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    Home » Difesa e Sicurezza » Sicurezza e fondi di coesione, Fitto insiste: “Difesa non vuol dire guerra ma stabilità”

    Sicurezza e fondi di coesione, Fitto insiste: “Difesa non vuol dire guerra ma stabilità”

    Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea sottolinea le condizioni convenienti nel diverso utilizzo delle risorse operando un'opera di convincimento politico

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    9 Aprile 2025
    in Difesa e Sicurezza, Politica

    Bruxelles – “Non c’è nessun obbligo” per l’uso dei fondi di coesione a sostegno della difesa, però, nella pratica, come dimostra il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, spinge affinché così sia. Quella della difesa “è un’industria fondamentale per il futuro”, perché a ben vedere, spiega il responsabile per Coesione e riforme in audizione in commissione Sviluppo delle regioni del Parlamento europeo, “difesa non vuol dire guerra, ma sicurezza e stabilità“.

    Delle cinque nuove priorità per l’Europa individuate dall’esecutivo comunitario da finanziare con i fondi di coesione – competitività, difesa, politiche abitative, gestione e sicurezza idrica, transizione energetica – nessuna è imposta. Ciò non toglie che Fitto da una parte insiste sui precedenti, e dall’altra sui vantaggi. In primo luogo, scandisce agli europarlamentari, “nel ciclo di coesione 2014-2020 abbiamo avuto il 100 per cento di spesa, assorbendo le emergenze avute dal 2018: Covid, guerra in Ucraina, alluvioni, crisi energetica”.

    Una sottolineatura, quest’ultima, funzionale alle intenzioni della Commissione Ue di usare i fondi per i territori in modo diverso rispetto a quanto originariamente programmato perché “il mondo cambia”, insiste riferendosi alle nuove incertezze geopolitiche e ciò che ne deriva. In più, in secondo luogo, ci sono le condizioni a cui poterlo fare.

    Il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Raffaele Fitto [Bruxelles, 9 aprile 2025]
    “Investimenti in ciascuna delle cinque priorità strategiche beneficeranno di tassi di pre-finanziamento del 30 per cento“, sottolinea Fitto. Non finisce qui: quanti decideranno di modificare i programmi regionali per investire nelle nuove aree, continua il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, “potranno inoltre beneficiare di un tasso di cofinanziamento Ue fino al 100 per cento“, e dunque senza gravare sui bilanci pubblici, siano essi centrali o locali.

    Insomma, “con i soldi della coesione non si potevano né si potranno comprare le armi”, come ripete Fitto, ma si può comunque sostenere lo sviluppo del tessuto produttivo del settore, e su questo il team von der Leyen continua a insistere, attraverso una continua narrativa e narrazione volta a convincere sulla necessità di ripensare il modo di utilizzare le risorse che ci sono, nella difficoltà di trovarne di nuove. Quanto proposto, insiste Fitto nel suo intervento nella commissione parlamentare, “vuol dire utilizzare incentivi ed eventualmente sostenere infrastrutture e produzione di beni duali” a uso civile e militare. E’ qui che le politiche di coesione possono e, negli auspici della Commissione Ue, dovrebbero svolgere il ruolo per il rilancio della difesa europea.

    L’opera di ‘moral suasion’ condotta da Fitto non si limita a questo, ma comprende anche calendari e tabelle di marcia. Nell’invitare governi centrali e regionali a riconsiderare l’utilizzo dei fondi di coesione esorta a farlo “in fretta”, perché “il tempo è tutto”. Il collegio dei commissari vorrebbe avere per la fine dell’anno i piani modificati, così da renderli operativi da inizio 2026.

    Di questi e altri temi legati alla Difesa si parlerà il 15 aprile a Roma nell’evento della serie Connact “Difesa comune europea: finanziamenti e integrazione industriale“.

    Tags: coesionedifesaparlamento europeoRaffaele Fittosicurezzaue

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