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    Home » Politica Estera » Marta Kos in Bosnia ed Erzegovina: “Se non accelerate sulle riforme, rischiate di perdere i fondi europei”

    Marta Kos in Bosnia ed Erzegovina: “Se non accelerate sulle riforme, rischiate di perdere i fondi europei”

    La commissaria all'Allargamento sprona i leader delle comunità federali a concordare l'Agenda delle riforme per allinearsi alle richieste dell'Ue. Ma la Republika Srpska non sembra disposta a raffreddare l'escalation secessionista, e si prepara allo scontro

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    22 Settembre 2025
    in Politica Estera
    Marta Kos

    La commissaria all'Allargamento Marta Kos (foto: Elvis Barukcic/Commissione europea)

    Bruxelles – Spronare la Bosnia ed Erzegovina a procedere ventre a terra con le riforme pre-adesione. Questa la missione di Marta Kos, la commissaria all’Allargamento, durante il suo viaggio di tre giorni che prende il via oggi (22 settembre) nel Paese balcanico, mentre si acuiscono le tensioni con la minoranza serba.

    Il tour di Kos è cominciato stamattina a Sarajevo, dove ha incontrato la premier Borjana Krišto e i leader della presidenza tripartita della Bosnia ed Erzegovina, cioè i rappresentanti eletti delle tre comunità nazionali: bosgnacchi, croati e serbi. “Credo nel futuro europeo di questo Paese“, ha esordito Kos parlando accanto a Krišto in una conferenza stampa congiunta.

    La commissaria ha reiterato il sostegno di Bruxelles per gli sforzi di Sarajevo verso l’ingresso nel club a dodici stelle, ma ribadendo la necessità di superare l’opposizione di una parte della complessa macchina statale bosniaca, cioè quella serba. “Abbiamo visto alcuni passi positivi“, ha continuato, per ammonire però sulle “rinnovate sfide poste dalla legislazione incostituzionale e secessionista adottata dalla Republika Srpska“, l’entità della comunità serbo-bosniaca che insieme alla Federazione di Bosnia ed Erzegovina – quella delle comunità bosgnacca e croata – costituisce la Repubblica federale in base agli accordi di Dayton del 1995.

    I met chairwoman @KristoBorjana to discuss how to advance Bosnia and Herzegovina’s EU accession path: judicial reforms, adoption of the Reform Agenda still this month & appointment of a chief negotiator. The EU needs a counterpart in BiH to move forward with technical work. pic.twitter.com/qlHPujQqUn

    — Marta Kos (@MartaKosEU) September 22, 2025


    “Le istituzioni democratiche devono essere rispettate“, ha scandito la commissaria prima di esortare l’esecutivo di Krišto a “riprendere il percorso delle riforme“, a cominciare da quella del sistema giudiziario, e a mettere in campo “tutte le misure necessarie” a far partire la prima conferenza intergovernativa e aprire formalmente i primi capitoli negoziali con l’Ue.

    Sarajevo, dice, “deve inviare al più presto l’Agenda delle riforme per non perdere i fondi del Piano per la crescita“, lo strumento da 6 miliardi con cui la Commissione sta cercando di stimolare l’economia dei Balcani occidentali per creare uno slancio propedeutico all’adesione di questi Paesi candidati. Un appello, quello ad accelerare sulle riforme, tutt’altro che nuovo da parte dell’esecutivo comunitario, che ha già congelato l’anno scorso alcuni fondi destinati alla Bosnia ed Erzegovina proprio per l’incapacità di sbloccare questo punto.

    La padrona di casa si è detta “ottimista” sulla possibilità di fare presto progressi sul dossier delle riforme, ma ha riconosciuto che finora il Consiglio dei ministri non è riuscito a trovare alcun accordo. “Le riforme sono nell’interesse di tutti”, ha osservato, “e dobbiamo portarle a termine”. Soprattutto, ha evidenziato, “i rappresentanti politici devono mostrare un approccio responsabile e funzionale“: “Dobbiamo smetterla con gli alibi, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità di fronte ai nostri elettori”, ha rimarcato.

    Ma potrebbe non essere così semplice. Milorad Dodik, ex presidente della Republika Srpska e leader del partito di governo Snsd, ha annunciato che lui e il suo partito boicotteranno tutti gli incontri con Kos, incluso il discorso finale al Parlamento bicamerale di Sarajevo (in calendario per dopodomani). La stessa commissaria, del resto, considera Dodik un “separatista” e rifiuta di interloquire con chi mina l’unità del Paese balcanico.

    L’ex leader serbo è stato recentemente raggiunto da una sentenza del tribunale federale bosniaco che lo ha condannato ad un anno di carcere per inadempienza ai suoi doveri istituzionali nel quadro della leale collaborazione tra le entità federate, dichiarandolo ineleggibile alla carica di presidente della Republika Srpska per sei anni. Il suo mandato è dunque decaduto e sono state indette nuove elezioni per il prossimo 23 novembre.

    La scorsa settimana, Dodik ha visto il titolare degli Esteri russo, Sergei Lavrov, per cercare la sponda di Mosca con l’obiettivo di mantenere il potere. Verso fine agosto, l’Snsd ha votato nell’assemblea nazionale della Republika Srpska per indire un referendum sulla decadenza dell’ex presidente dalla carica, nonché sulla sua estromissione dai pubblici uffici. La consultazione popolare – che tecnicamente non potrebbe modificare la decisione della corte – è stata fissata per il 25 ottobre.

    Da diverso tempo, la Bosnia ed Erzegovina è attraversata da una crisi politica legata principalmente all’irrigidimento delle posizioni della Republika Srpska, che sta ponendo in discussione l’autorità di Sarajevo. E mettendo a repentaglio, di riflesso, l’avvicinamento della Bosnia ed Erzegovina al club a dodici stelle. Nel marzo 2024 il Consiglio europeo ha dato il via libera politico all’avvio dei negoziati, ma non è ancora stata convocata la prima conferenza intergovernativa per l’apertura formale dei capitoli negoziali.

    Tags: allargamento UeBorjana Krištobosnia ed erzegovinaMarta Kosmilorad dodikpiano crescita Balcani occidentali

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