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La BCE vara il suo scudo anti-spread, ma per l'Italia può essere difficile afferrarlo
[foto: imagoeconomica]

La BCE vara il suo scudo anti-spread, ma per l'Italia può essere difficile afferrarlo

Si chiama TPI, ed è il nuovo programma di acquisto di titoli pubblici. Si attiva su richiesta, e funziona solo se si fanno le riforme. Vigiliano anche Commissione Esm. E' la Troika che torna a fare capolino

Bruxelles – Programma di acquisto di titoli pubblici, non automatico ma su richiesta dello Stato interessato. Il tutto legato al rispetto rigoroso del programma di riforme, quelle richieste dal meccanismo per la ripresa, quelle richieste dalle raccomandazioni specifiche per Paese, quelle previste dalle regole di bilancio UE, con il controllo di Commissione UE, BCE, e Meccanismo di stabilità. La Banca centrale europea svela lo ‘scudo anti-spread’, il Meccanismo di trasmissione della politica monetaria (noto con l’acronimo inglese TPI, Transmission Protection Instrument).

Non si pongono tetti massimi all’entità dell’intervento. E’ la BCE a scegliere “con discrezionalità” e in completa autonomia, sottolinea Christine Lagarde, e la mole degli acquisti nell’ambito del TPI “dipenderebbe dalla gravità dei rischi che incombono sulla trasmissione della politica monetaria”, spiega la presidente dell’istituzione di Francoforte. L’attività di sostegno si concentra sui titoli di debito con una scadenza residua compresa tra uno e dieci anni.

Condizione per ricevere l’assistenza politiche di bilancio “sane e sostenibili”. La Bce, nel svelare le condizioni di acquisto, detta un’agenda chiara soprattutto all’Italia del post-Draghi. Ogni Paese dell’eurozona può avvalersi del nuovo strumento, purché il governo rispetti i quattro criteri approvati all’unanimità dal consiglio direttivo. In primo luogo occorre non essere soggetto a una procedura per i disavanzi eccessivi (EDP) o, in alternativa, non essere considerati come indietro nel rispetto di una raccomandazione del Consiglio dell’UE.  Non bisogna trovarsi in una situazione di gravi squilibri macroeconomici o, in alternativa, indietro con l’attuazione delle raccomandazioni per Paese. In terzo luogo si richiede sostenibilità delle finanze pubbliche, che presuppone traiettorie di riduzione del debito effettive. Qui l’Eurotower “terrà conto, ove disponibili, delle analisi di sostenibilità del debito della Commissione Europea, del Meccanismo Europeo di Stabilità, il Fondo Monetario Internazionale e altre istituzioni”. E’ la Troika che si riaffaccia.

C’è poi il quarto e ultimo criterio da soddisfare per poter accedere allo scudo anti-spread, che prevede il rispetto degli impegni presentati nei piani di ripresa. In Europa non si sono nascoste le preoccupazione circa la capacità dell’Italia di attuare questo piano, a seguito della crisi di governo e il voto anticipato che ne deriva.

Lo scudo anti-spread della BCE c’è, e rappresenta una dichiarazione politica nei confronti del nuovo esecutivo tricolore che verrà. Non fare le riforme vuol dire non essere aiutati, essere aiutati vuol dire rimanere nel solco tracciato da Draghi e fare le riforme. Dato il deterioramento della situazione politica nello Stivale il salvagente risulta meno scontato da afferrare, e questo rischia però di complicare i piani di tutti.

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