dall’inviata a Baku – L’Unione europea resta “il principale partner strategico dell’Azerbaijan” sul fronte energetico, ma la crescente spinta europea verso la decarbonizzazione e le energie rinnovabili preoccupa sempre di più uno dei principali fornitori di gas e petrolio del continente, l’Azerbajian, appunto. Timori sviscerati dal viceministro per l’Energia dell’Azerbaijan, Orkhan Zeynalov, parlando ai giornalisti nella capitale azera. Nonostante i rapporti tra Baku e Bruxelles rimangano sempre “eccellenti” e destinati a consolidarsi ulteriormente con un nuovo incontro “previsto in autunno”, spiega, “c’è bisogno che le regolamentazioni sul tema energetico siano più flessibili, che considerino le esigenze dei singoli Stati e che siano accessibili per le imprese”.
I rapporti tra Unione europea e Azerbaijan poggiano sull’Accordo di Partenariato e Cooperazione entrato in vigore nel 1999, che costituisce ancora oggi la cornice giuridica della cooperazione bilaterale. Negli ultimi anni, soprattutto dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la conseguente crisi energetica europea, il rapporto si è ulteriormente rafforzato. Nel 2022, Bruxelles e Baku hanno firmato un Memorandum d’intesa sulla partnership strategica nel settore energetico, con l’obiettivo di incrementare le forniture di gas azero verso l’Europa attraverso il Corridoio Meridionale del Gas. Secondo Zeynalov, la cooperazione si è trasformata in un “partenariato soddisfacente, che ha sempre margine di rafforzamento”.
Nell’analisi del viceministro, anche le recenti tensioni geopolitiche hanno dimostrato la centralità dell’Azerbaijan per la sicurezza energetica europea. “La recente tensioni nello Stretto di Hormuz hanno dimostrato la necessità di linee di approvvigionamento sicure e quanto la diversificazione sia fondamentale“, ha spiegato. Secondo il viceministro, le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno confermato la centralità dell’Azerbaijan nelle strategie europee di diversificazione energetica. “L’importanza dell’Azerbaijan e del corridoio energetico centrale. Ha mostrato la vulnerabilità che deriva dalla dipendenza da un’unica fonte energetica e ha dimostrato la resilienza e l’importanza di oleodotti e gasdotti, che non dipendono dalle dinamiche marittime“.
Secondo Zeynalov, proprio la capacità di offrire rotte terrestri alternative rappresenta oggi uno dei principali punti di forza del Paese caucasico. “Nel caso dell’Azerbaijan, le nostre forniture all’Europa di petrolio greggio e gas naturale non hanno subito alcun impatto. Anzi, in generale sono aumentate, evidenziando l’importanza del corridoio centrale attraverso cui passano l’Azerbaijan e l’Asia centrale”.
Il viceministro ha poi sottolineato come il rapporto energetico tra le due sponde sia ormai una relazione di reciproca dipendenza. “Oggi esportiamo gas in sedici Paesi, dieci dei quali dell’Unione europea e undici della NATO. È ovvio che dipendiamo molto dall’Europa, ma esiste anche una dipendenza reciproca“.
Le richieste di maggiore flessibilità avanzate da Baku si inseriscono in un contesto europeo sempre più orientato alla decarbonizzazione. Negli ultimi anni, Bruxelles ha accelerato l’attuazione del Green Deal e del pacchetto legislativo “Fit for 55“, che punta a ridurre drasticamente le emissioni entro il 2030 e al rafforzamento delle rinnovabili come fonti di approvvigionamento energetico. Di questa inversione di rotta verso risorse più green ne aveva parlato anche il commissario agli Oceani e alla Pesca, Costas Kadis, in un’intervista a Eunews: “Rinnovabili, nucleare e, solo se necessario, combustibili fossili”.
Per un Paese come l’Azerbaijan, la cui economia resta fortemente legata alle esportazioni di idrocarburi, questa evoluzione rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità. Non a caso, la cooperazione energetica tra Bruxelles e Baku non riguarda più soltanto gas e petrolio: il memorandum del 2022 include anche sviluppo delle energie rinnovabili, riduzione delle emissioni di metano, efficienza energetica e progetti per l’esportazione di energia verde dal Mar Caspio verso il mercato europeo.
Pur concentrandosi sul rapporto con l’Unione europea nel suo complesso, Zeynalov ha voluto ribadire il ruolo privilegiato dell’Italia. “Amiamo l’Italia. È il primo mercato per l’export del nostro greggio e il secondo per il gas“, ha affermato. Ma Roma non rappresenta soltanto un cliente energetico. “Per noi l’Italia è strategica anche come porta di accesso ad altri Paesi dell’Europa occidentale”. Tra i mercati che suscitano maggiore interesse da parte di Baku figurano Austria e Germania, mentre il governo azero guarda anche a nuove opportunità nei Balcani e in Paesi esterni all’Unione europea come Serbia e San Marino. Un segnale che conferma la volontà dell’Azerbaijan di consolidare il proprio ruolo di hub energetico tra Asia ed Europa.
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