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    Home » Politica Estera » Tragedia dei migranti in Calabria, il giorno dopo: l’Ue si interroga sul sistema di ricerca e salvataggio

    Tragedia dei migranti in Calabria, il giorno dopo: l’Ue si interroga sul sistema di ricerca e salvataggio

    Sono 63 per ora le vittime accertate dell'imbarcazione che si è schiantata sulla costa crotonese, più di 100 i dispersi. Sul tavolo "nessuna proposta per missioni navali europee di salvataggio", nonostante l'invito a rafforzare il sistema di soccorso in mare pervenuto dall'Oim e dall'Unhcr

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    27 Febbraio 2023
    in Politica Estera
    migranti calabria

    (Photo by Alessandro SERRANO / AFP)

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    Bruxelles – Il giorno dopo la tragedia di Steccato di Cutro, in cui hanno perso la vita almeno 63 persone migranti, a Bruxelles per l’ennesima volta è tempo di interrogarsi sul mancato soccorso all’imbarcazione che trasportava tra i 180 e 250 passeggeri provenienti da Turchia, Siria, Pakistan e Afghanistan. Perché il caicco, partito da Smirne, prima di schiantarsi sulle coste di Crotone, in acque territoriali italiane, ha attraversato tutto il Mar Egeo e lo Ionio senza che le venisse prestato soccorso. Nonostante, come dichiarato dalla Guardia di Finanza di Vibo Valentia, nella serata di sabato un velivolo dell’Agenzia europea della Guardia di frontiera e costiera (Frontex) avesse avvisato le autorità italiane della presenza dell’imbarcazione a circa 40 miglia dalle coste crotonesi.

    (Photo by Alessandro SERRANO / AFP)

    Come sempre in questi casi arrivano le dichiarazioni di “profondo dolore e rammarico” dei leader Ue per un fenomeno tornato di stretta attualità. Complice un anno di arrivi da record alle frontiere europee, da mesi a Bruxelles è tornato in auge il “dossier migrazioni”, con la Commissione europea che lo scorso 21 novembre ha presentato un Piano d’azione specifico per il Mediterraneo centrale, in cui si ribadiva la necessità di “una cooperazione più stretta tra tutti gli attori coinvolti nelle operazioni di ricerca e soccorso”. E con le conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo, tre settimane fa, che mettevano il sigillo sul principio che “la migrazione è una sfida europea e come tale va affrontata con una risposta europea”.

    Oggi la portavoce dell’esecutivo Ue per gli affari interni, le migrazioni e la sicurezza, Anitta Hipper, ha ammesso che “la situazione rimane molto complessa” e che “le operazioni di salvataggio avvengono spesso senza interazioni tra gli attori coinvolti”. Il problema di fondo, ribadisce da mesi la Commissione europea, è che le attività di ricerca e salvataggio in mare sono di competenza esclusiva degli Stati membri. E quindi, al di là degli innumerevoli richiami all’obbligo legale di soccorrere vite in mare, lo spazio di manovra dell’Ue rimane fortemente limitato.

    Il tentativo di rispolverare il Gruppo di contatto europeo di ricerca e soccorso, che si è riunito dopo un interruzione di un anno e mezzo lo scorso 31 gennaio, va nella direzione di “scambiare pratiche comuni e informazioni” tra i Paesi membri, niente di più. Ma, dopo quest’ultima tragedia, l‘invito a fare di più è arrivato direttamente dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), secondo cui “il tragico naufragio al largo della costa crotonese conferma l’urgenza di rafforzare il sistema di soccorso in mare, che resta insufficiente”.

    In passato, Frontex ha lanciato due programmi specifici per l’Italia e la Grecia, l’operazione “Triton” nel 2014 e l‘operazione “Poseidon” nel 2016, con le quali forniva personale e imbarcazioni per sorvegliare le acque territoriali dei due Paesi mediterranei. Quella italiana è stata poi sostituita nel 2018 dalla nuova operazione “Themis“, in cui “la ricerca e il salvataggio continuano a costituire un elemento fondamentale dell’operazione”. Secondo Anitta Hipper, solo l’anno scorso gli aerei e le navi di Frontex “hanno contribuito al salvataggio di 24 mila persone” nel Mediterraneo. Ma, ancora una volta, Hipper sottolinea che “non sta a Frontex il coordinamento delle missioni, che rimane competenza degli Stati membri”.

    Per questo sul tavolo delle istituzioni Ue, che si guardi al piano legislativo del Nuovo patto per le migrazioni e l’asilo o a quello operativo del Piano d’azione per il Mediterraneo centrale, “non ci sono proposte per missioni navali europee di salvataggio“. Anche perché i governi nazionali hanno scelto di prediligere gli sforzi per evitare che le imbarcazioni si mettano in moto. Una priorità anche di questo governo. La linea è adoperarsi per fare in modo che non ci siano navi cariche di migranti in acqua.

    Tags: Fronteximmigrazionemar mediterraneomigrantiSoccorso in mareue

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