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    Home » Politica Estera » La Slovacchia cede, l’Ue adotta il 18esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia

    La Slovacchia cede, l’Ue adotta il 18esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia

    Disco verde dagli ambasciatori dei Ventisette per le nuove misure restrittive, volte a colpire soprattutto gli export di petrolio di Mosca. Disinnescata l'opposizione di Bratislava, soddisfatta delle garanzie offerte da Bruxelles sulle forniture di gas

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    18 Luglio 2025
    in Politica Estera
    Vladimir Putin

    Il presidente russo Vladimir Putin (foto: Kristina Kormilitsyna via Imagoeconomica)

    Bruxelles – Tutto è bene quel che finisce bene. Dopo oltre un mese di ostruzionismo, il premier slovacco Robert Fico ha finalmente ritirato il suo veto sul 18esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, permettendone l’adozione formale stamattina. L’Ue procede così ad una nuova stretta per limitare introiti che alimentano la guerra della Federazione contro l’Ucraina, giusto in tempo prima della pausa estiva. Nel mirino soprattutto le esportazioni di petrolio, per cui viene introdotto un tetto mobile, e le banche di Mosca.

    Robert Fico ha affidato ad un lungo video postato ieri sera (17 luglio) su Facebook la spiegazione del perché il suo governo, dopo oltre un mese di barricate, ha infine abbandonato l’opposizione all’adozione del 18esimo round di misure restrittive contro Mosca, fatta valere per ben sei volte nell’arco di cinque settimane.

    Il primo ministro ha illustrato come mantenere il veto sulle sanzioni decise da Bruxelles “sarebbe a questo punto controproducente” per il Paese mitteleuropeo. Il cambio di passo è dovuto, ha dichiarato, al raggiungimento di un accordo con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, su una serie di garanzie per la Slovacchia in materia di approvvigionamento energetico. Nello specifico, Bratislava – ancora dipendente dal gas russo a basso costo – avrebbe ottenuto l’introduzione di meccanismi d’emergenza per tutelare il mercato nazionale dalle improvvise fluttuazioni dei prezzi del metano e dalle carenze nelle forniture.

    Fico ha aggiunto che terrà gli occhi aperti sull’implementazione delle garanzie, dicendosi pronto a dissotterrare l’ascia di guerra in qualsiasi momento. Dopo il voto odierno, ha ammonito, “inizierà la seconda fase della nostra battaglia con la Commissione europea sul gas russo”, senza fornire ulteriori dettagli.

    Per la soddisfazione dell’Alta rappresentante Kaja Kallas, che alla riunione dei ministri degli Esteri dei Ventisette di martedì (15 luglio) si era detta “fiduciosa” sulla possibilità di un’intesa entro la settimana, dunque, il Consiglio Affari generali ha potuto adottare formalmente le sanzioni tramite procedura scritta stamattina, in seguito alla convocazione all’ultimo minuto degli ambasciatori da parte della presidenza danese.

    Le nuove misure restrittive, presentate dall’esecutivo a dodici stelle a inizio giugno e definite dal capo della diplomazia Ue come “uno dei pacchetti di sanzioni più forti adottati fino ad oggi“, andranno a colpire ancora più duramente due settori chiave dell’economia russa, quello energetico e quello finanziario-commerciale.

    La mossa arriva a soli due giorni dalla presentazione del nuovo bilancio comunitario 2028-2034 targato von der Leyen, al quale si accompagna un fondo speciale da 100 miliardi dedicato al sostegno dell’Ucraina. Per la timoniera del Berlaymont, con le sanzioni odierne “stiamo colpendo al cuore la macchina bellica” di Mosca.

    Kaja Kallas
    L’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas (foto: Consiglio europeo)

    Sul versante energetico, confermano fonti diplomatiche, partirà un ulteriore giro di vite sulle importazioni di combustibili fossili dal Cremlino, incluso l’inserimento nella lista nera di Bruxelles di 105 nuove petroliere della flotta fantasma russa (portando il totale ad oltre 400 vascelli), il divieto di effettuare qualsiasi transizione attraverso i gasdotti Nord Stream 1 e 2 e il divieto di acquistare da qualunque Paese terzo – tranne Canada, Norvegia, Regno Unito, Stati Uniti e Svizzera – prodotti petroliferi raffinati ottenuti dal greggio russo, per contrastare l’elusione dell’embargo occidentale.

    Previsto inoltre l’abbassamento del tetto al prezzo del petrolio, una misura controversa sulla quale l’Ue è uscita allo scoperto senza l’appoggio di Washington, nonostante l’oil price cap fosse stato deciso in ambito G7. I diplomatici comunitari parlano di un “meccanismo dinamico di limitazione del prezzo” del greggio, tramite il quale viene fissato un limite massimo del costo unitario al 15 per cento in meno rispetto al prezzo medio di mercato. Concretamente, si tratta di passare da 60 a 47,6 dollari al barile, mentre un “meccanismo dinamico di revisione” consentirà di aggiustare il tiro strada facendo.

    Dal punto di vista finanziario, si prevedono nuove restrizioni contro 22 istituti bancari russi, l’estensione dell’attuale esclusione dal sistema Swift ad un divieto totale di transazione, il divieto di transazioni col Fondo russo per gli investimenti (Rdif) e un’ulteriore limitazione dell’accesso di Mosca alle tecnologie a doppio uso civile e militare (ad esempio le macchine Cnc utilizzate nella produzione di componenti per l’industria automobilistica, spaziale e missilistica).

    Robert Fico
    Il primo ministro slovacco Robert Fico (foto: Consiglio europeo)

    La Slovacchia si era messa di traverso sul nuovo pacchetto fin dalla sua presentazione, ma in realtà l’ostruzionismo di Bratislava arriva da lontano. Almeno da inizio anno, quando Fico ha ingaggiato un duro braccio di ferro con Bruxelles e le altre cancellerie in seguito allo stop al transito di gas russo attraverso il territorio ucraino deciso da Kiev a fine 2024.

    Il primo ministro ha strumentalizzato il requisito dell’unanimità – necessaria per approvare sanzioni contro Paesi terzi – come un grimaldello per alzare la voce su un altro dossier, dove invece le decisioni vengono prese dal Consiglio a maggioranza qualificata: quello dell’abbandono graduale (phase out) dei combustibili fossili importati dalla Federazione entro il 2028.

    La fine dell’arrivo del gas di Mosca, sostiene Fico, sarebbe una catastrofe per l’economia nazionale. Per questo, nelle scorse settimane il leader nazional-populista (uno dei più fedeli alleati di Vladimir Putin, insieme al sodale ungherese Viktor Orbán) ha mantenuto il veto sulle ultime sanzioni. Fino a oggi. Ma non è detto che non accadrà ancora.

    Tags: 18esimo pacchetto sanzionikaja kallasRobert FicorussiaSlovacchiaursula von der leyenVladimir Putin

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