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    Home » Politica Estera » L’UE sanziona il numero due delle RSF per le atrocità in Sudan. E chiede lo stop alla consegna di armi

    L’UE sanziona il numero due delle RSF per le atrocità in Sudan. E chiede lo stop alla consegna di armi

    I ministri degli Esteri dei 27 impongono misure restrittive a Abdelrahim Hamdan Dagalo, fratello del leader delle Forze di Sostegno Rapido. Sulla possibilità che armi europee finiscano in Sudan attraverso gli Emirati Arabi Uniti, Kallas annuncia "un'azione diplomatica" nei confronti di chi sostiene la guerra

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    20 Novembre 2025
    in Politica Estera
    sudan

    A displaced Sudanese who fled El-Fasher after the city fell to the Rapid Support Forces (RSF), rest on a mat in the camp of Um Yanqur, located on the southwestern edge of Tawila, in war-torn Sudan's western Darfur region on November 3, 2025. (Photo by AFP)

    Bruxelles – L’Unione europea batte un colpo sul conflitto in corso in Sudan e sulle “gravi e continue atrocità perpetrate dalle Forze di sostegno rapido (RSF)”: i ministri degli Esteri dei 27 hanno adottato oggi misure restrittive nei confronti di Abdelrahim Hamdan Dagalo, numero 2 dell’esercito che si oppone alla capitale Khartoum. Nessun taglio però con gli Emirati Arabi Uniti, che alimentano la mattanza rifornendo di armi – anche quelle che Abu Dhabi compra dall’UE – le RSF e le altre milizie ribelli. “Esortiamo tutti gli attori esterni ad adottare le misure necessarie per porre fine alla vendita o alla fornitura di armi e materiale connesso a tutte le parti”, è l’appello di Kaja Kallas, Alta rappresentante per gli Affari esteri UE.

    Dopo la terribile conquista di El Fasher, a fine ottobre, da parte delle RSF, i riflettori sulla guerra civile in Sudan si sono riaccesi. Diciotto mesi di assedio alla città capoluogo del Darfur settentrionale, segnati da attacchi deliberati contro i civili, uccisioni per motivi etnici, esecuzioni sommarie, violenze sessuali e di genere sistematiche, hanno risvegliato le coscienze della comunità internazionale. Nel conflitto, scoppiato due anni e mezzo fa, sono rimaste uccise 50 mila persone e oltre 14 milioni di civili sono stati sfollati.

    L’Alta rappresentante per gli Affari esteri, Kaja Kallas, in conferenza stampa (20/11/25)

    L’UE si è detta “pronta a imporre ulteriori misure restrittive a tutti gli attori responsabili della destabilizzazione del Sudan e dell’ostacolo alla sua transizione politica”. Nel gennaio del 2024, l’Unione aveva già predisposto sanzioni per sei entità responsabili della produzione e approvvigionamento di armi per le parti in conflitto.

    In una nota a nome dei 27 Paesi membri, Kallas ha annunciato che Bruxelles “intensificherà il sostegno alla documentazione e alle indagini“, svolte in particolare dalla Corte penale internazionale e dalla missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite, “sui crimini commessi dalla RSF, dalla SAF (Le Forze armate sudanesi) e dai loro associati”.

    Pochi giorni fa, l’ambasciatore sudanese presso l’UE aveva avvertito del rischio che armi di fabbricazione europea stessero finendo sui campi di battaglia e alimentando le atrocità della guerra civile. Secondo diversi report, gli Emirati Arabi Uniti starebbero foraggiando le RSF con armi vendute ad Abu Dhabi anche da Paesi europei. A margine della riunione, Kallas ha confermato che “tutti i ministri intervenuti oggi hanno fatto riferimento a chi sostiene le parti in guerra”. I 27 avrebbero concordato “di avviare un’azione diplomatica nei confronti di quei Paesi”.

    Nella nota, il capo della diplomazia europea ha aggiunto: “Esortiamo tutti gli attori esterni ad adottare le misure necessarie per porre fine alla vendita o alla fornitura di armi e materiale connesso a tutte le parti, in conformità con l’embargo sulle armi stabilito dalle risoluzioni 1556 e 1591 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.

    Tags: commissione europeaconsiglio ue affari esterikaja kallasSudan

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