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    Home » Politica » Allargamento UE: Montenegro, Albania, Moldova e Ucraina saranno loro i prossimi Paesi membri

    Allargamento UE: Montenegro, Albania, Moldova e Ucraina saranno loro i prossimi Paesi membri

    Nel 2026 potrebbe già essere il turno del Montenegro mentre per l'Albania dovrebbe aspettare fino al 2027. Moldova e Ucraina non hanno ancora aperto capitoli negoziali ma spingono per entrare. La commissaria Marta Kos: "È un grande anno per l'allargamento"

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    4 Novembre 2025
    in Politica
    Volodymyr Zelensky

    Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (foto: Amrei Schulz/Afp)

    Bruxelles – Montenegro a passi veloci verso l’Unione, l’Albania segue a ruota, mentre Ucraina e Moldova si stanno impegnando per colmare il divario con gli altri. La gara per entrare a far parte della comunità dei (per ora) 27 è serrata.

    Nella presentazione dei rapporti “sullo stato dell’allargamento” saltano all’occhio i Paesi che hanno fatto bene i compiti. Il più avanti è il Montenegro, che si dice pronto a entrare già l’anno prossimo. Punta al 2027 invece l’Albania che ha già aperto cinque capitoli negoziali. La Moldova, vince il primato annuale, visto che rispetto al 2024 è quella che ha fatto maggiori progressi. Infine, l’Ucraina nonostante le difficoltà del conflitto in corso continua a grandi falcate il cammino verso l’UE.

    “Questi quattro candidati hanno unito la loro ambizione con azioni concrete” ha affermato la commissaria europea per l’allargamento Marta Kos che non ha potuto non esultare per “questo grande anno” di espansione dell’Unione Europea.

    2025 was a year of significant progress for EU enlargement.

    Montenegro, Albania, Ukraine and Moldova stand out.

    They advanced most on reforms in the past year.

    Our candidates have ambitious goals to finish negotiations.

    The coming year will be a moment of truth.

    — Marta Kos (@MartaKosEU) November 4, 2025

    Montenegro road to 2026

    A ricevere i maggiori complimenti è il Montenegro, definito “un Paese pioniere dell’adesione”. Gli importanti progressi del piccolo Stato balcanico sono stati confermati da Kos: “Ha già chiuso quattro capitoli negoziali e dovrebbe riuscire a finalizzarne altri sei nel 2026”. L’ostacolo della crisi politica del dicembre scorso, causata da norme contraddittorie sull’elezione dei giudici, è stato superato. Ora Podgorica ha maggiore stabilità per avanzare nel suo progetto europeo.

    I passi avanti sono stati fatti in relazione alla piena adesione alla politica estera e di sicurezza comune dell’UE. Ancora da capire come rafforzare lo stato di diritto e combattere la corruzione insieme al crimine organizzato. Per fare ciò l’Unione ha “teso la sua mano”, come sottolineato da Kos, mettendo a disposizione sei miliardi per sostenere l’integrazione dei Balcani Occidentali.

    António Costa Jakov Milatović
    Il presidente del Consiglio europeo, António Costa (sinistra), e quello del Montenegro, Jakov Milatović (foto: European Council)

    Il forcing sull’Albania

    Un discorso analogo si può fare per l’Albania, pronta, secondo quanto affermato da Kos, a chiudere i capitoli negoziali entro il 2027. “L’Albania ha portato avanti progressi senza precedenti: cinque capitoli negoziali su sei sono stati aperti, ne rimane uno che potrebbe essere aperto a novembre”.

    Il passo svelto delle riforme sostenuto dal governo del primo ministro Edi Rama è la chiave per l’integrazione. I progressi ottenuti da Tirana riguardano la riforma della giustizia e la tutela delle minoranze. La commissaria ha comunque ricordato, non riferendosi direttamente all’Albania, che “quando la popolazione considera la corruzione come una cosa accettabile, non sempre basta una legge per far rispettare le regole”.
    Le perplessità dunque restano anche se un recente sondaggio sulla popolazione non lascia adito a dubbi: il 91 per cento degli albanesi vuole entrare nell’Unione.

    Non sarà comunque facile per Tirana questo obiettivo. Nonostante i buoni uffici di Rama, in Italia e non solo, a mettere i bastoni tra le ruote al processo di adesione potrebbe essere la Grecia.

