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    Home » Politica Estera » Il piano di Trump per l’Ucraina evolve, ma i nodi restano. Kallas: “Servono obblighi per la Russia”

    Il piano di Trump per l’Ucraina evolve, ma i nodi restano. Kallas: “Servono obblighi per la Russia”

    Alla base dell'incontro tra emissari di Kiev e Mosca ad Abu Dhabi, un documento non più a 28 punti ma a 19. Von der Leyen indica le priorità dell'UE, Kallas avverte: "Putin cercherà di raggiungere i propri obiettivi negoziando"

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    26 Novembre 2025
    in Politica Estera
    Kaja Kallas a margine della riunione dei ministri degli Esteri UE sull'Ucraina, 26/11/25

    Kaja Kallas a margine della riunione dei ministri degli Esteri UE sull'Ucraina, 26/11/25

    Bruxelles – Da Ginevra ad Abu Dhabi, passando per Bruxelles e Strasburgo. Tra confronti ristretti, riunioni in videocall e colloqui telefonici, il piano trumpiano da 28 punti per la fine del conflitto in Ucraina evolve rapidamente. Sul tavolo dell’incontro tra i servizi segreti di Kiev e Mosca negli Emirati Arabi, c’era già una nuova bozza. I punti ridotti a 19, alcune delle concessioni USA al Cremlino sparite. L’Unione europea ha puntato i piedi, e difficilmente rinuncerà a mettere il naso in un negoziato di pace che la riguarda così da vicino.

    “Finora non abbiamo visto obblighi per la Russia”, ha affermato Kaja Kallas, Alta rappresentante UE per gli Affari esteri, a margine di un confronto da remoto con i ministri degli Esteri dei 27. Dopo il vertice dei capi di stato e di governo dell’UE improvvisato in Angola, e le parole incoraggianti di Ursula von der Leyen al Parlamento europeo di Strasburgo, ci ha pensato il capo della diplomazia a mettere i puntini sulle i. “Tutti accolgono con favore la spinta degli Stati Uniti per la pace. Vogliamo tutti che questa guerra finisca, ma anche il modo in cui finirà è importante“, ha sottolineato Kallas.

    C’è da tenere su due piani ben distinti “l’aggressore e la vittima”, ha insistito Kallas. E il piano reso pubblico la scorsa settimana non lo fa. D’altronde, proprio oggi Reuters ha rivelato che i 28 punti redatti da Trump e dall’inviato di Washington per l’Ucraina, Steve Witkoff, prendono spunto da un documento russo presentato all’amministrazione USA a ottobre. Un documento in cui Mosca delineava le proprie condizioni per porre fine alla guerra: il controllo del Donetsk, il ridimensionamento delle forze armate ucraine, il divieto all’ingresso di Kiev nella NATO, il reintegro della Federazione russa nel G8.

    L’intervento di Ursula von der Leyen al dibattito sul piano per l’Ucraina al Parlamento europeo di Strasburgo, 26/11/25 [Credits: Eu Parliament]
    “Dobbiamo ancora passare da una situazione in cui la Russia finge di negoziare a una situazione in cui è costretta a negoziare. Ci stiamo arrivando”, ha incalzato ancora Kallas. La lettura dell’Alta rappresentante è la seguente: “L’offensiva estiva russa è fallita, le sanzioni statunitensi e dell’UE stanno avendo un impatto enorme sull’economia russa, le entrate energetiche si stanno contraendo”. Insomma, “se la Russia potesse conquistare militarmente l’Ucraina, lo avrebbe già fatto“. Ecco perché, prima o dopo, “Putin cercherà di raggiungere i suoi obiettivi negoziando”.

    La complessa trattativa ruota attorno ad alcuni punti cardine, su cui gli attriti non sono solo tra Kiev e Mosca, ma anche tra gli stessi Bruxelles e Washington. In primis sull’integrità del territorio ucraino: rispetto alle robuste concessioni incluse nel testo di Witkoff, UE e Ucraina hanno insistito perché i negoziati partano dalla linea del fronte. Ci sono poi il nodo delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina – che nello specifico include le discussioni sull’eventuale dispiegamento di una forza internazionale di pace sul terreno e le dimensioni dell’esercito ucraino – e il contenzioso sugli asset russi congelati in Europa, di cui Trump aveva ipotizzato di investire una parte in uno strumento separato per la ricostruzione dell’Ucraina a guida USA. Infine, c’è la questione dei consessi internazionali: il reintegro di Mosca nel G8, l’ingresso di Kiev nell’Unione europea e nella NATO.

    Von der Leyen ha indicato chiaramente i desiderata dell’UE: nessuna limitazione all’esercito ucraino, robuste garanzie di sicurezza con il coinvolgimento di UE e NATO, nessun ostacolo all’adesione di Kiev al club europeo. La leader UE ha inoltre deciso di tirare dritto sugli asset russi, annunciando che la Commissione è ormai “pronta a presentare il testo giuridico” per poterli utilizzare per un prestito all’Ucraina.

    Ma il fatto è che la discussione – per come è stato redatto il piano alla base dei negoziati – si concentra molto sull’Ucraina e poco sulla Russia. “Se vogliamo impedire che questa guerra continui, allora dovremmo limitare l’esercito russo e anche il suo bilancio militare”, ha suggerito Kallas. “L’attenzione dovrebbe concentrarsi sulle concessioni che la Russia dovrà fare“, ha insistito. E invece, ha denunciato il capo della diplomazia UE, “nella bozza che abbiamo visto, che ovviamente non è quella definitiva, non abbiamo visto una sola concessione o un obbligo da parte russa”.

    Tags: Consiglio Affari esteriguerra in Ucrainakaja kallaspiano di paceucraina

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