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    Home » Agrifood » La Visione Ue dell’Agricoltura e dell’Alimentazione: Semplificazione e innovazione, ma quanto green?

    La Visione Ue dell’Agricoltura e dell’Alimentazione: Semplificazione e innovazione, ma quanto green?

    Bruxelles punta a un settore attraente, competitivo e resiliente, adeguato alle esigenze future, che garantisca condizioni di vita e di lavoro eque nelle zone rurali. Tra le parole chiave, però, manca un riferimento alla Strategia centrale del Green deal, che aveva l'obiettivo di rendere i sistemi alimentari equi, sani e rispettosi dell'ambiente: la Farm to Fork

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    19 Febbraio 2025
    in Agrifood
    Agricoltura Ucraina

    Bruxelles – Semplificazione, digitalizzazione e innovazione. E nessun riferimento a quella che era una strategia centrale del Green deal dell’Unione europea, che aveva l’obiettivo di rendere i sistemi alimentari equi, sani e rispettosi dell’ambiente: la strategia Farm to Fork. Sono le parole – presenti o assenti – che possono descrivere la Visione per l’Agricoltura e l’Alimentazione che, presentata oggi dalla Commissione europea, vuole fare in modo che il settore agroalimentare dell’Unione europea sia “attraente, competitivo, resiliente, orientato al futuro ed equo” per i produttori di oggi e di domani.

    “La Visione è la nostra risposta decisa all’appello del settore agroalimentare”, ha commentato in conferenza stampa il vice presidente esecutivo, Raffaele Fitto, ricordando le manifestazioni di piazza avvenute nei mesi scorsi in tutta Europa. Nella stesura, “la Commissione è partita da alcuni principi semplici ma cruciali: l’agricoltura e l’alimentazione sono settori strategici per l’Ue, la sicurezza e la sovranità alimentare non sono negoziabili, l’alimentazione è una parte essenziale della nostra competitività economica”, ha precisato. Tutti elementi che non sono passati inosservati a Roma, con il ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che ha definito la Visione “un vero e proprio cambio di rotta, netto e radicale, rispetto alle strategie degli ultimi cinque anni, che rincorrevano visioni ideologiche che appiattivano il Green Deal su una presunta tutela dell’ambiente, tutta a carico del sistema produttivo, con gravi criticità, soprattutto nel mondo agricolo”. Non è un caso, dunque, se la Visione, nelle sue 27 pagine, neanche nomina la strategia Farm to Fork che, lanciata nel 2020, era al centro del Green deal Ue e intendeva accelerare la transizione dell’Ue verso un sistema alimentare sostenibile che doveva “avere un impatto ambientale neutro o positivo”; “aiutare a mitigare il cambiamento climatico e adattarsi ai suoi impatti”; “invertire la perdita di biodiversità”; “garantire la sicurezza alimentare, la nutrizione e la salute pubblica, assicurandosi che tutti abbiano accesso a cibo sufficiente, sicuro, nutriente e sostenibile”; “preservare l’accessibilità economica del cibo generando al contempo rendimenti economici più equi, promuovendo la competitività del settore di fornitura dell’Ue e il commercio equo”.

    La Visione dell’Agricoltura e dell’Alimentazione presentata oggi delinea quattro aree prioritarie riassumibili in altrettanti aggettivi per il settore: attraente, competitivo e resiliente, adeguato alle esigenze future, che garantisca condizioni di vita e di lavoro eque nelle zone rurali. Al primo punto si ascrive l’impegno Ue “a garantire che gli agricoltori non siano costretti a vendere sistematicamente i loro prodotti al di sotto dei costi di produzione”. E lo farà adottando “misure concrete in questo senso, anche attraverso la revisione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali”. Inoltre, quest’anno Palazzo Berlaymont presenterà una strategia per il ricambio generazionale, per affrontare gli ostacoli all’ingresso nella professione di giovani e neoassunti.

    Rispetto a competitività e resilienza del settore, la Commissione inizierà ad adottare misure nel 2025 per valutare l’impatto di una maggiore coerenza delle norme per quanto riguarda i pesticidi pericolosi vietati nell’Ue e il benessere degli animali. In particolare, Bruxelles procederà ad un allineamento “più forte degli standard di produzione applicati ai prodotti importati, in particolare per quanto riguarda i pesticidi e il benessere degli animali”, si legge. Di fatto, stabilirà un principio secondo cui i pesticidi più pericolosi vietati nell’Ue per motivi di salute e ambientali non possono essere reintrodotti nell’Ue tramite prodotti importati. E, per progredire in tal senso, la Commissione lancerà nel 2025 la valutazione d’impatto che prenderà in considerazione gli impatti sulla posizione competitiva dell’Ue e le implicazioni internazionali e, se del caso, proporrà modifiche al quadro giuridico applicabile.

    Di pesticidi si occupa anche il capitolo sulle esigenze future. Qui, la Commissione precisa che “l’introduzione di alternative sotto forma di prodotti fitosanitari biologici o innovativi a basso rischio non ha seguito lo stesso ritmo del ritiro delle sostanze attive dal mercato dell’Ue” e “se questa tendenza continua, può influire sulla capacità dell’Ue di garantire la produzione alimentare”. Partendo da questo ragionamento sulla produzione, Bruxelles “considererà attentamente qualsiasi ulteriore divieto di pesticidi se non sono ancora disponibili alternative, a meno che il pesticida in questione non rappresenti una minaccia per la salute umana o per l’ambiente su cui l’agricoltura fa affidamento per la sua vitalità”. E nel 2025, come parte del pacchetto di semplificazione del quarto trimestre, “presenterà una proposta che accelera l’accesso dei biopesticidi al mercato dell’Ue“, “fornirà una definizione di sostanze attive di biocontrollo, introdurrà la possibilità per gli Stati membri di concedere autorizzazioni provvisorie per i prodotti fitosanitari contenenti tali sostanze attive di biocontrollo mentre la loro valutazione è ancora in corso e creerà una procedura accelerata per la loro approvazione e autorizzazione“. Infine, rispetto alle condizioni di vita, la Commissione presenterà un piano d’azione rurale per garantire che le zone rurali rimangano dinamiche e avvierà un dialogo alimentare annuale con consumatori, agricoltori, industria e autorità pubbliche.

