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Eurocamera (di nuovo) al voto sul mercato di carbonio

Eurocamera (di nuovo) al voto sul mercato di carbonio

I tre fascicoli rinviati nell'ultima plenaria di giugno - revisione Ets, tassa CO2 alle frontiere e Fondo sociale per il clima - di nuovo al voto degli eurodeputati in mini-plenaria a Bruxelles

Bruxelles – L’Europarlamento ci riprova, ma stavolta dovrebbe andare tutto come previsto. L’Aula riunita a Bruxelles in mini-plenaria voterà domani (22 giugno) sui tre fascicoli più importanti del pacchetto sul clima ‘Fit for 55’ relativi alla revisione del sistema di scambio di quote di emissioni (l’Ets– Emission trading system), alla tassa sul carbonio alle frontiere e al Fondo sociale per il clima. Tre dei principali fascicoli del pacchetto sul clima ‘Fit for 55’ su cui i gruppi politici si erano spaccati lo scorso 8 giugno in plenaria a Strasburgo.

Il ‘no’ della maggioranza degli eurodeputati sulla revisione del mercato europeo del carbonio, a catena, ha provocato due settimane fa il rinvio del voto su altri due dossier collegati alla riforma: la proposta di un Fondo sociale per il clima – da finanziare con parte delle entrate del secondo Ets che la Commissione punta a introdurre per edifici e trasporti – e una tassa sul carbonio alle frontiere, per tassare le emissioni importate. I gruppi politici all’Eurocamera si sono trovati divisi sulla riduzione progressiva delle quote di emissioni che ogni anno vengono assegnate alle grandi industrie ad alta intensità energetica. Il mercato di scambio di quote di carbonio è attivo in UE dal 2005 e copre il settore energetico, industriale e i voli commerciali dentro la UE, obbligando oltre 10mila centrali elettriche e fabbriche ad alta intensità energetica a comprare un permesso per ogni tonnellata di CO₂ emessa, secondo il principio “meno inquini, meno paghi”. Le quote sono acquistate tramite aste, ma l’Ets conserva un numero annuale di permessi che vengono assegnati gratuitamente alle aziende, per          scongiurare la pratica della “rilocalizzazione” delle emissioni (quando le aziende spostano le attività dove ci sono vincoli sulle emissioni meno stringenti).

Con il regime Ets attuale, l’UE stima una riduzione del 43 per cento delle emissioni di CO₂ nei settori coperti, proponendo la revisione per arrivare al 62 per cento di emissioni in meno entro il prossimo decennio. La Commissione propone di far scadere le quote gratuite entro il 2036, ma già a partire dal 2026 le indennità saranno ridotte del 10 per cento all’anno. All’Europarlamento le fazioni politiche si sono scontrate proprio sull’anno in cui eliminare definitivamente le assegnazioni gratuite. I “tre grandi” gruppi politici – PPE, Renew europe e S&D, che rappresentano circa il 60% dei seggi – arriveranno al voto di domani con un nuovo compromesso per far scadere le quote nel 2032, progressivamente a partire dal 2027 (e non dal 2026 come proposto dalla Commissione).

Secondo il compromesso che sarà votato in mini-plenaria, l’iter per eliminare le quote sarà inizialmente lento: dal 2027 sarà distribuito il ​​93 per cento delle assegnazioni gratuite, l’84 per cento nel 2028, il 69 per cento nel 2029, il 50 per cento nel 2030, il 25 per cento nel 2031 e nel 2032 saranno completamente eliminate. Tutti i settori che fanno parte dell’Ets, saranno inclusi progressivamente nel meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiere, il secondo fascicolo al voto dell’Eurocamera. Il CBAM, acronimo di Carbon Border Adjustment Mechanism, è uno strumento complementare all’Ets perché è pensato per obbligare gli importatori ad acquistare certificati di CO₂, come fanno le industrie che producono in Europa. La Commissione spinge per introdurlo dal 2026, applicandolo ai settori dell’energia elettrica, dei fertilizzanti, acciaio, ferro e alluminio, dopo una fase transitoria tra 2023 e il 2025. I deputati punteranno a farlo entrare in attività dal 2025 ed estenderne il campo di applicazione ai prodotti chimici organici, la plastica, l’idrogeno e l’ammoniaca.

Il terzo fascicolo su cui si esprimeranno è quello su cui gli eurodeputati sono più compatti: l’introduzione di un Fondo sociale per clima, una compensazione (che l’UE stima in 72 miliardi tra 2025 e 2032) per ammortizzare i costi della transizione. I deputati chiederanno alla Commissione europea di introdurre un approccio unitario alla definizione di povertà energetica e la povertà da mobilità, perché il Fondo vada a beneficio delle famiglie, delle microimprese e degli utenti dei trasporti più vulnerabili e particolarmente colpiti dall’impatto della transizione. Il fondo è pensato principalmente per compensare l’entrata in vigore di un secondo sistema Ets per trasporti ed edifici, una delle proposte della Commissione nella revisione del sistema attuale.

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