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    Home » Difesa e Sicurezza » De Guindos: “Aumentare la spesa in difesa può diventare un problema per Paesi ad alto debito”

    De Guindos: “Aumentare la spesa in difesa può diventare un problema per Paesi ad alto debito”

    Il vicepresidente della BCE avverte sui rischi per Stati con i conti come quelli dell'Italia. Una sottolineatura che suona come critica alle pressioni della Commissione

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    26 Novembre 2025
    in Difesa e Sicurezza, Economia

    Bruxelles – Attenzione a spingere la spesa per la difesa, le ricadute per la sostenibilità dei conti pubblici potrebbero essere negative. Dalla Banca centrale europea giunge un avvertimento che sa di critica alle insistenze della Commissione europea per la partecipazione al programma SAFE da 150 miliardi di euro di Paesi come l’Italia, che rischiano di ritrovarsi in situazioni insostenibili.

    “La necessità di aumentare la spesa per la difesa e i maggiori costi di finanziamento potrebbero mettere ulteriormente a dura prova i paesi sovrani con debito e deficit strutturalmente elevati“, il messaggio del vicepresidente della BCE, Luis De Guindos, in occasione della presentazione dell’aggiornamento di Revisione della stabilità finanziaria. Un avvertimento messo addiriturra nero su bianco nelle slides mostrate per l’occasione.

    Nel braccio di ferro tutto politico tra Roma e Bruxelles le ragioni più forti risultano quelle del governo italiano. Non a caso il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva insistito sulla necessità di rafforzare il programma InvestEU per gli investimenti, così da non gravare ulteriormente sui conti pubblici tricolori. Neppure alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, l’idea di indebitare ancora di più il Paese per la difesa piaceva. Alla fine, su pressioni crescenti della Commissione europea, l’Italia ha ceduto, chiedendo prestiti per 14,9 miliardi di euro, il quinto contributo più alto.

    L’Italia ha già sulle spalle il fardello di 122 miliardi di euro di prestiti da dover restituire nell’ambito di NextGenerationEU, il programma di ripresa post-pandemico che finanzia i piani per la ripresa. Solo di esposizione verso l’UE per questi due programmi l’Italia dovrà restituire 136,9 miliardi di euro. Un fardello che si aggiunge al secondo debito pubblico più alto dell’UE, oltretutto previsto in crescita, e che rischia di superare anche il debito greco, al contrario in via discendente. Legittimo che la BCE si ponga delle domande e tiri il segnale di allarme. Anche perché, continua De Guindos, il debito di per sé è un freno alla crescita e si rischia di innescare un circolo vizioso.

    “La capacità di bilancio di affrontare eventuali rischi per la crescita economica potrebbe essere limitata dagli elevati livelli di debito pubblico in alcuni paesi”, avverte ancora il numero due dell’Eurotower. Insomma, investire nella difesa si può, ma a determinate condizioni. L’impressione è che i richiami che arrivano dalla BCE siano una tirata d’orecchi per una Commissione che prima predica prudenza e poi spinge Paesi come l’Italia a indebitarsi ancora di più.

    Tags: Banca Centrale europeabceconti pubblicidebitoitaliaLuis de Guindos

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