Bruxelles – La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, decanta i successi dell’Unione in materia di energia pulita al forum newyorkese Global Renewables Summit (GRS25). Restano però non citate e solo sullo sfondo, le difficoltà emerse durante il Consiglio Ambiente del 18 settembre. In quell’occasione i ministri competenti non avevano firmato una decisione vincolante per una riduzione del 90 per cento delle emissioni entro il 2040.
Arrivata a New York per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Ursula von der Leyen ha fatto tappa al Global Renewables Summit, il Forum internazionale sull’energia pulita, dove ha parlato davanti a diversi ospiti tra cui al presidente kenyota William Ruto e il primo ministro delle Bahamas, Philip Davis.
Il discorso della presidente ha cercato di mettere in risalto i successi in materia green del club a 12 stelle: “Lo slancio in Europa è reale. Per ogni euro speso in combustibili fossili, ne sono stati investiti più di due nell’energia pulita”. Poi, ha continuato: “Quasi la metà dell’elettricità europea proviene da fonti rinnovabili. Il solare e l’eolico sono le nostre fonti in più rapida crescita. E, con il nostro Clean Industrial Deal, stiamo mobilitando oltre 100 miliardi di euro per aiutare le industrie a innovare e adattarsi”.
L’obiettivo che non c’è
Quello che però sta succedendo nel continente europeo negli ultimi giorni non è in linea con quanto affermato. È di giovedì 18 settembre l’ultimo rallentamento sull’Economia verde: i ministri competenti in materia di ambiente non hanno sottoscritto gli obiettivi vincolanti per il 2040, delegando la decisione ai loro capi di governo. L’argomento della discordia è stato la fissazione di un target all’interno della “legge europea sul clima”. Lo scopo era quello di ridurre le emissioni di gas serra del 90 per cento, entro il 2040. La decisione è stata però posticipata e rinviata al Consiglio Europeo di fine ottobre, quando, seduti al tavolo, tutti i leader, cercheranno un compromesso in vista della COP30 brasiliana, in calendario a inizio novembre.
In vista della COP30
Il forum brasiliano, al quale parteciperanno tutte le nazioni Onu, sarà il contesto in cui si deciderà quale strada prendere per il futuro del Pianeta. Le opzioni saranno o quella di proporre obiettivi vaghi oppure di stabilire target chiari per indirizzare il futuro. Tematica cara ai 18 capi di Stato (tra cui Ursula von der Leyen) che hanno siglato oggi una lettera congiunta: “La preparazione dei Contributi Determinati a Livello Nazionale (NDC) post-2030 rappresenta un’opportunità per aumentare l’ambizione, consolidare gli impegni esistenti e tracciare un percorso per il prossimo decennio”. Un impegno che l’Ue potrà rispettare solo in parte, nel caso in cui non arrivasse una decisione chiara nell’EUCO del 23-24 ottobre.
Anche, in virtù di questa incertezza, von der Leyen non ha annunciato target definiti per il futuro. Nel discorso di questo pomeriggio ha preferito concentrarsi sulla collaborazione internazionale. Come esempio di successo transfrontaliero, è stato citato il cavo elettrico sottomarino ELMED, che collegherà la rete elettrica italiana con quella tunisina. Secondo la presidente, sarà capace di creare “un corridoio verde per l’industria pulita”.
Lo sviluppo dell’energia rinnovabile in Africa sembra essere un punto fermo per la Commissione EU. A gennaio a Davos l’organo esecutivo dell’Unione aveva lanciato il Global Energy Transition Forum con lo scopo dello sviluppo africano. A farne parte alcuni grandi paesi come Kenya, Sud Africa e Repubblica Democratica del Congo.


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