Bruxelles – I popolari europei (PPE) si alleano con la destra (i conservatori di ECR) e l’estrema destra (PfE e ESN) per affossare il regolamento europeo sul monitoraggio delle foreste. Nel voto tenuto oggi (21 ottobre) e che ha diviso l’Aula del Parlamento europeo (370 voti a favore, 264 contrari e 9 astenuti), la convergenza di tutti i gruppi di destra è risultata decisiva, riproponendo ancora una volta la presa di distanze del PPE da socialisti (S&D), liberali (RE) e Verdi, infuriati per l’opposizione dei colleghi di maggioranza.
La proposta al voto, presentata dalla Commissione nel 2023, intendeva armonizzare la raccolta di dati sulle foreste in tutto il blocco per rafforzarne la protezione dalle minacce transfrontaliere quali parassiti, siccità e incendi boschivi, e migliorare così la capacità di valutazione dei rischi e degli ecosistemi forestali. L’idea non godeva di particolare fortuna nemmeno al di fuori dell’Aula di Strasburgo: il Consiglio dell’UE del 24 giugno 2025 aveva smantellato l’iniziativa della Commissione, raccomandando un approccio dal basso meno costoso. Ora è stato chiesto di ritirare del tutto il testo.
I Popolari votano insieme alle destre
L’alleanza non è un fulmine a ciel sereno: non è la prima volta che il partito popolare europeo (PPE) decide di sfilarsi dalla sua tradizionale coalizione con socialisti, liberali e verdi, per smantellare iniziative legate al Green Deal. Ne avevamo già avuto esempio l’anno scorso, quando le destre avevano votato per rinviare di un anno le regole riguardanti i prodotti provenienti da Paesi dove si pratica deforestazione.
Ora la storia ripete. Il capo negoziatore del PPE, Alexander Bernhuber, la spiega così: “La legge, così come proposta dalla Commissione europea, avrebbe aumentato significativamente la burocrazia nel settore forestale. I silvicoltori, gli Stati membri e gli agricoltori sarebbero stati sommersi da un’eccessiva burocrazia”. Gli fa eco il capo-delegazione dei conservatori, Nicola Procaccini: “Vorrebbero aumentare i costi per i controlli senza vantaggi per la natura. Per questo siamo contrari all’iniziativa”.

La reazione degli alleati
La reazione dei socialisti europei è stata immediata, con una denuncia della condotta sleale dell’alleato: “Questo non è un caso isolato – fanno sapere in una nota – il PPE sta sistematicamente minando il Green Deal. Ostacolando sia il monitoraggio sia il rinnovamento sostenibile delle foreste, i conservatori e l’estrema destra stanno esponendo l’Europa pericolosamente alle crisi climatiche e della biodiversità”.
L’economia verde continua dunque a rappresentare motivo di tensioni e divisioni per la ‘maggioranza Ursula’, con il PPE che continua a sfidare socialisti, liberali e verdi in un gioco politico molto pericoloso da cui può dipendere il futuro del prosieguo della legislatura.

Nuovi attacchi (in malafede) a Timmermans
La centralizzazione dei controlli non è però piaciuta alla destra. “Siamo tutti responsabili della salute delle nostre foreste, ma il modo in cui vengono gestite deve rimanere una decisione di ogni Stato membro”, ha commentato l’eurodeputato Stefan Köhler, capo negoziatore del gruppo PPE. L’eurodeputato non ha mancato poi di togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti dell’ex commissario per il clima, il laburista Frans Timmermans: “La legge sul monitoraggio forestale è un’eredità del commissario Timmermans: ormai è storia”, dice, senza ricordare che però il Green Deal l’ha voluto von der Leyen, ed è sulla base di questa agenda verde che si è fatta eleggere la prima volta.
È presto per parlare di una maggioranza alternativa in sede parlamentare, anche se i numeri ci sarebbero. Lo smacco dei popolari agli alleati di sempre è però evidente e si somma alle frecciate lanciate dal capogruppo popolare Manfred Weber in mattinata: “A volte i socialisti sembrano più attenti alle poltrone che al lavoro comune: vedo che, ad esempio, sulla semplificazione c’è chi tra loro non è d’accordo”.










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