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    Home » Economia » Automotive, l’Italia torna alla carica: la revisione dello stop ai motori termici va anticipata al 2025

    Automotive, l’Italia torna alla carica: la revisione dello stop ai motori termici va anticipata al 2025

    Il ministro Urso chiederà al Consiglio di portare all’anno prossimo l’appuntamento con la Commissione per valutare i progressi dell’industria automobilistica nel raggiungimento dei target sull’inquinamento da veicoli. Anche Berlino è favorevole

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    24 Settembre 2024
    in Economia
    urso automotive

    Adolfo Urso

    Bruxelles – Per Adolfo Urso, ministro dell’Impresa e del Made in Italy, il settore dell’automotive è quello “dove si avverte di più l’esigenza di una revisione sul percorso del Green deal”. Revisione che potrà concretizzarsi se l’Italia riuscirà a far valere la propria voce nel prossimo ciclo istituzionale, prendendo le mosse anche dalle indicazioni fornite da Mario Draghi nel suo rapporto sulla competitività europea. A partire da giovedì (26 settembre), quando Urso chiederà ai colleghi di Bruxelles di anticipare al 2025 la valutazione – prevista per il 2026 – per un’eventuale ripensamento dello stop dei motori a combustione entro il 2035. Al Consiglio dell’Ue, l’Italia dovrebbe trovare per l’ennesima volta la sponda della Germania.

    Il futuro della politica industriale

    Parlando lunedì (23 settembre) ad una tavola rotonda con associazioni d’impresa e sindacati, il titolare del Mimit ha illustrato le priorità del governo in tema di politica industriale. “Credo che si possa fare qualcosa di più e di meglio” a Bruxelles in termini di legislazione verde, ha dichiarato, soprattutto ora che la composizione di Eurocamera e Commissione è cambiata (con una maggiore rappresentanza di forze politiche scettiche sulle politiche ambientali) e l’Italia ha visto assegnato “un ruolo significativo al commissario Raffaele Fitto”. Ragion per cui il nostro Paese potrà “contare” e influenzare il nuovo corso in Ue. 

    Nuovo corso che dovrebbe partire, peraltro, proprio dalle linee guida tracciate da un italiano d’eccellenza, l’ex premier Mario Draghi, il quale ha recentemente presentato un’attesissima relazione sul futuro della competitività dell’Unione in cui ha messo nero su bianco “il rischio che la decarbonizzazione sia contraria alla competitività e alla crescita”. Urso ha definito il rapporto “estremamente significativo” e ha suggerito che per il settore dell’industria automobilistica si segua la strada indicata dall’ex numero uno della Bce. 

    Insomma, per il ministro di Fratelli d’Italia è finalmente giunto il momento di “coniugare la politica industriale con la politica ambientale” (che finora sarebbero state “totalmente dissociate”), per evitare quello che la destra italiana ed europea considera ideologismo sterile, se non addirittura pericoloso per l’impresa. Le eco-follie di Bruxelles, per intenderci, che vanno fermate e sostituite con uno “shock di semplificazione” a livello normativo, proprio come suggerito da Draghi per non imbrigliare eccessivamente le aziende. 

    La battaglia sulle emissioni (e l’asse Roma-Berlino)

    Questo significa, tra le altre cose, rivedere l’impianto dell’ormai famigerato regolamento Ue sulle emissioni di CO2 dei veicoli, parte del pacchetto legislatvo Fit for 55 (una pietra miliare del Green deal), che prevede lo stop definitivo dei motori a combustione entro il 2035. Nello specifico, il governo italiano vorrebbe anticipare alla prima metà del 2025 la revisione intermedia delle norme, fissata originariamente per la fine del 2026 (per quanto riguarda i veicoli leggeri, mentre per i veicoli pesanti l’appuntamento è al 2027). Per quella data, l’esecutivo comunitario dovrà valutare i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni, ed eventualmente ricalibrare i target alla luce degli sviluppi tecnologici occorsi nel frattempo. 

    Tra le innovazioni che il Belpaese vorrebbe annoverare fra le risorse da impiegare nel post-2035, infatti, ci sono i biocarburanti: Roma porta avanti da tempo questa battaglia, ma non è finora riuscita a spuntarla. Quella della neutralità tecnologica, ha ribadito il responsabile del Mimit, è una questione che dev’essere finalmente affrontata senza tabù. Urso annuncerà mercoledì (25 settembre) la sua proposta a Bruxelles, durante un evento sul futuro dell’automotive promosso dalla presidenza ungherese dell’Unione, per ripeterla poi ai suoi omologhi dei Ventisette in occasione del Consiglio Competitività in calendario per il giorno successivo, tra i cui piatti c’è appunto un dibattito sulla politica industriale nel mercato unico.

    L’Italia dovrebbe trovare (ancora) dalla sua la Germania, che ha bloccato a lungo l’approvazione del provvedimento sulle emissioni finché non ha ottenuto delle garanzie sui cosiddetti carburanti sintetici. Il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck, si è detto d’accordo sull’anticipare la revisione all’anno prossimo, per evitare che l’industria automobilistica vada incontro a sanzioni multimiliardarie se non farà in tempo a mettersi in regola con i target di riduzione intermedi fissati dalla Commissione per il 2025, sempre nell’ambito del Fit for 55 elaborato nel 2019 e approvato tre anni dopo. A normativa vigente, infatti, l’anno prossimo dovrebbe scattare l’obbligo di abbattere del 15 per cento le emissioni di anidride carbonica prodotte da diverse categorie di veicoli rispetto ai livelli del 2021.

    Secondo il ragionamento di Habeck – che poi è lo stesso di Urso e di buona parte delle aziende del settore – effettuare la revisione prima che i nuovi obiettivi entrino in vigore consentirebbe di rimodulare questi stessi obiettivi alla luce di diversi fattori che non erano stati presi in considerazione cinque anni fa. Ora, a preoccupare l’industria e i governi ci sono una serie di trend che includono il rallentamento dell’economia cinese, il declino delle vendite in Europa e la concorrenza sleale di Pechino nel mercato delle auto elettriche (per la quale Bruxelles è sul piede di una guerra di dazi contro il Dragone). In realtà, ci sono dei distinguo tra le posizioni di Roma e Berlino, con la seconda che non si oppone per partito preso al divieto sui motori a combustione interna al 2035 e che non auspica necessariamente un annacquamento dei target al 2025, come invece vorrebbe il nostro governo.

    Dal Berlaymont, per il momento, rimane il muro di gomma: l’esecutivo comunitario ha recentemente risposto picche alle richieste di anticipare la revisione all’anno prossimo, sostenendo che le case automobilistiche hanno avuto già cinque anni a disposizione per adattarsi alla normativa. “Il 2026 è il momento in cui la clausola di revisione viene fissata nella legislazione” Ue sulle emissioni zero dal 2035, ha dichiarato oggi il portavoce della Commissione per l’Energia Tim McPhie, aggiungendo che “credo che per ora sia la data più appropriata”. Resta ora da vedere se la fronda degli Stati  “ribelli” arriverà allo scontro frontale con Bruxelles o se si riuscirà a trovare una soluzione di compromesso tra le opposte rivendicazioni. E al Consiglio di giovedì potremmo già vedere un’anteprima.

    Tags: Adolfo Ursoautomotivecommissione europeaemissioni CO2fit for 55germaniaitaliaRobert Habeck

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