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Ucraina, Papa: Non si usi il grano come arma di guerra. Italia preme per corridoi marittimi

Ucraina, Papa: Non si usi il grano come arma di guerra. Italia preme per corridoi marittimi

Il Pontefice sarà in Africa dal 2 al 7 luglio. La preoccupazione del Presidente della Repubblica: Effetti guerra su tutti a cerchi concentrici, c'è crisi alimentare

Roma – Il grano fermo in Ucraina preoccupa anche Papa Francesco. La catastrofe alimentare sta per abbattersi soprattutto sull’Africa e, a un mese dal suo viaggio in Congo e Sud Sudan (2-7 luglio), il Pontefice lancia un appello alla comunità internazionale: “Non si usi il grano come arma di guerra”.

Dalle esportazioni dei carichi bloccati, ricorda al termine dell’udienza generale, “dipende la vita di milioni di persone, specialmente nei Paesi più poveri. Si faccia ogni sforzo per risolvere la questione e per garantire il diritto umano universale a nutrirsi”.

Anche il pensiero del Presidente della Repubblica,  Sergio Mattarella, è alla crisi del pane: “Quello scatenato dall’aggressione Russia in Ucraina è un conflitto che a cerchi concentrici si ripercuote su altri popoli e nazioni”, sottolinea nel saluto prima del concerto al Quirinale per le celebrazioni del 2 giugno. Ma la guerra incide anche sugli obiettivi legati all’emergenza climatica: “La comunità internazionale vede pesantemente messi in discussione i risultati raggiunti negli ultimi decenni. Sembra l’avversarsi di scenari che vedono l’umanità protagonista della propria rovina”, afferma il Capo dello Stato.

Di sicurezza alimentare il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha parlato ieri con il segretario di Stato americano, Anthony Blinken. A breve avrà un nuovo colloquio anche con l’omologo ucraino, Dmytro Kuleba. “Stiamo premendo affinché vengano creati corridoi marittimi per il trasporto delle materie prime alimentari, anzitutto il grano, dai porti ucraini”, assicura, durante il question time alla Camera. Servirà trovare un accordo tra Kiev e Mosca sia per sminare le acque antistanti i porti, in particolare quello di Odessa, a fronte della garanzia del transito sicuro dei carichi, sia per la navigazione senza ostacoli per le imbarcazioni cariche delle tonnellate di grano che da settimane sono ferme in Ucraina.

Ieri, però, il premier Mario Draghi ha avanzato anche l’ipotesi di un trasporto via ferrovia, rivelando che l’Unione europea si sta adoperando in questo senso. Nel frattempo, l’unica certezza è che quel grano va sbloccato urgentemente, prima del nuovo raccolto, anche per questioni strategiche. “Sappiamo che non tutti i Paesi africani non sono con l’Occidente, l’abbiamo visto con i voti alle Nazioni Unite su questa guerra. Se si perde la guerra sulla sicurezza alimentare si perde la possibilità che questi Paesi possono venire incontro all’Europa”, ha osservato l’ex capo della Bce, ricordando che la guerra “non è il risultato delle sanzioni”, al contrario, sono le sanzioni a essere conseguenza dell’aggressione russa in Ucraina. Sulla contingenza, il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli annuncia lo sblocco di oltre 200mila ettari di terreni per rispondere al caro materie prime. “È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che rende operative le deroghe ai regolamenti comunitari sulla Pac”, fa sapere.

Spaventano intanto le previsioni di S&P nell’ultimo rapporto, dal titolo ‘The Global Food Shock Will Last Years, Not Months’. Per l’agenzia, l’aumento dei prezzi dei beni alimentari e la riduzione delle forniture durerà fino al 2024, forse oltre. La carenza di fertilizzanti, i controlli sulle esportazioni, le interruzioni del commercio globale e l’aumento dei costi del carburante e dei trasporti eserciteranno pressioni al rialzo sui prezzi dei beni alimentari di base. Nell’analisi i Paesi a medio e basso reddito dell’Asia centrale, del Medio Oriente, dell’Africa e del Caucaso saranno i più colpiti dall’impatto iniziale. Lo shock dei prezzi alimentari inciderà sulla crescita del Pil, sulla performance fiscale e sulla stabilità sociale, e potrebbe spingere ad azioni di rating in base alle risposte dei singoli Paesi e delle organizzazioni internazionali.

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