    Tra Tirana e Atene non si è mai riusciti a trovare un accordo definitivo sui confini marittimi nel Mar Ionio. L’accordo firmato nel 2009 tra le due capitali è stato contestato l’anno dopo da Tirana e non ne è stato firmato un altro. Atene potrebbe usare il veto in sede di Consiglio Europeo per ottenere concessioni.

    Edi rama primo ministro Albania, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni(Diritti: Imagoeconomica)

    Chișinău verso Bruxelles

    L’Unione Europea ha messo gli occhi anche sulle sponde del Mar Nero. Moldova e Ucraina si stanno impegnando sempre più a livello politico per poter issare la bandiera a dodici stelle sul loro suolo. A sentire Marta Kos, la cosa potrebbe accadere entro il 2028. Non è facile, ma neppure impossibile.

    La Moldova gode di un forte sostegno popolare sul tema. Nell’ultima tornata elettorale la popolazione ha portato al successo il partito PAS, lo stesso della presidente europeista Maia Sandu. Il successo elettorale ha dato fiducia all’Unione. “Abbiamo visto che quando lavoriamo per tutelare un’informazione libera e indipendente dalle interferenze russe, la democrazia vince” ha affermato Kos. Il compito ora è “mettere il Consiglio Europeo nella posizione di poter aprire tutti i cluster negoziali per la Moldova e per l’Ucraina”. Entrambi i Paesi non sono ancora a uno stadio avanzato come Albania e Montenegro e, per ora, stanno approvando riforme senza avere però la certezza che il Consiglio Europeo aprirà le trattative.

    I maggiori successi di Chișinău sono la graduale integrazione nel sistema di mercato SEPA, l’adesione al roaming UE (attivo dal 2026) e la cooperazione doganale con l’Unione. Restano tuttavia diversi punti interrogativi, come le lacune legali in tema di giustizia, l’arretratezza economica e la scarsa trasparenza della pubblica amministrazione.

    Un problema di diversa natura ma altrettanto significativo è la presenza sul territorio moldavo della Repubblica di Transnistria, una “piccola Russia” non riconosciuta a livello internazionale. Sollecitata da un giornalista moldavo, Kos non ha voluto alimentare allarmismo sulla questione: “Noi riconosciamo alla Moldova l’integrità del suo territorio”.

    Tusk Macron Merz Sandu Moldova
    Da sinistra: il primo ministro polacco Donald Tusk, il presidente francese Emmanuel Macron, la presidente moldava Maia Sandu e il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Chisinau, il 27 agosto 2025 (foto: Daniel Mihailescu/Afp)

    Il sogno chiamato Kiev

    Il dossier più complicato resta però quello dell’Ucraina. Il Paese è il più grande tra quelli candidati (37 milioni di abitanti) ed è in guerra dal 2022. La commissaria ricorda come “nonostante il conflitto in corso, Kiev stia portando avanti molte riforme”.

    Il suo ingresso sarebbe di enorme importanza per la sicurezza dell’Unione, oltre che per la sua capacità industriale e militare. L’Ucraina si trova ora nella fase di screening dell’acquis, cioè l’analisi approfondita del quadro legislativo, amministrativo e istituzionale di un Paese candidato.
    Kiev ha adottato una roadmap sullo stato di diritto e sulle istituzioni democratiche, oltre a un piano per le minoranze nazionali, tutti valutati positivamente dalla Commissione. L’incidente democratico avvenuto a luglio, quando si era cercato di porre sotto controllo statale le due principali autorità anticorruzione, è rientrato e il cammino è ripreso spedito.

    Il dubbio intorno a Kiev non è tanto se riuscirà a portare a termine le riforme, quanto se le capitali accetteranno il suo ingresso. L’Ungheria di Orbán non ha mai aperto spiragli, e l’ingresso di un gigante agricolo come l’Ucraina fa paura a molti in Europa. Senza il consenso del Consiglio Europeo ogni riforma potrebbe essere inutile, ma Kos sollecita l’Ucraina a “portare avanti comunque le nuove norme”, con il nascosto auspicio che, prima o poi, qualcosa cambierà.

    Tags: albaniaallargamento UeMoldovamontenegroucraina

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