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    Home » Economia » “Neanche più una molecola di gas russo”. L’Eurocamera vuole anticipare il divieto di import di un anno

    “Neanche più una molecola di gas russo”. L’Eurocamera vuole anticipare il divieto di import di un anno

    Fine delle forniture ordinarie il primo giorno del 2026 e chiusura di tutte le forme contrattuali entro il 2027. Si ribella il Parlamento di Bratislava: "La proposta aggira le competenze previste, e ha il fine di evitare l’uso del veto in Consiglio europeo”

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    16 Ottobre 2025
    in Economia
    gas russo

    Bruxelles – Il Parlamento europeo si mostra sempre più intransigente sulla graduale eliminazione degli idrocarburi russi. Nella votazione di oggi, 16 ottobre, sulla proposta legislativa della Commissione europea per vietare tutti i contratti con Mosca entro la fine del 2027, gli eurodeputati delle due commissioni competenti (per l’Industria, la Ricerca e l’Energia e per il Commercio internazionale) hanno espresso un indirizzo netto: 83 voti a favore, 9 contrari e 1 astenuto. 

    Le ambizioni dell’UE si riconfermano quelle di “non importare più una sola molecola di gas russo”, come affermato dal commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen. Un risultato che rimane ancora lontano visto che per stessa ammissione dell’eurodeputata popolare Ines Vaidere i paesi dell’Unione europea “dall’inizio della guerra, hanno pagato oltre 210 miliardi di euro per l’energia fossile russa, quasi quanto la Russia ha speso per il conflitto”.

    Countries of Europe have sent money, weapons and ammunition to Ukraine. However, they have also bought Russian oil and gas, thus providing revenues for Moscow to wage war. Some countries – most notably Hungary and Slovakia – still buy Russian oil and gas.

    Data below are from… pic.twitter.com/f6i1F2tnUO

    — Alexander Kokcharov (@alex_kokcharov) September 29, 2025

    Niente più eccezioni

    Nonostante le difficoltà, il rapporto firmato oggi è particolarmente duro, la relatrice Vaidere (PPE) lo ha descritto come “più forte rispetto alla proposta della Commissione europea”. Il documento negoziale impone scadenze molto serrate: le forniture di petrolio e gas russo dovranno cessare dal 1° gennaio 2026. Inoltre, non saranno più ammesse “scappatoie” per chi ha contratti in essere con Gazprom. Questi saranno chiusi in tutti i loro formati entro il 2027, un anno prima rispetto a quanto proposto dall’organo esecutivo dell’Unione. Per i Paesi che godevano di un trattamento eccezionale, vedi Ungheria e Slovacchia, il tempo delle deroghe è terminato, con l’obbligo di allinearsi alla linea comunitaria.

    Questo aspetto ha fatto infuriare la Slovacchia. Il Parlamento di Bratislava che, in un parere motivato inviato alla commissione ITRE, ha espresso una dura requisitoria: “La proposta di regolamento sul graduale abbandono delle importazioni di gas naturale dalla Russia supera i poteri che possono essere esercitati a livello degli Stati membri”. Per poi chiarire che l’obiettivo della Commissione sarebbe “aggirare le competenze previste nell’ambito della Politica estera e di sicurezza comune, al fine di evitare l’uso del veto in Consiglio europeo”.

    La lotta alla flotta ombra

    Il Parlamento, tuttavia, procede deciso e rilancia. Nel rapporto approvato si chiarisce come uno dei principali obiettivi sia l’interruzione delle triangolazioni di gas con Paesi terzi. A tal fine sono stati introdotti nuovi obblighi per gli importatori, tra cui la presentazione trimestrale all’autorità nazionale competente dei documenti sulla provenienza del gas venduto. Sono inoltre previsti controlli più stringenti sulla flotta ombra: sarà richiesta la certificazione di origine per gli oleodotti, audit trimestrali e un elenco di terminali GNL considerati ad alto rischio.

    La decisione fa da eco alle dichiarazioni giunte da Washington. Ieri, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha proposto un dazio del 500 per cento sulle importazioni cinesi negli Stati Uniti, come misura punitiva per il crescente afflusso di gas russo.

    Trump plans to create a “Victory Fund” for Ukraine financed by tariffs on China’s purchases of Russian oil

    The Trump administration is preparing an initiative to impose high tariffs on Chinese imports of Russian oil, with the revenue to be directed toward aid for Ukraine. The… pic.twitter.com/dYc1yR58uR

    — NEXTA (@nexta_tv) October 16, 2025

    Prima dell’approvazione definitiva

    Il risultato parziale ottenuto tra le stanze dell’Eurocamera dovrà ora confrontarsi con il voto dell’aula di Strasburgo. Non è ancora chiaro se il testo sarà discusso nella prossima plenaria, ma la luce verde in aula appare scontata, vista la soddisfazione espressa da gran parte delle forze politiche. Thomas Pellerin-Carlin, negoziatore per il gruppo S&D, ha dichiarato: “Mai più permetteremo alla Russia di manipolare il nostro mercato energetico e di mettere a rischio milioni di posti di lavoro”. Dopo l’approvazione in Plenaria, il testo passerà ai triloghi con gli altri due co-legislatori dell’Unione, Commissione europea e Consiglio, per la fase negoziale finale.

    Tags: commissione itregas russoparlamento europeoSlovacchiaungheria

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