    La Politica Agricola Comune

    La Politica agricola comune (Pac) “rimane essenziale per sostenere il reddito degli agricoltori” e “i pagamenti diretti della Pac svolgono ancora un ruolo cruciale nel sostenere e stabilizzare il reddito agricolo a livello di azienda agricola, rappresentando in media il 23% del reddito agricolo nel 2020”, si legge nella Visione. Guardando al futuro, la Commissione proporrà, nel secondo trimestre del 2025, un pacchetto completo di semplificazione della Pac per ridurre la burocrazia, semplificare i requisiti e il supporto per le aziende agricole di piccole e medie dimensioni e rafforzare la competitività. Ma nella futura Pac, post-2027, il sostegno sarà “maggiormente indirizzato verso gli agricoltori che si impegnano attivamente nella produzione alimentare, verso la vitalità economica delle aziende agricole e la salvaguardia del nostro ambiente”. In particolare, Bruxelles “prenderà in considerazione la possibilità di rendere più attraenti ed estendere l’uso di strumenti semplificati di sostegno al reddito con un sistema semplificato di condizioni e controlli” per i piccoli e medi agricoltori. Nel futuro, “il sostegno dovrebbe essere ulteriormente indirizzato verso quegli agricoltori che ne hanno più bisogno, con particolare attenzione agli agricoltori nelle aree con vincoli naturali, ai giovani e ai nuovi agricoltori e alle aziende agricole miste“, precisa la Visione. Inoltre, “sarà preso in considerazione un uso potenziato di misure come la degressività (una riduzione obbligatoria dei pagamenti diretti alle imprese agricole per ettaro a partire da 150 mila euro, ndr) e il capping (una soglia, ndr), tenendo conto delle diverse realtà strutturali e settoriali degli Stati membri” e “tutti gli agricoltori dovrebbero continuare a beneficiare anche di strumenti come i pagamenti per i servizi ecosistemici che saranno semplificati e razionalizzati, nonché di sostegno agli investimenti e di strumenti di gestione delle crisi e dei rischi”, precisa ancora il testo.

    Le posizioni

    “Penso che in questo documento diamo una Visione molto bilanciata tra le esigenze ambientali e l’interlocuzione con gli agricoltori. Ritengo sia importante tenere conto delle scelte che sono state fatte negli anni precedenti ma è chiaro che questa è la Visione di questa Commissione. Ed è un approccio che presentiamo oggi con una Visione ampia dal nostro punto di vista, che tiene conto delle diverse sensibilità”, ha specificato Fitto. Per il coordinatore del gruppo Ecr in commissione Agricoltura (Agri) e capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, la Visione “rappresenta una ventata di aria fresca per un settore massacrato in questi anni da eccesso di burocrazia e accanimento ideologico green”. Ora “l’agricoltore europeo non è più un nemico come nell’era Timmermans, ma torna ad essere il primo custode della natura che deve essere al centro di ogni scelta”, ha evidenziato. Mentre Camilla Laureti, eurodeputata del Pd e vicepresidente di S&D, responsabile dem per le politiche agricole ha sottolineato che il testo contiene “aspetti positivi ma anche, purtroppo, uno spettro di retromarcia”. I “passi avanti” sono “sul reddito degli agricoltori, rafforzando il loro ruolo nella catena agroalimentare”, ma “non possiamo non notare, con grande preoccupazione, il passo indietro compiuto nella lotta al cambiamento climatico, di cui pure i nostri agricoltori sono le prime vittime. Grande assente poi è una vera e propria strategia per il biologico e l’agroecologico”, ha aggiunto. Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi/Ale, componente della commissione Agricoltura all’Eurocamera, bolla la Visione un testo fatto “di retorica accattivante e di numerose promesse“, dove “resta da vedere se le proposte legislative saranno effettivamente efficaci nel prevenire il declino delle aziende agricole in Europa e nel migliorare le condizioni di vita dei piccoli agricoltori. Una richiesta fondamentale dei Verdi rimane insoddisfatta: il sostegno al reddito di base deve essere parametrato al numero di posti di lavoro, non agli ettari. E dev’essere fissato un tetto massimo, che serve a porre le piccole e medie aziende agricole al centro della politica agricola dell’Ue”.

    Per Greenpeace, “i nuovi piani della Commissione europea per il settore agroalimentare europeo, pubblicati oggi, fanno poco per ridurre le minacce ambientali, climatiche e socioeconomiche che la maggior parte degli agricoltori deve affrontare e ignorano le conclusioni del gruppo consultivo della Commissione stessa“. Mentre Suzy Sumner, responsabile dell’ufficio di Bruxelles per foodwatch international, ha commentato: “La nutrizione riceve solo una menzione simbolica nella visione agricola dell’Ue, senza misure chiare. È scandaloso. L’Europa sta affrontando una crisi sanitaria di malattie non trasmissibili legate al cibo che mangiamo, eppure l’etichettatura nutrizionale obbligatoria sulla parte anteriore della confezione è completamente assente”.

    Tags: agricolturacommissionefittolollobrigidaue

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