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Storia e Dopo Storia, le antinomie davanti alle ceneri di Gramsci: Giommaria Monti racconta il suo Pasolini
La realizzazione di un murale in onore di PPP a Bari nel marzo 2022 (Imagoeconomica)

Storia e Dopo Storia, le antinomie davanti alle ceneri di Gramsci: Giommaria Monti racconta il suo Pasolini

"Pasolini la città dei Sensi", il nuovo lavoro per Diadema edizioni di uno dei più attenti studiosi del poeta ed intellettuale

Per me, nato e vissuto negli anni della prima infanzia a Centocelle, nel palazzo che fa da sfondo ad un’immagine che ritrae PPP che gioca a calcio con dei ragazzetti in quello che allora chiamavamo “er pratone”, leggere il testo di Giommaria Monti è stato commovente, e mi ha reimmerso, come fosse la madeleine proustiana, negli odori e nei sapori della Roma di quegli anni, terreno fertile, contraddittorio ed affascinante insieme, della poetica pasoliniana.

Con “Pasolini la città dei Sensi” (Diadema Edizioni), Giommaria Monti ripercorre, attraverso strade e quartieri della Roma degli anni 50, le crisi e le contraddizioni di uno dei maggiori poeti ed intellettuali del Novecento, che legò gran parte della sua vita, e purtroppo anche la tragica fine, a questa città.

Roma, in un primo tempo, attrae il giovane Pasolini col suo sviluppo fangoso, carnale, centrifugo, ma poi, man mano che la metropoli nascente lo rende consapevole della crisi incombente, la fascinazione del suo sguardo si arresta e dà origine ai contraddittori, al paradosso, alla dissociazione del linguaggio poetico.

Giommaria Monti, attraverso l’analisi delle “Ceneri di Gramsci”, raccolta fondamentale del 1957, esamina con intelligenza e profondità d’animo, lo svolgersi non solo del linguaggio pasoliniano, ma anche il travaglio dell’uomo, che, di fronte alle ceneri del fratello-padre Gramsci si rende consapevole, con angoscia, delle antinomie del suo pensiero: cristianesimo e marxismo, Storia e Dopo Storia (i cui confini sono segnati dalla nascente, incombente, spaesante metropoli), centro e periferia, passione e ideologia.

C’è molto altro in questo interessantissimo testo: lo sviluppo urbanistico della città come metafora della fine della modernità, la perdita di senso generata dallo sviluppo indistinto delle periferie che sconvolge anche l’idea classica della polis.
Le rovine, infine, simulacri di un mondo ormai finito, “simboli di una sparizione irrimediabile”.

“Roma è la palude dove si perdono le tracce di ogni senso. È una città così bella che le perdoni tutto”: in queste parole di Monti l’auspicio che la lettura del suo libro possa aiutarci a comprendere meglio, oltre che la poesia di Pasolini, anche il volto di questa nostra bellissima ma difficile città.