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    Home » Politica » Strasburgo adotta la prima Legge Ue sul ripristino della natura. Il Ppe si spacca, trionfa la maggioranza ambientalista

    Strasburgo adotta la prima Legge Ue sul ripristino della natura. Il Ppe si spacca, trionfa la maggioranza ambientalista

    Con 329 voti a favore, 275 contrari e 24 astenuti, l'Europarlamento riunito in sessione plenaria a Strasburgo ha adottato la proposta di regolamento proposta a giugno 2022 dalla Commissione. Il Ppe, dopo aver annunciato il voto contrario, si è nei fatti spaccato, con 25 eurodeputati 'dissidenti' che hanno sostenuto l'accordo

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    27 Febbraio 2024
    in Politica
    Parlamento Ue, Aula di Strasburgo legge natura

    Bruxelles – 329 voti a favore, 275 contrari e 24 astenuti (su 628 votanti). E’ un margine risicato ma consistente quello con cui l’Europarlamento riunito in sessione plenaria a Strasburgo ha adottato oggi (27 febbraio) la prima Legge Ue sul ripristino della natura, nonostante le minacce del centrodestra europeo di affossare il dossier diventato nei mesi scorsi simbolo del Green Deal. 

    La Legge è passata grazie al sostegno della maggioranza dei gruppi S&D, Verdi, Renew Europe, Sinistra Unitaria e Non Iscritti. Il Partito Popolare europeo (Ppe), dopo aver annunciato nelle ultime ore che avrebbe votato contro, si è in realtà spaccato, con 25 eurodeputati che hanno votato a favore su 177 totali (nessun eurodeputato italiano del Ppe, in quota Forza Italia, ha votato a favore). A votare contro insieme a buona parte del Ppe e a una minoranza di liberali (compreso l’ex cinque stelle, Fabio Massimo Castaldo), sono stati i gruppi dei Conservatori e Riformisti di Ecr (di cui fa parte Fratelli d’Italia della premier Giorgia Meloni) e Identità e democrazia (di cui fa parte la Lega). I gruppi Ecr e Id avevano presentato mozioni per respingere la proposta della Commissione, che sono state entrambe bocciate.

    Tra i timori per la sicurezza alimentare trainati dalla guerra di Russia in Ucraina, la proposta è stata per mesi bersaglio politico da parte del centrodestra all’Eurocamera – in particolare, del Partito Popolare europeo (Ppe) – e di diversi Stati membri, come l’Italia (che nel voto in Consiglio lo scorso giugno ha votato contro il provvedimento). 

    Obiettivi di ripristino ed ecosistemi, cosa prevede l’accordo

    La Legge è innovativa perché per la prima volta non disciplina solo la protezione delle aree naturali più importanti, ma introduce norme per ripristinare la natura dove è già degradata. Il regolamento stabilisce obiettivi e obblighi specifici e giuridicamente vincolanti per il ripristino della natura in determinati ecosistemi, dai terreni agricoli e foreste agli ecosistemi marini, d’acqua dolce e urbani. Il 30 per cento di ogni ecosistema attualmente coperto dalle direttive sugli habitat dovrà essere oggetto di misure di ripristino entro il 2030, il 60 per cento entro il 2040 e il 90 per cento entro il 2050. La normativa introduce quindi una tabella di marcia che non esisteva e che può essere adattata per tenere conto di alcune specificità nazionali, in modo da renderla pertinente al contesto locale.

    Gli Stati membri dovranno mettere a punto dei piani nazionali di ripristino, che saranno una tabella di marcia per riferire alla Commissione europea come intendono raggiungere gli obiettivi per il buono stato degli ecosistemi naturali nel 2030, 2040 e 2050. Gli Stati membri dovranno presentare inizialmente i piani per coprire il periodo fino al giugno 2032 ed entro giugno 2032 dovranno presentare piani di ripristino per i dieci anni fino al 2042 con una panoramica strategica fino al 2050, ed entro giugno 2042 i piani per il restante periodo fino al 2050.

    Terreni agricoli e freno di emergenza

    Coperti dalle norme di ripristino anche i terreni agricoli, su cui gli Stati dovrebbero attuare misure volte a raggiungere tendenze crescenti in almeno due di tre indicatori: l’indice delle farfalle delle praterie, la quota di terreni agricoli con caratteristiche paesaggistiche ad elevata diversità e lo stock di carbonio organico nel suolo minerale delle terre coltivate. Flessibilità viene garantita ai governi per riumidificare le torbiere: il testo fissa obiettivi per ripristinare il 30 per cento delle torbiere drenate ad uso agricolo entro il 2030, il 40 per cento entro il 2040 e il 50 per cento entro il 2050, anche se gli Stati membri fortemente colpiti potranno applicare una percentuale inferiore. Le misure per migliorare le condizioni delle foreste saranno obbligatorie, in particolare aumentando il numero di specie arboree presenti in esse e la loro resilienza ai cambiamenti climatici.

    Date le preoccupazioni di entrambi i co-legislatori sugli effetti della normativa sulla sicurezza alimentare, l’accordo finale prevede infine un ‘freno di emergenza’, fissando al 2033 la data per la Commissione per rivedere e valutare l’applicazione del regolamento e il suo impatto sui settori agricolo, della pesca e forestale, nonché i suoi effetti socioeconomici più ampi. Il testo introduce inoltre la possibilità di sospendere l’attuazione delle disposizioni del regolamento relative agli ecosistemi agricoli fino a un anno tramite un atto di esecuzione, in caso di “eventi imprevedibili ed eccezionali fuori dal controllo dell’Ue e con gravi conseguenze a livello comunitario per la sicurezza alimentare”.

    Tags: legge natura

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