, tradizionalmente più filocinese, la libertà politica risulta più a rischio.

Per Hong Kong, il 2021 è cominciato con l’arresto di 55 attivisti del movimento pro-democrazia a gennaio e si è concluso con le elezioni del LegCo (Legislative Council) del 19 dicembre, da cui, come ricorda il documento, è risultato un mini parlamento di fatto privo di un’opposizione politica. In mezzo, ci sono stati molteplici interventi che hanno minato il processo democratico e il cosiddetto principio ‘un Paese, due sistemi’, l’accordo che, almeno su carta, avrebbe dovuto garantire la semi-autonomia della regione amministrativa fino al 2047.

Dopo la Legge sulla sicurezza nazionale – che dal primo luglio 2020 punisce i reati di secessione, eversione, attività terroristiche e collusione con un Paese straniero, per i quali sono previste pene fino all’ergastolo – è soprattutto la modifica del sistema elettorale (30 marzo 2021) ad aver “ulteriormente indebolito gli già limitati elementi democratici” e “garantito che voci pro establishment potessero controllare tutti i livelli governativi”, riporta il documento. Questa revisione ha infatti introdotto una valutazione preventiva dei candidati alle cariche pubbliche, contro ‘elementi antipatriottici’. “Il 2021 ha visto la fine di una reale opposizione politica a Hong Kong”, prosegue il testo, “sono rimasti il Partito Democratico, il Partito Civico e pochi altri, ma la loro posizione è diventata sempre più debole, dal momento che la loro esistenza viene messa in dubbio, a meno che non recitino il ruolo di ‘opposizione leale’”.

Sempre dello scorso anno è infatti anche un provvedimento, retroattivo, che richiede un giuramento di lealtà da parte di tutti i funzionari pubblici nei confronti dell’esecutivo e della Basic Law, la costituzione di Hong Kong, e che prevede un codice di condotta che, se violato, può portare alla revoca della carica. “Da settembre 2021, le autorità hanno rimosso 49 consiglieri distrettuali pro-democrazia”, perché i loro giuramenti non sono stati ritenuti “genuini”, sottolinea il rapporto.  Una mossa che, secondo l’UE, “ha negato i risultati delle precedenti elezioni per i consigli distrettuali, dove i candidati pro-democrazia si erano assicurati oltre l’80 per cento dei seggi”.

Il giro di vite su Hong Kong ha riguardato anche le principali organizzazioni della società civile anti establishment, che spesso hanno scelto di sciogliersi pur di non violare la Legge sulla sicurezza nazionale. Il bilancio dell’UE è di oltre 50 organizzazioni, tra cui Amnesty International Hong Kong e una serie di associazioni studentesche, sindacati, gruppi religiosi e media. Mentre, al 31 dicembre 2021, sono 162 gli individui arrestati tra attivisti, parlamentari dell’opposizione, giornalisti e accademici, con l’introduzione della Legge sulla sicurezza nazionale – su un totale di 10mila manifestanti dal 2019. “Le corti di Hong Kong hanno interpretato la Legge con severità, nonostante stabilisse che i diritti umani sarebbero stati rispettati e protetti nella difesa della sicurezza nazionale”, scandisce il rapporto.

Secondo la Commissione Europea, la stretta su Hong Kong avrebbe portato anche a una maggiore integrazione economica con la Cina continentale. L’hub finanziario mantiene tuttora la propria storica indipendenza, con un’economia non regolamentata dallo Stato come quella di Pechino, una moneta propria e una giurisdizione legale separata. Tuttavia, è sempre più parte delle politiche cinesi. In primis, per il progetto di una ‘metropoli settentrionale’, un’area di circa 300 chilometri quadrati, che verrà costruita a nord della città, nei cosiddetti Nuovi Territori, a confine con la città cinese di Shenzhen. Presentata dall’ex capo dell’esecutivo Carrie Lam, connetterà Hong Kong all’Area della grande baia, un cluster di undici metropoli con cui la Cina vuole puntare all’autosufficienza tecnologica.

Anche Macao, ex colonia portoghese trasferita alla Cina nel 1999, secondo la Commissione sarebbe soggetta a una stretta sul piano politico. Una legge sulla sicurezza, sempre filocinese, è in vigore a Macao dal 2009, per quanto nessuno sia mai stato accusato di violazioni, a differenza di Hong Kong. Tuttavia, alle elezioni dell’assemblea legislativa del 12 settembre, per la prima volta nella storia di Macao, le autorità hanno scartato 21 candidati perché non sufficientemente ‘patrioti’.

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