Dall’inviato a Strasburgo – Le querele temerarie “hanno preso il posto delle pallottole”. Sigfrido Ranucci, il giornalista d’inchiesta e conduttore di Report vittima di un attentato lo scorso 16 ottobre, è intervenuto oggi (21 ottobre) a un seminario al Parlamento europeo di Strasburgo, in occasione del premio giornalistico dedicato alla reporter maltese Daphne Caruana Galizia. Si è scagliato contro le SLAPP, le cause bavaglio, “uno strumento di delegittimazione” su cui l’Unione ha legiferato ma che l’Italia ancora non combatte con decisione. La direttiva anti-SLAPP non è ancora stata recepita dal governo italiano.
Ranucci, collegato da remoto con Strasburgo nel giorno in cui l’emiciclo tiene un dibattito sulla sua vicenda, ha denunciato in realtà un problema “ormai a livello mondiale”, quello degli attacchi al diritto di informazione. “Senza informazione consapevole non si possono fare scelte indirizzate al bene comune”, ha affermato il giornalista italiano.
Dall’Aula, la commissaria per l’Allargamento Marta Kos ha espresso “piena solidarietà e sostegno da parte della Commissione europea a Sigfrido Ranucci, alla sua famiglia e ai suoi colleghi”, e accolto con favore “la condanna da parte di tutte le forze politiche italiane”. Kos ha sottolineato che “si tratta di crimini efferati che le autorità devono indagare“, perché “l’impunità per tali crimini mina le nostre società democratiche”.

A poche sale di distanza, raccontando l’attentato dinamitardo di fronte alla sua abitazione, Ranucci ha ribadito la sensazione di un “salto di livello” rispetto alle “attività di dossieraggio falso, di delegittimazione, di minacce costanti” ricevute negli ultimi anni.
Senza farne il nome, il conduttore di Report ha puntato il dito contro un eurodeputato “che si è distinto per aver operato una macchinazione nei confronti del sottoscritto, facendolo pedinare, registrare, tentando di fermare un’inchiesta giornalistica sulla sua amministrazione”. Si tratta di Flavio Tosi, ex sindaco di Verona ed ora eletto all’Eurocamera nelle file di Forza Italia, che nel 2014 – durante il suo secondo mandato nella città scaligera – accusò Ranucci di voler costruire un dossier falso nei suoi confronti utilizzando fondi neri della Rai. Tosi, finito nel mirino di Report per il presunto appoggio elettorale ottenuto da imprenditori vicini alla ‘ndrangheta, riuscì a far avviare 19 tra querele e richieste di risarcimenti nei confronti del giornalista, tutte archiviate. L’eurodeputato azzurro (al tempo in forza alla Lega) venne invece condannato in primo grado.
“Se l’Ue vuole incidere in quello che sono i suoi valori portanti deve dotarsi di strumenti più incisivi per farli rispettare all’interno dei singoli Paesi“, ha insistito Ranucci, ricordando che – oltre alla direttiva anti-SLAPP -, c’è da implementare integralmente il Media Freedom Act. Anche qui, la “malata patologica” Italia è un caso estremo: non solo la selvaggia lottizzazione della televisione pubblica, ma anche il caso dell’editore e deputato leghista Antonio Angelucci, il cui gruppo “gestisce tre importanti giornali”.
Gli inquietanti dati italiani li ha snocciolati – questa volta in emiciclo – Sandro Ruotolo, eurodeputato del Partito democratico che ha richiesto il dibattito. “Il primo Paese in Europa per giornalisti minacciati: 516 solo nel 2024, oltre 7.500 dal 2006. Nei primi sei mesi di quest’anno gli episodi sono già aumentati del 76 per cento. Oggi 29 cronisti vivono sotto scorta”. Ruotolo ha denunciato “il clima in cui è esploso l’attentato” a Ranucci e ha chiesto alla politica “un impegno concreto: ritirare le querele temerarie e smettere di delegittimare chi fa informazione“.

Lo scrittore e autore di Gomorra ha sottolineato che – soprattutto in Italia – “quando le organizzazioni criminali decidono di agire contro un giornalista o un intellettuale sanno che pagheranno le loro conseguenze dopo decenni“. Anche Saviano ha denunciato il fenomeno delle querele temerarie, ciò “che toglie ossigeno alla libera inchiesta”. Uno “strumento di estorsione” per ottenere risarcimenti. Il j’accuse dello scrittore campano è perentorio: la politica “bersaglia l’individuo” e “non risponde mai sui temi, ma attacca la persona”. Per Saviano, in Italia accade “da decenni”. Solo che “prima accadeva a pochi, ma ora succede a tutti. Tutti pagano il prezzo”.










