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Governi spaccati sugli obiettivi di energia rinnovabile al 2030, pressing per portare la quota al 45% nelle trattative su 'REPower'
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Governi spaccati sugli obiettivi di energia rinnovabile al 2030, pressing per portare la quota al 45% nelle trattative su 'REPower'

Accordo al Consiglio energia sulla revisione della direttiva rinnovabili (del 2018). Austria, Danimarca, Estonia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Portogallo e Spagna chiedono un aumento dell'obiettivo di energia rinnovabile nell’Ue per il 2030 dal 40 al 45% durante i negoziati con l’Europarlamento sul piano per l'indipendenza dal gas russo

Bruxelles – Austria, Danimarca, Estonia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Portogallo e Spagna. Sono in tutto otto gli Stati membri Ue che ieri (19 dicembre), dopo la riunione del Consiglio energia, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta – vista da Eunews – chiedendo un aumento dell’obiettivo di energia rinnovabile nell’Ue per il 2030 dal 40 al 45% durante i negoziati con l’Europarlamento sul ‘REPowerEU’. La richiesta del gruppo degli otto è motivata dal fatto che al Consiglio energia di ieri a Bruxelles, i ministri hanno adottato la loro posizione negoziale sulla revisione della direttiva sulle energie rinnovabili (del 2018), proposta dalla Commissione Ue nel piano ‘REPowerEu’, presentato a maggio scorso per affrancare l’Ue dai combustibili fossili russi.

Per dire addio ai combustibili fossili, il piano della Commissione Ue è strutturato anche su una proposta per accelerare l’espansione delle rinnovabili, aumentare il target e contrastare la lentezza con cui si approvano le autorizzazioni per i grandi progetti di energia pulita, con un emendamento mirato alla direttiva sulle energie rinnovabili per riconoscere l’energia rinnovabile come “un interesse pubblico prevalente”. Neanche un anno prima, a luglio 2021, Bruxelles aveva proposto nel quadro del suo pacchetto climatico ‘Fit for 55’ una revisione della direttiva sulle energie rinnovabili risalente al 2018 per portare l’obiettivo per il 2030 dall’attuale 32,5 per cento di energie rinnovabili nel mix energetico dell’UE, fino al 40 per cento. Un target considerato insufficiente alla luce della necessità di aumentare la quota di rinnovabili in Ue per ridurre al contempo l’energia prodotta da combustibili fossili (in particolare quelli russi), che la Commissione Ue ha proposto quindi a maggio di portare al 45 per cento (obiettivo su cui è d’accordo anche l’Europarlamento) entro il 2030. Il mandato del Consiglio ha però mantenuto l’obiettivo generale di una quota di energia da fonti rinnovabili pari ad almeno il 40 per cento del consumo finale lordo dell’Unione nel 2030 senza alzare l’ambizione. Da qui la richiesta degli otto ad alzare le ambizioni sull’obiettivo nel quadro dei negoziati che dovranno iniziare con l’Eurocamera, l’altro co-legislatore dell’Ue.

“Questo accordo è un’importante aggiunta al lavoro in corso sulla direttiva sulle energie rinnovabili. Autorizzazioni più rapide in aree che possono produrre i migliori risultati senza danneggiare l’ambiente ci consentiranno di distribuire l’energia rinnovabile nelle nostre reti più velocemente. Questo è il modo migliore per diventare indipendenti dall’energia russa e contribuirà anche notevolmente ai nostri obiettivi climatici”, ha commentato Jozef Sikela, ministro ceco dell’industria e del commercio che ha presieduto la riunione in qualità di presidente di turno dell’Ue.

Il mandato del Consiglio prevede che entro 18 mesi dall’entrata in vigore della direttiva, gli Stati membri mappino le aree necessarie per i contributi nazionali verso l’obiettivo 2030 per le energie rinnovabili, mentre entro 30 mesi, adottino uno o più piani per individuare le ‘aree di destinazione delle energie rinnovabili’, ovvero aree destinate alle energie rinnovabili e che riguarderanno la terraferma, il mare o le acque interne che sono individuate perché “particolarmente adatte a specifiche tecnologie di energia rinnovabile e presentano rischi minori per l’ambiente”. Ad esempio, dovrebbero essere evitate le aree protette.

Nei loro piani che designano le aree di riferimento per le energie rinnovabili, gli Stati membri dovrebbero adottare anche misure di mitigazione per contrastare le potenziali conseguenze ambientali negative delle attività di sviluppo dei progetti situati in ciascuna area di riferimento. L’intero piano – puntualizza il Consiglio – sarebbe quindi soggetto a una valutazione di impatto ambientale semplificata, invece di una valutazione effettuata per ogni progetto. Quando ai processi di rilascio delle autorizzazioni, per le aree di accesso alle rinnovabili, il Consiglio ha deciso che i processi di rilascio delle autorizzazioni non dovrebbero richiedere più di un anno per i progetti di energie rinnovabili e di due anni per i progetti di energie rinnovabili offshore. In attesa di un accordo tra colegislatori e che le modifiche alla direttiva siano applicate, la Commissione europea ha proposto lo scorso 9 novembre un regolamento di emergenza per accelerare i permessi alle rinnovabili, sui cui i ministri hanno dato il via libera ieri al Consiglio energia.

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