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    Home » Economia » Crisi abitativa, gli enti locali e l’Eurocamera chiedono più fondi alla Commissione

    Crisi abitativa, gli enti locali e l’Eurocamera chiedono più fondi alla Commissione

    Il Comitato delle Regioni e il Parlamento europeo uniscono le forze per tirare la giacca all’esecutivo comunitario: l’emergenza casa va affrontata sul territorio, ma alle autonomie mancano le risorse. Che potrebbero arrivare sia dai Pnrr sia dalla revisione del bilancio Ue

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    14 Maggio 2025
    in Economia
    Irene Tinagli Kata Tutto

    La presidente della commissione parlamentare speciale per gli Alloggi, Irene Tinagli (sinistra), e la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tüttő (foto: Alain Rolland/EP)

    Bruxelles – Le autorità locali vogliono un piano europeo contro la crisi abitativa. Il Comitato delle Regioni (CdR), riunito in sessione plenaria all’Eurocamera di Bruxelles, tira la giacca alla Commissione europea e chiede maggiori risorse per l’edilizia sociale, da liberare subito ma anche, in maniera strutturale, tramite la revisione del bilancio comunitario pluriennale.

    Il messaggio indirizzato oggi (14 maggio) all’esecutivo comunitario dal CdR è chiaro: serve che Bruxelles si prenda carico di garantire “alloggi di qualità a prezzi accessibili” ai cittadini, fornendo ai livelli locali di governo il sostegno necessario. Da un lato, dicono le autorità locali, va inserita nel prossimo bilancio pluriennale – che coprirà il periodo 2028-2034 e i cui negoziati si apriranno nella seconda parte di quest’anno – la priorità della casa. Dall’altro, vanno trovate immediatamente risorse adeguate per far fronte, oggi, all’emergenza.

    Il parere del CdR, elaborato dal sindaco di Barcellona Jaume Collboni Cuadrado, esorta l’esecutivo comunitario a presentare un piano d’azione “ambizioso e molto concreto” per lavorare insieme a regioni, province e comuni nell’affrontare la crisi abitativa che attanaglia il Vecchio continente (aumenti medi del 48 per cento del prezzo delle case e del 22 del costo degli affitti tra il 2010 e il 2023). “L’accesso alla casa è diventato il principale fattore di disuguaglianza in Europa”, evidenzia il relatore.

    Kata Tutto Jaume Collboni Cuadrado
    La presidente del Comitato delle Regioni, Kata Tüttő, e il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni Cuadrado (foto: Alain Rolland/EP)

    Con quali mezzi? Non basta riorientare a tale scopo i fondi di coesione, dicono gli enti locali, ma servono nuove e abbondanti risorse per far fronte a quella che è una vera e propria emergenza sociale in tutti i Ventisette. La priorità è l’aumento dell’offerta di alloggi.

    Le cancellerie sono incoraggiate “a riassegnare le risorse non reclamate” dai rispettivi Pnrr verso strumenti finanziari adibiti alla “costruzione di unità abitative a prezzi accessibili in partenariato con gli enti locali“, si legge nel parere adottato dal CdR. Un altro obiettivo è la mobilitazione di fondi privati in cooperazione con la Banca europea per gli investimenti (Bei) e gli istituti analoghi presenti a livello nazionale e regionale.

    Collboni ha presentato il suo rapporto alla commissione speciale dell’Eurocamera dedicata proprio agli Alloggi (Hous), presieduta dalla dem Irene Tinagli. Per l’eurodeputata occorre “guardare al breve termine ma anche e soprattutto al medio e lungo periodo” ed elaborare una strategia che metta in campo “non solo risorse finanziarie ma anche regolatorie e legislative“.

    Quella degli alloggi, spiega, è “una crisi di accessibilità alla casa che sta diventando veramente preoccupante perché non impatta più soltanto sulle fasce tradizionalmente più fragili e più bisognose di aiuti ma sempre di più sulla classe media che non riesce più a vivere e lavorare nelle città dove lavora, dove studia”. Ma comuni e territori non hanno gli strumenti per rispondere.

    Irene Tinagli
    La presidente della commissione speciale dell’Eurocamera sugli Alloggi (Hous), Irene Tinagli (foto: Alain Rolland/EP)

    Sulla stessa linea anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, membro del CdR. “Una vera e propria emergenza che colpisce sia la coesione sociale sia la mobilità del lavoro“, osserva, suggerendo che i soldi aggiuntivi ottenuti (ad esempio) coi ribassi d’asta vengano “dati ai Comuni che decidano di comprare sul mercato case popolari, perché si possono costruire, ma si possono anche comprare, magari con un co-finanziamento europeo“. In gioco, ammonisce, è lo stesso modello sociale europeo.

    D’accordo anche il primo cittadino di Milano, Beppe Sala, che spinge perché i fondi rimasti inutilizzati dai governi centrali siano dati in gestione ai comuni – i quali, certifica, “hanno impegnato il 98 per cento dei fondi del Pnrr” – appunto per acquistare alloggi sociali sul mercato. Una richiesta in questo senso è già stata fatta al vicepresidente esecutivo della Commissione con delega alla Coesione, Raffaele Fitto, ha specificato Sala.

    Nel parere del CdR si parla anche di “affrontare le strozzature esistenti nei regolamenti dell’Ue che alimentano la speculazione dei mercati immobiliari“, così come viene chiesto di istituire un registro per la trasparenza nel settore immobiliare, nonché di regolamentare gli affitti a livello locale. Il Berlaymont ha in programma di presentare un piano per gli alloggi a inizio 2026.

    Tags: Beppe SalaComitato regionicrisi abitativaHOUSIrene TinagliRoberto Gualtieri

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