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    Home » Difesa e Sicurezza » Germania, meno festività per più difesa? La proposta dell’Ifo Institute riapre il dibattito

    Germania, meno festività per più difesa? La proposta dell’Ifo Institute riapre il dibattito

    Un giorno di festa in meno libererebbe 8 miliardi di euro ogni anno senza danneggiare occupazione, salari e inflazione, in una Germania che punta a rafforzare velocemente difesa e sicurezza. Questa l'idea rilanciata da Clemens Fuest, a capo del centro studi tedesco Ifo

    Marco La Rocca di Marco La Rocca
    9 Maggio 2025
    in Difesa e Sicurezza
    (Immagine generata con AI, ChatGPT)

    (Immagine generata con AI, ChatGPT)

    Bruxelles – Nel suo editoriale pubblicato oggi (9 maggio), Clemens Fuest, presidente dell’Ifo institute, rilancia una proposta provocatoria: abolire una festività pubblica in Germania. Il motivo? Aumentare la disponibilità di lavoro per affrontare le sfide strategiche che attendono il paese, prima fra tutte il rafforzamento della difesa.

    Fuest parte da una constatazione: la Germania deve investire di più, sia nelle infrastrutture civili sia nella propria sicurezza militare. Tuttavia, anche se i vincoli fiscali venissero alleggeriti, consentendo al governo di finanziare la spesa tramite prestiti, rimarrebbe una questione più strutturale e urgente: la scarsità di forza lavoro disponibile. Secondo Fuest, aumentare la spesa pubblica per difesa e infrastrutture in un contesto di piena occupazione rischierebbe di causare uno spostamento di risorse da altri settori. L’effetto? Salari più alti nelle costruzioni e nell’apparato difensivo, e una fuga di lavoratori da ambiti già sotto pressione come l’assistenza e la sanità. Il risultato sarebbe un peggioramento dell’erogazione di servizi essenziali, un rialzo generalizzato dei prezzi e una perdita di benessere per ampie fasce della popolazione.

    Da qui la proposta: abolire una festività pubblica per aumentare la quantità di lavoro disponibile nel corso dell’anno, soluzione che ha già trovato un precedente nella Danimarca che, per far fronte alla medesima esigenza, ha abolito nel 2023 lo “Store Bededag”, una festività pasquale minore. “Non si tratta di una misura risolutiva“, ammette Fuest, ma sarebbe un passo concreto per espandere l’offerta di lavoro e contribuire in modo diretto alla capacità produttiva della Germania, in un momento in cui ogni risorsa conta. L’Ifo institute stima che una mossa di questo tipo genererebbe un output di almeno 8 miliardi di euro all’anno.

    L’attenzione alla difesa non è casuale. Il contesto geopolitico, segnato da nuove tensioni e da una crescente instabilità ai confini europei, ha portato anche la Germania a riconsiderare il proprio ruolo e i propri impegni in materia di sicurezza. Questo comporta non solo maggiori spese, ma anche una vera capacità di attuazione: senza personale qualificato, nemmeno gli stanziamenti più ambiziosi possono tradursi in risultati concreti. A differenza di soluzioni più complesse come una riforma fiscale o un ripensamento del sistema pensionistico, l’abolizione di una festività può essere realizzata in tempi relativamente brevi e con effetti immediati. Inoltre, avrebbe un valore simbolico: trasmettere alla popolazione e ai partner europei il messaggio che la Germania è disposta a fare sacrifici per rafforzare la propria resilienza, anche sul fronte militare.

    Clemens Fuest pone una domanda fondamentale: se davvero la sicurezza e la modernizzazione del Paese sono priorità, siamo disposti a lavorare un giorno in più all’anno per sostenerle? Il dibattito è aperto.

     

    Tags: difesaeconomiafestivitàgermaniainfrastrutturelavoro

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